Prime impressioni da espatriato in Laos

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Pakse – © foto Mauro Proni 2013

Mi sono trasferito da qualche settimana. Le prime impressioni da espatriato in Laos sono ancora incerte, abbozzate. Non so da che parte cominciare.
Non è facile vivere in un Paese lontano diecimila chilometri da casa, tra persone che non parlano la tua lingua, che mettono il peperoncino in ogni pietanza, che non usano le posate, che la birra la bevono solo col ghiaccio e che dormono per terra.
In Laos qualsiasi contatto fisico, anche una semplice stretta di mano, è interpretato come un richiamo sessuale; le ragazze nemmeno abbracciano il fidanzato. Coabitare con una ragazza locale? Scordatevelo, è vietato.
Un prodotto artigianale costa molto meno di un prodotto industriale: il primo è fatto sul posto, il secondo è d’importazione. E i dazi sono salati.
Trovare un serpente sull’uscio della porta, al mattino, non è cosa rara, ma non c’è problema:  per proteggere la casa  basta che fai l’offerta allo spirito buono.
I bambini non hanno nemmeno un giocattolo, ma sorridono sempre e non piangono mai. Ma proprio mai. È per tutti questi motivi che non penso minimamente a tornare indietro, almeno per ora.

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