Romania, questa non essere Italia

Olimp, Romania
Olimp, strada Trandafirilor nel tardo pomeriggio| © foto Mauro Proni 2006

Quando le lezioni di civiltà vengono da chi meno te lo aspetti

Era la primavera del 2006. Gli occhi dell’addetto alla vigilanza della società per cui lavoravo si illuminarono di orgoglio quando gli dissi che avrei passato le vacanze in Romania. Aureliu era di Bucarest, scappò dalla Romania dopo i fatti di Plata Revolutiei, quando i reparti della Securitate spararono sulla folla uccidendo decine di persone. Correva l’anno 1989.
In pochi minuti Aureliu mi dette tutte le informazioni di cui avevo bisogno. La mia destinazione sarebbe stata Olimp, una località sul Mar Nero cara agli esponenti della defunta nomenklatura comunista che nella piccola cittadina sul litural usavano passare le vacanze nelle loro ville fronte mare, le stesse dove ora alloggiano i politici nuovi, quelli di ispirazione democratica, cioè gli stessi di prima, con la giacchetta nuova.
Ampie spiagge – come quelle della nostrana riviera romagnola tanto per capirci –, servite, pulite, attrezzate e soprattutto sicure. Presidi di polizia fronte mare, con tanto di agenti in uniforme da spiaggia: scarpe da ginnastica, calzino bianco corto, pantaloncini, polo bianca e cappellino, roba da telefilm americani.
«A Olimp ci vanno i politici, per forza è presidiata», pensai io. Niente di più sbagliato. A Mamaya, di sera, lo spiegamento di forze era analogo. E’ la Riccione del Mar Nero; discoteche, pub, ristoranti, locali alla moda: a Mamaya il divertimento non manca. I politici non frequentano Mamaya, eppure, la sera, la polizia era anche lì. Nessuna vessazione, nessuna prepotenza: gli uomini in divisa non facevano nient’altro che presidiare il territorio. In quelle sere ho respirato un clima di sicurezza come non avevo mai percepito in tanti anni in Italia.
Nei ristoranti all’aperto di Olimp, dopo l’orario di chiusura, una catenella tra due piloncini era tutto quello che serviva per sbarrare l’accesso al locale. I tavoli sotto i porticati all’aperto restavano apparecchiati di tutto punto con tovaglie, piatti, bicchieri e posate, tutte cose facilmente asportabili. A Olimp, nessuno toccava niente. I frigoriferi da bar – quelli con l’anta di vetro – la sera restavano esposti fronte strada. Un piccolo lucchetto alla maniglia era tutto quello che serviva per custodire le bibite all’interno.
Un giorno noleggiai una bicicletta. Per raggiungere il chioschetto dei gelati percorsi un breve tratto sul marciapiede. Dopo pochi metri, un poliziotto mi raggiunse a bordo della sua moto.
«Cosa fai? Non si può andare sul marciapiede con la bici» mi disse un po’ a gesti e un po’ in inglese.
«Scusi, ha ragione, ma in Italia… sa… lo facciamo».
«Questa non essere Italia».
A volte, per capire, basta viaggiare.

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