Business in Asia? Sì grazie!

Central Plaza di Ubon Ratchathani 
L’interno del Central Plaza di Ubon Ratchathani – © Mauro Proni 2013

Il sogno di aprire un’attività commerciale in un Paese tropicale può diventare realtà purchè ci si informi su quello che si può o non si può fare.

Alcuni mi scrivono chiedendomi informazioni sulle opportunità di business nel Sud-Est asiatico o come dice qualcuno: «lì dove sei tu». Colgo l’occasione per scrivere due righe in merito, sperando così di dissipare qualche dubbio, fermo restando la complessità della materia e le inevitabili differenze da paese a paese.
La Thailandia si è aperta al turismo di massa da almeno trent’anni, nei posti più turistici c’è già tutto e di spazi liberi ne restano pochi, sono cari e se non lo sono…chiedetevi come mai! Puntare sulle località non turistiche è una sfida, ma anche un rischio. Il coraggio spesso paga. A voi la decisione.
Il Laos è la nuova terra di conquista per chi vuole fare business, come tra qualche anno lo sarà la Birmania. In Laos mancano ancora tante cose, i prezzi delle attività sono bassi e aprire un locale è facilissimo. Non fatevi spaventare dal fatto che il Laos è un paese comunista: a meno che non abbiate intenzione di aprire la sede di un partito sarete oltremodo ben accetti e potrete fare quasi tutto quello che volete (nei limiti del buon senso e della legalità, ovviamente).


Per i motivi detti sopra, mentre per aprire un’attività commerciale in Thailandia – bar, ristorante, albergo, agenzia turistica sono le più comuni per uno straniero – non è più sufficiente improvvisarsi cuochi, manager o quant’altro, in Laos il livello del servizio è talmente basso che non serve inventarsi chissà quali trovate commerciali o affidarsi ad esperti di marketing per partire, ma basta un po’ di ordinario buon senso, cosa che a noi italiani non manca di sicuro. Per intenderci: in Italia a nessuno verrebbe mai in mente di aprire un bar senza bicchieri, senza menù o dimenticandosi di ordinare le bibite. In Laos ci riescono. Vi lascio immaginare il resto.
Al contrario del Laos (1), in Thailandia gli stranieri non possono aprire una ditta individuale, ma devono costituire una società con soci locali oppure intestare l’impresa individuale ad un cittadino thai. Va da sé che la maggior parte degli stranieri che vogliono investire nella “terra dei sorrisi” sceglie la seconda soluzione – costa meno – e lo fa dopo aver trovato una fidanzata sul posto o averla presa moglie. In questi casi però è fondamentale trovare una persona affidabile onde evitare che, una volta intestatale l’attività, la pulzella scarichi il gonzo senza nemmeno dirgli grazie. Le ragazze orientali sono di indole mite e gentile, fenomeni del genere sono rari, ma talvolta capitano.
Sia in Thailandia che in Laos gli stranieri non possono acquistare immobili – è una cautela adottata per evitare che il patrimonio immobiliare finisca in mano agli speculatori –, ma solo prenderli in affitto (2).
Capitolo corruzione. La corruzione in questi paesi è diffusa a vari livelli, ma a meno che non vogliate avviare attività illegali non ve ne accorgerete nemmeno perché l’interesse delle autorità non è quello di spennare lo straniero e farlo scappare, bensì di attirarlo e farlo restare il più possibile.
In Thailandia e Laos si pagano poche tasse, il turismo c’è più o meno tutto l’anno e il rapporto con il fisco è assai collaborativo. Non sarete visti come dei potenziali evasori che vogliono approfittarsi del basso costo del lavoro e della deregulation, ma come delle persone che vengono a far soldi, d’accordo, ma anche a dare lavoro alla popolazione locale e a depositare quattrini nelle banche locali.
Aprire un conto in Thailandia è assai facile e le banche sono largamente affidabili, più o meno come dalle nostre parti, cioè finché non ci sono problemi va tutto bene. Carte di credito, Bancomat, Internet Banking e quant’altro sono normalmente fruibili in Thailandia, mentre in Laos c’è ancora molto da fare. In Laos le banche danno interessi creditori alti – hanno poca liquidità e cercano di attrarla come è più facile fare – per cui sta a voi, memori dei recenti «casini» europei (vedi i casi di Irlanda, Olanda, Lituania e Cipro), valutare se depositare tanti soldi negli istituti locali o aprire un conto parallelo in Thailandia, Malesia o Singapore, tanto per citare tre paesi in ordine crescente di affidabilità.
Di regole nei paesi del Sud-Est asiatico ce ne sono poche, ma pensare di giocare su questo aspetto per approfittarsene non è buona cosa proprio perché di regole ce ne sono poche e il concetto di «stato di diritto» non si è ancora affermato. Se pestate i piedi a qualcuno non chinerà la testa e soprattutto non si siederà sulla riva del fiume in attesa che il vostro cadavere gli passi davanti.
Assumere è facile, anche se il problema vero in questi paesi sono proprio i dipendenti. Se da una parte qualcuno strabuzzerà gli occhi nel sentir dire che non occorre né contratto, né pagare alcun contributo, d’altra parte mettete in conto fin da ora di dover cambiare lavoranti a raffica prima di trovare qualcuno di davvero affidabile, soprattutto in Laos. A parte le assenze improvvise dovute a un genitore che «sta male» – basta che la mamma prenda un raffreddore e per certe culture la vita è in grave pericolo – resti sbagliati, ordinazioni dimenticate, clienti che escono senza pagare o pisoli sul posto di lavoro sono la regola quando si parla di lavoro dipendente, quindi occorre essere sempre vigili e presenti. Questo, a dire il vero, vale più per Thailandia e Laos, mentre per Cambogia e Vietnam il problema è meno sentito, dato che khmer e viet sono più dediti al lavoro, soprattutto i secondi. Per avere un’idea degli stipendi medi, con tutto il limite delle generalizzazioni, tenete conto che una cameriera di una località turistica thailandese guadagna dai 200 ai 250 euro più mance, in Laos siamo ancora fermi a 80-130 più mance. Al mese naturalmente.
Anche per i meno propensi al rischio ci sono varie opportunità nel Sud-Est asiatico. Ingegneri, architetti, informatici non avranno difficoltà a trovare lavoro, al pari degli insegnanti di inglese. In Thailandia non serve la laurea in lingue per insegnare ad alti livelli, anzi, sarà brutto dirlo, ma è totalmente inutile. Scuole pubbliche e private preferiscono assumere un madrelingua americano munito di certificazione internazionale (TEFL o CELTA) anche se ha fatto il boscaiolo fino a ieri. Per i non-madrelingua come noi italiani di possibilità ce ne sono ugualmente, ma bisogna darsi da fare un po’ di più e accontentarsi di stipendi meno sostanziosi, anche se gli insegnanti di lingue in Thailandia sono mediamente ben pagati, in Vietnam ancora di più. In Laos il livello è più basso e si può trovare lavoro come insegnanti anche senza una certificazione o senza essere madrelingua, ma in questo caso gli stipendi sono decisamente modesti (circa 250-300 euro /mese).
Sia in Thailandia che in Laos gli stranieri non possono svolgere determinati lavori. Tassisti, idraulici, carpentieri, operai, commessi di negozio ed altri specificamente previsti dalla legge – su Internet si trovano tutte le informazioni in merito – sono lavori  riservati alla popolazione locale. Se così non fosse non lavorerebbe più nessuno dato che anche il più pasticcione degli idraulici italiani, in Asia sarebbe uno dei più bravi.
Detto questo non dimenticate che il mondo è pieno di sognatori, cercate di non imitarli. Di persone che pensano di aprire un bar su un’isoletta tropicale e diventare ricchi lavorando poco c’è la fila. Sono quelli che dopo qualche anno tornano a casa con le pive nel sacco, senza un soldo e magari con due figli a carico. State con i piedi per terra, lasciate a casa i sogni e pensateci bene prima di partire. Il mio consiglio? Venite, non ve ne pentirete, con lo spirito giusto e tanto sale in zucca potrete fare qualsiasi cosa.
Detto tutto? No di certo, per il resto chiedete pure. Se posso rispondere, volentieri.

Suggerimenti bibliografici
(1) Artt. 5.3 e 8 della legge n. 73/PO del 22 ottobre 2004 (cd. Investment Law).
(2) Cfr. legge n. 04/NA del 20 ottobre 2003 (cd. Land Law).

2 pensieri riguardo “Business in Asia? Sì grazie!

  1. Buongiorno Mauro, sto venendo giù per iniziare ad aprire dei autolavaggi.
    Sono 25 anni che faccio avanti e indietro e dopo gioie e dolori spero di riuscire nel mio intento.

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