Vivere in Asia: prime impressioni

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Boum e alcune bambine del quartiere Ban Thaluang (Paksé) – © foto Mauro Proni 2013

Non è facile vivere in un paese lontano 10000 km da casa, in mezzo a gente che non parla la tua lingua, che mangia speziatissimo, che non usa le posate, che la birra la beve solo col ghiaccio, che dorme per terra, in un paese dove qualsiasi contatto fisico, ancorché una semplice stretta di mano, è interpretato come un richiamo sessuale, dove le ragazze fino al matrimonio nemmeno abbracciano il fidanzato, dove il casco è obbligatorio solo di giorno e solo se ti ferma la polizia, dove lao e stranieri non possono coabitare sotto lo stesso tetto, dove un prodotto artigianale costa molto meno di un prodotto industriale, dove al mattino ti puoi trovare un serpente sull’uscio della porta, dove per proteggere la casa e il negozio basta che fai l’offerta allo spirito buono e dove i bambini non hanno nemmeno un giocattolo, ma sorridono sempre e non piangono mai. È per tutti questi motivi che non penso minimamente a tornare indietro.

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