Singapore, acciaio e vetro

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Veduta aerea di un livello del Marina Bay Sand di Singapore – © Mauro Proni 2012

Un lodigiano in Oriente [capitolo primo]

Paesaggi tropicali, natura incontaminata, animali selvatici e palafitte di legno, ma se la vostra meta è Singapore scordatevelo.
La città del leone è un tripudio di modernità, un modo indolore per incominciare un viaggio in Asia. I grattacieli di marina Bay allontanano i tropici di anni luce, il distacco dalla quotidianità occidentale è più morbido e graduale.
Narra una leggenda che la città venne fondata nel XIV secolo da un principe malese. Sorpreso da una tempesta improvvisa, il suo veliero fu costretto ad attraccare al primo lembo di terra disponibile. Non appena il principe mise piede sulla terraferma, in una landa fino ad allora sconosciuta, la prima cosa che vide fu un leone. Lì dov’era approdato il principe fondò Singapura, la “città del leone”.

Marina Bay

Il quartiere di Marina Bay si sviluppa attorno all’omonima baia ed è il centro finanziario e il motore economico della città. Con i suoi grattacieli di vetro, acciaio e cemento Marina Bay è il simbolo di Singapore, più volte protagonista delle riviste di viaggio e di architettura. Si paga una ventina di dollari per salire in cima al Marina Bay Sands, un complesso di tre grattacieli alti duecento metri uniti da un tetto a forma di nave che ospita una piscina lunga centottanta metri, un parco, un ristorante, un bar e una terrazza panoramica con una visuale mozzafiato della città.
Singapore vanta alcuni primati. È la città più multietnica del mondo – quasi la metà della popolazione della città stato è composta da stranieri – ed è uno dei porti commerciali più grandi e trafficati del globo; con un elevato indice di densità di popolazione, la Città del leone è anche ai primi posti nelle classifiche mondiali per reddito pro capite.
Arredo urbano, pulizia e architettura fanno dimenticare il tradizionale disordine asiatico; più che in un una città del sud-est asiatico Singapore ha molto più in comune con il Principato di Monaco, non a caso è chiamata la “Montecarlo d’Oriente”. Non è solo la città ad assomigliare a Montecarlo, ma anche i prezzi ed è per questo motivo che tra la miriade non è facile trovare una sistemazione a buon mercato.

Centri commerciali e grandi firme

C’è un altro aspetto che rende Singapore un luogo congeniale per gli italiani abituati a peregrinare tra i centri commerciali: l’offerta di elettronica di consumo. Nei centri commerciali e nei negozi monomarca che abbondano un po’ ovunque è possibile trovare tutti i modelli del catalogo dei produttori di elettronica più noti, dall’elettronica di consumo alle macchine fotografiche professionali.
Gli atelier delle grandi firme si susseguono uno dietro l’altro: lusso, modernità, tutto bello, tutto nuovo, tutto finto. Per chi vuole rifarsi il guardaroba Orchard Road è la meta ideale.
Vi è venuta voglia di visitare Singapore? A me sarebbe passata subito, se avessi già comprato il biglietto aereo me lo sarei fatto rimborsare.

Un’eredità perduta

Cos’è rimasto oggi della Singapore che fondò il principe malese? Delle abitazioni tipiche che si affacciavano sulla baia? Dei volti dei singaporiani e dei malesi? Delle barchette da pesca che la sera prendevano il largo alla luce di una lampada a olio? Testimoni del progresso che avanza inesorabile, fagocitando la cultura locale, sono gli altissimi grattacieli che si ergono come monoliti attorno a Marina Bay; i punti vendita di plastica dei fast food americani, dei pub inglesi e dei ristoranti cinesi; le facce degli abitanti, cinesi e inglesi. Singapore è un pezzo di occidente in Asia, una città moderna, servita, suadente e pulita.
Per chi come il sottoscritto ama pensare che l’Asia sia ancora un mondo che fa sognare, partire da Singapore può essere la scelta più sbagliata, o, paradossalmente, anche quella più giusta. Partendo da Singapore l’impatto con la diversità è più graduale.

La Singapore più autentica

Esiste. Basta lasciarsi alle spalle lusso e modernità, per abituarsi alla puzza di verdura che marcisce al sole, alle grigie pareti degli edifici tappezzate dai motori dei condizionatori d’aria e all’odore delle zuppe cucinate a bordo strada. A Little India dimenticatevi tutto quello che avete visto a Marina Bay. Il quartiere indiano è un grande mercato di botteghe, bancarelle e persone che vendono di tutto. Se siete amanti dei mercatini, dei prodotti di artigianato e dell’abbigliamento etnico Little India è ciò che fa per voi. Anche nel quartiere indiano ci sono i negozi di elettronica, ma non sono quelli scintillanti dei centri commerciali del centro. Sono negozietti ricavati in un box auto, illuminati da una lampada al neon da ospedale che pende dal soffitto, con un banco di plastica malconcio e i prodotti esposti uno sopra l’altro dietro una vetrina, senza prezzo, senza garanzia e senza ricevuta fiscale.

Dall’India alla Cina

Tutto in pochi minuti, con la metropolitana, fermata Chinatown. Il caldo si fa sentire tra le strade del quartiere cinese: un susseguirsi indefinito di negozi sotto il sole riparati da pesanti tendoni di plastica. “Tutto a un dollaro”, “Tutto a due dollari”, nei negozi di Chinatown si trova ogni genere di cineserie, scaricate nel porto di Singapore dalle navi container provenienti dalla Cina. Qualità poca, quantità molta, clienti cinesi. Solo qualche tempio buddhista conferisce un aspetto un po’ più interessante al quartiere che, diversamente, sarebbe solo un grande e assolato mercato all’aperto.

A voi la scelta

Per visitare Singapore bastano tre o quattro giorni: se siete venuti in Asia per vedere centri commerciali, mangiare piatti occidentali e qualche mercatino etnico tanto per dire: “Anch’io sono stato in Oriente”, potete fermarvi qui; se invece quel poco di asiatico che avete assaporato vi ha incuriosito e volete proseguire l’avventura, per entrare nel cuore dell’Asia, la vostra prossima meta è Bangkok. Ed io vi farò da guida.

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