Rassegnatevi, Giannino è l’Italia

Oscar GianninoIl caso del millantatore Oscar Giannino è un unicum o il tipico esempio della buffonaggine italica?

C’è un pittoresco signore che da anni imperversa sugli schermi televisivi dell’italico stivale vestendo sgargianti abiti da dandy inglese e dando lezioni di economia a tutto campo. Si chiama Oscar, come il personaggio dei cartoni animati che faceva impazzire i bambini della mia età, ma quella dell’Oscar nostrano non è solo la storia di uno dei tanti clown da palcoscenico che da anni consolano le casalinghe annoiate nelle tristi serate dopo un piatto di spaghetti, perché in lui c’è qualcosa di diverso: la pretesa di essere credibile.
E inseguendo la dea della credibilità – o quella del protagonismo per soddisfare il suo inguaribile quanto esuberante ego – il signor Giannino – non me ne voglia alcuno se mi rivolgo a lui senza il doveroso ossequio che si deve a una persona del suo calibro – è arrivato persino a millantare fantomatiche lauree e master universitari mai conseguiti fino a quando l’eccentrico Oscar non è crollato sotto il peso delle sue stesse panzane.
La storia di Oscar – non quella di Lady Oscar, bensì quella del meno credibile Oscar Giannino – non è che una delle tante che  si sentono in un paese che ha inventato la truffa del videoregistratore con il mattone dentro, ma la sua vicenda è la perfetta sintesi di un intero paese.
Oscar ha costruito la sua carriera e le sue numerose comparsate televisive millantando titoli accademici mai conseguiti quali una laurea in giurisprudenza, una in economia e un master universitario negli USA ostentando sempre una certa preparazione e sicurezza nell’esporre le sue tesi che, unitamente ai suoi abiti che non passano certo inosservati, gli hanno fatto guadagnare fama, notorietà e denaro, nonostante l’eccentrico Oscar sostenga l’esatto contrario.
La vicenda ormai nota a tutti non ha solo dell’incredibile per il fatto in sé – peraltro più patetico che penalmente rilevante -, ma anche del grottesco perché il nostro Oscar qualche mese fa ha fondato un movimento successivamente diventato partito – Fare per fermare il declino – che, a dire dello stesso Giannino, si fondava oltre che sugli ideali liberali anche sul merito, sulla competenza, sull’onestà tanto da farvi confluire fin da subito personaggi di un certo spessore come il professor Luigi Zingales, docente alla School of Business della Chicago University, una delle scuole di economia di ispirazione liberal-liberista più note nell’ambito degli addetti ai lavori.
Ora, è proprio qui che sta il nodo del problema perché l’inafferrabile Oscar, resosi recentemente conto che ormai le balle sulle quali aveva costruito tutta la sua carriera di istrione televisivo stavano per venire a galla, pare che abbia tentato di farsi iscrivere nell’albo degli alumni della Chicago University contattando – “ripetutamente” secondo quanto riferisce il quotidiano torinese La Stampa – un’impiegata della stessa Università la quale, dopo avergli più volte negato il “favore”, ha informato il professor Zingales forse semplicemente in quanto italiano come il petulante signore al telefono o forse perché noto amico del nostrano millantatore da cabaret, del resto tra italiani ci si capisce meglio.
Ed è proprio qui che sorge spontanea la domanda a chi scrive. Caro professor Zingales, lei vuole farci credere che non ha mai saputo che i titoli accademici di cui si vantava il suo compare erano veri come la saga di Pierino? O forse quando si è accorto che la misura era colma ha cercato prima di tutto di salvare le sue chiappe visto che queste buffonate rendono celebri solo nel paese di Pulcinella mentre negli Stati Uniti si rischia di trovarsi in mezzo alla strada da un giorno con l’altro ed i suoi titoli sarebbero diventati improvvisamente buoni solo per foderarsi la giacca nelle fredde notti di Chicago?
Già, perché l’Oscar della patacca ha cercato fino all’ultimo di tenere in piedi il castello di fango che gli stava crollando addosso prima con il tentativo di farci credere che il suo curriculum vitae su Wikipedia non era farina del suo sacco, ma il prodotto della fervida immaginazione del solito ragazzino smanettone, per poi arrivare addirittura a dire che il curriculum zeppo di titoli accademici pubblicato nella pagina “Chi Siamo” del sito dell’Istituto Bruno Leoni – ente con il quale l’onniscente Oscar ha collaborato e collabora tuttora – era stata inavvertitamente copiata sempre da Wikipedia – maledette risorse free! – così ledendo l’immagine dell’Istituto stesso che, stando alle parole dello stesso Giannino, parrebbe selezionare i suoi collaboratori facendo il “copia & incolla” dei curriculum da Internet. Non male per un istituto di studi!
Purtroppo però tutti i tentativi dell’impavido Oscar di tenere in piedi la montagna di fandonie da lui stesso creata e alimentata sono crollati sotto il peso della Rete. Già, perché in un baleno sono emersi filmati dove lo stesso Giannino sciorinava titoli a non finire – persino un concorso in magistratura superato brillantemente salvo poi rinunciare al posto assegnato secondo Libero del 20 febbraio scorso , oh Giannino! – nonché vecchi opuscoli e volantini relativi a convegni cui il nonno di Elisa di Rivombrosa – come lo ha definito recentemente Maurizio Crozza – ha pertecipato in veste di relatore e nei quali era stato introdotto come un esperto plurititolato. Naturalmente di tutto questo l’incolpevole Oscar non si è mai accorto ed allora viene da porsi una domanda, la più semplice, quella che nessun plurilaureato si sognerebbe mai di fare in questi termini: Oscar, ma chi pensi di prendere per il culo?
Ed ecco che, nel rumore assordante dell’acqua che poco a poco arriva alla gola, arriva qualcuno che immancabilmente si spertica nel difendere l’incolpevole Oscar – come fa Filippo Facci in un articolo apparso su Libero di qualche giorno fa dal titolo: “Sarà poco sincero ma resta un grande” – o altri, come l’architetto Guarducci – capolista di Fare per l’Umbria – che vanno a passeggio con una laurea incorniciata sotto il braccio per allontanare da sé il dubbio di essere assimilati al clown Giannino.
Non c’è bisogno che vi diate tanto da fare, cari signori del “Fare”, perché vivete nel paese che ha creduto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, che a Craxi voleva dedicare una strada, che le feste di Berlusconi erano solo cene eleganti, che per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario i detenuti li mette in libertà: l’Italia, il paese dove un consigliere regionale guadagna 10.000 euro al mese e non gli è nemmeno richiesto di presentarsi al lavoro mentre un precario ne guadagna 800 e non ha ferie né malattie pagate, lo stesso paese dove il Grande Fratello fa il pieno d’ascolti, dove i libri di Ezio Greggio sono in cima alle classifiche delle vendite, dove La Gazzetta dello Sport è tra i giornali più letti.
Ed ecco allora che i titoli di carta straccia di Giannino insieme con il suo passato di direttore di Libero Mercato, di vicedirettore di Finanza & Mercati, di curatore della pagina economica de Il Foglio, diventano improvvisamente lo specchio di un paese dove pare che chiunque possa crearsi un mestiere, dove qualsiasi diplomato alla Scuola Radio Elettra può assurgere al ruolo di economista di grido ed allora a chi scrive viene da chiedersi: il caso Giannino è un unicum in un panorama di professionisti di altissimo livello o Oscar “il patacca” è solo uno dei tanti personaggi  di medio(cre) spessore che affollano gli schermi televisivi e non solo e che hanno costruito una carriera sulle menzogne e sulle conoscenze con qualcuno che conta? A pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina diceva qualcuno.
Il caso Giannino, a giudizio di chi scrive, è insieme la triste prova di quanto la società civile sia vittima della televisione che crea geni e miti purché siano un po’ telegenici e di quanto basti poco per crearsi una credibilità e una notorietà pur essendo degli emeriti signor nessuno. Ed allora, improvvisamente, ecco che diventa più credibile il tanto vituperato Briatore che mai ebbe a rinnegare il suo diploma da geometra conquistato nella provincia cuneese e che quello che ha costruito, nel bene o nel male, lo ha fatto senza mai mentire sulle sue credenziali.
Mia nonna diceva sempre che le bugie hanno le gambe corte, non aveva le lauree di Giannino, ma aveva ragione.

Photo by Edoardo Croci licensed under a Creative Commons Attribution 2.0 Generic License

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