A cosa serve l’acqua potabile?

palafitta
Palafitta di campagna – © Mauro Proni

Un lodigiano in Oriente [capitolo quarto]

Le palafitte sono le tipiche case di campagna. L’unità abitativa, in legno, poggia su pali che sopraelevano l’abitazione dal suolo. Le palafitte sono di vario tipo: c’è quella interamente in legno con i pali anch’essi di legno; c’è quella di legno con i pali in cemento armato, più durevoli e robusti; c’è quella che, oltre ai pali di cemento armato, ha anche i muri perimetrali, ma il primo piano è comunque sempre in legno; infine c’è chi si è fatto la casa interamente in muratura, con il tetto di tegole, il piano terra e il primo piano, non oltre, perché le case tradizionali in Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia sono prive di fondamenta e più di un piano è pericoloso sopraelevare. In ogni modo l’abitazione tipica di campagna è, e resta sempre, la palafitta.

La casa

Tra i pali che reggono la casa i thai ci passano la giornata, dondolandosi sulle amache e mangiando seduti sul tavolino basso e quadrato, tra i polli, i galli, cani e i maiali che scorrazzano ovunque nel cortile.
Si dorme su materassi adagiati per terra e sormontati da una zanzariera a baldacchino. Qualche scaffale, una rastrelliera per gli abiti e l’immancabile televisione completano l’arredamento. La cucina a volte è al piano terra, a volte sulla veranda al primo piano, se la palafitta ne è provvista. Non è nient’altro che un ceppo di legno a livello pavimento sul quale si sminuzza la carne. Un trabiccolo di ferro con qualche tizzone di brace e una bacinella di metallo piena d’acqua per lavare i piatti completano l’arredamento.

L’altarino dello spirito buono

Fuori della casa di Mister Jarun, un anziano barbiere di Sukhothai, c’è un altarino dalla forma di un tempio buddhista, anche se, con il buddhismo, l’altarino non c’entra nulla. Poggia su un piedistallo e ha l’ingresso orientato verso quello della casa. Dentro il tempietto, Mister Jarun ha collocato una foto ricordo, perché il buddhismo non è una religione e nulla impedisce ad un fedele di praticare altri culti, come la venerazione degli antenati, degli spiriti buoni, dei pii.
E’ allo spirito buono che Mister Jarun ha dedicato il suo alterino. Generalmente si tratta della prima persona che ha vissuto in quella casa, parente o sconosciuto non importa. Ora, dall’aldilà, lo spirito buono protegge il focolare domestico dei nuovi occupanti, purché ci si prenda cura di lui. Pulire l’altarino, offrire allo spirito una scodella di riso, un mandarino, una corona di fiori di gelso o alcune bacchette di incenso profumato servono a non farlo sentire trascurato. Se non ci si prende cura dei pii, gli spiriti cattivi possono avere la meglio e precipitare la famiglia in un vortice di eventi infausti.

Proteggere i buoni affari

Gli altarini non si trovano solo di fronte all’abitazione, ma anche davanti al negozio. Per propiziarsi i clienti, Mister Jarun ha collocato il suo altarino davanti alla sua casa che funge anche da laboratorio da barbiere. Così, con un altarino solo, l’anziano uomo protegge la famiglia e si propizia i clienti.
In Oriente casa e negozio sono una cosa sola. Nel sud-est asiatico non ci sono rigide norme sul commercio, basta avere la licenza e pagare le tasse, per il resto, nel negozio, si può fare più o meno qualsiasi cosa. Un bambino che gioca, il nonno che guarda la televisione spaparanzato sul divano, una ragazza che si trucca dietro il bancone: è possibile trovare tutto ciò in un negozio orientale perché non è inteso come locale a sé, ma come una parte dell’abitazione stessa.

La casa negozio

Le shop house sono edifici comuni in tutto il sud-est asiatico. Il primo piano è sempre adibito ad abitazione e il pianterreno può essere adibito a negozio o, per chi non ha nulla da vendere, al salotto di casa. L’ingresso della casa-negozio è sempre di vetro, da queste parti non interessa se qualcuno, passando per strada, guarda in casa attraverso la vetrina: gli asiatici non hanno nulla da nascondere. La sera, nel salotto-negozio si ripone il motorino o, se la dimensione lo consente, la macchina. A cosa serve il box auto se, di notte, i componenti della famiglia vanno a dormire al piano superiore e nel salotto non rimane nessuno?

A cosa serve l’acqua potabile?

Dietro al Ganesh Bar di Pai, una cittadina di montagna della Thailandia nord-occidentale, ci sono due enormi cisterne d’acqua.
Ci sono due tipi di cisterne. Quelle a livello strada sono fatte per raccogliere l’acqua piovana dai canali di gronda dei tetti; per prelevare l’acqua si può usare un catino, o montare un motorino elettrico per pompare l’acqua nell’impianto domestico. Qualcuno monta le cisterne in cima ad alti tralicci nel cortile di casa; con un motorino elettrico si pompa l’acqua dal pozzo nella cisterna, così, anche nel caso in cui venga a mancare la corrente elettrica e il motorino non funzioni, l’enorme massa d’acqua alimenta l’impianto domestico con la pressione naturale in caduta. Che cada dal cielo o che salga dal pozzo l’acqua è comunque gratis.
In Thailandia le cisterne rappresentano il principale modo per approvvigionarsi l’acqua. Invece di allontanare l’acqua dalle case, da queste parti cercano di raccoglierla, pur avendone in abbondanza. In Thailandia e nei paesi limitrofi non esiste acqua potabile, in Italia l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti la usiamo per lavare piatti, i panni, per fare la doccia e per innaffiare i fiori, tutti usi per i quali non è necessario che sia potabile. La paghiamo e non la beviamo, preferiamo andare al supermercato a comprare pesantissimi cartoni di minerale.
Un contadino si mise a ridere quando gli raccontai che in Italia abbiamo l’acqua potabile anche nello sciacquone del gabinetto ma, nonostante tutta quella abbondanza, compriamo ugualmente quella in bottiglia, pagandola così due volte. Si mise a ridere, poi chiamò un tizio che armeggiava con una sega lì vicino, gli raccontò tutto e se si mise a ridere anche lui.

La raccolta differenziata

A Krabi, una cittadina sulla costa meridionale thailandese, i commercianti non pagano la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sono le compagnie private a pagare i commercianti perché diano loro i rifiuti. Carta, cartone, alluminio, plastica e vetro: il camioncino della spazzatura arriva, l’incaricato pesa i rifiuti e paga il commerciante perché lui, il netturbino, l’immondizia la ricicla e rimetterà sul mercato il materiale lavorato. In Italia separiamo i rifiuti, li gettiamo nei bidoni colorati, paghiamo una tassa perché qualcuno venga a prenderli per poi rivenderli successivamente a qualcun altro, realizzando un profitto. Noi, oltre a pagare la tassa, abbiamo anche lavorato per lo smaltitore. Gratis.

Mi domando quali siano i Paesi più civilizzati: quelli che hanno l’acqua potabile anche nello sciacquone del water o quelli dove si viene pagati da chi ritira i rifiuti. A ognuno la sua la risposta. E’ tempo di entrare in Laos, la mia macchina del tempo mi aspetta.

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