Il matrimonio buddhista: antiche tradizioni e moderne fregature

banchetto nuziale lao
Rito di benvenuto ad un banchetto nuziale presso la città di Paksé, Laos meridionale | © Mauro Proni 2013

Cenni e curiosità su un rito lontano per chi vuole celebrare il giorno più bello in modo alternativo senza farsi gabbare

C’è chi li chiama Party Planner, chi Wedding Designer, chi più semplicemente “organizzatori di eventi”, comunque li vogliate chiamare si tratta di vere e proprie imprese commerciali che organizzano – o meglio, vendono – di tutto: dalla Cresima del nipotino alla festa di laurea, dall’inaugurazione del nuovo locale cool per gente trendy alla festa di chiusura della campagna elettorale, anche se il vero core business di queste imprese sono e restano i matrimoni.
Basta pagare e te li organizzano come vuoi: da quello classico in chiesa con pranzo e orchestrina che suona dal vivo a quello in mezzo alla natura, magari su una spiaggia tropicale o in una chiesetta fatta di ghiaccio nel cuore della Lapponia con tanto di slitta e cani per raggiungerla. Accanto a queste che i più tradizionalisti definirebbero delle emerite str…anezze, da qualche tempo i Party Planners hanno cominciato ad offrire la possibilità di celebrare il “giorno più bello” secondo riti tipici di talune località esotiche. Il matrimonio buddhista rientra tra questi. Per vendere ci si inventa di tutto, ma non bisogna mai dimenticare che il desiderio di far soldi spesso va a braccetto con la Signora Fregatura.
Innanzitutto è doverosa una precisazione: il Buddhismo – impropriamente definito “religione” anche se in realtà non lo è dato che il primo Buddha, Siddharta Gautama, fu un principe indiano vissuto nel V secolo a.C. la cui esistenza non è legata alla fede ma alla storia – è suddiviso in diverse correnti ciascuna delle quali con specificità sue proprie dovute prima di tutto ai maestri che si sono fatti interpreti della tradizione e secondariamente alle realtà sociali e ai riti animistici con i quali il Buddhismo si è dovuto confrontare una volta diffusosi fuori dei confini dell’India. Tutto ciò ha consentito che si svuluppassero riti, pratiche e simbologie diverse non solo da corrente a corrente, ma anche da paese a paese, talvolta persino da provincia a provincia. Parlare genericamente di “matrimonio buddhista” è un po’ come riferirsi al calcio definendolo “lo sport dove si usa la palla”; gli sport che prevedono l’uso della palla sono tanti e non tutti rientrano genericamente nella disciplina del calcio.
Il matrimonio inteso come sacramento religioso è una peculiarità della Cristianità (1), ma ciò non deve indurci nell’errore di pensare che il rapporto di coniugio sia sempre e ovunque un evento religioso.
Premesso questo, sul Buddhismo e relativi riti si potrebbe scrivere un trattato, cosa che peraltro richiederebbe una preparazione specifica in materia che chi scrive attualmente non ha; tuttavia, per dare un’idea della questione senza scadere nelle generalizzazioni, mi limiterò a parlarvi del matrimonio che si celebra in Laos, un paese buddhista di corrente Theravada, scusandomi fin da ora con coloro che, arrivati a leggere fin qui, si aspettavano di sentirsi raccontare in dieci righe come si celebra il “matrimonio buddhista”, ovvero di sapere come si gioca allo “sport con la palla”.
Forse qualcuno ci rimarrà male nel leggere che il matrimonio tradizionale lao (e anche il suo omologo thailandese) con il buddhismo non c’entra proprio nulla, poiché trattasi di una cerimonia che affonda le sue radici nell’animismo delle origini. In Laos, la cerimonia del Ba Sii (il rito della benedizione) non è celebrata né da un ufficiale di stato civile, né da un monaco, ma da un mòo (“sciamano”, ma anche “medico” in lingua lao) che benedice la futura coppia con un rito atto ad allontanare gli spiriti cattivi ed a richiedere la protezione dei trentadue khuàn, gli spiriti buoni.
Con un uovo sodo e un pezzetto di carne di pollo nella mano sinistra e la destra distesa con il palmo rivolto verso l’alto, gli sposi siedono davanti allo sciamano che recita la formula per invocare l’assistenza dei khuàn. Terminata questa fase il celebrante legherà un nastrino di cotone attorno al polso destro di ciascuno degli sposi, assicurando con ciò la protezione “esterna” da parte degli spiriti buoni. Successivamente, ingerendo l’uovo e il pollo, gli sposi usufruiranno anche della loro protezione “interna”.
La cerimonia del Ba Sii è la stessa che si tiene per celebrare il fidanzamento ufficiale, la nascita di un figlio, l’inizio dei lavori di costruzione di una casa, la benedizione di un malato cronico ed ogni altro evento che richieda la protezione di esseri ultraterreni (2).
Con il rito del Ba Sii la coppia è sposata de facto; la regolarizzazione del matrimonio de iure è compito del pòo bàan (lett.: “il padre del villaggio”, o più semplicemente capovillaggio) che annoterà sui suoi registri il matrimonio, autorizzando così la neonata coppia alla coabitazione (in Laos la convivenza e i rapporti sessuali prematrimoniali non fanno parte della tradizione e sono sanzionati con una multa).
Il banchetto nuziale può essere celebrato lo stesso giorno o anche a distanza di giorni, persino di settimane, ma sempre dopo e non prima del Baa Sii. In campagna si usa allestirlo nel cortile della casa della sposa. Musica, birra e karaoke sono gli ingredienti base, così come il  tendone di plastica per proteggere gli ospiti da sole o pioggia. In città, se le case sono sprovviste di ampi cortili, si può fare tutto in strada e, se proprio gli ospiti sono tanti, non è affatto infrequente impegnare la strada pubblica con tavoli e sedie, transennandola da lato a lato per bloccarne l’accesso ai veicoli.
Le celebrazioni durano qualche ora e la musica in questi casi è assordante. Palco con musica dal vivo, impianti audio, composizioni floreali, numero di invitati e quantità di portate dipendono tutti da quanto si vuole spendere, o meglio, da quanto lo sposo può spendere visto che i relativi costi sono tutti a suo carico.
Anche in Laos, come in Italia, per essere invitati ad un matrimonio occorre aver ricevuto le partecipazioni (la classica busta con l’invito dentro) che va resa prima di far ingresso nell’area del banchetto unitamente all’offerta in denaro che costituisce il regalo di nozze. Liste nozze e luna di miele non appartengono alla cultura locale.
All’ingresso dell’area del banchetto nuziale gli sposi e i relativi genitori disposti in parata accolgono gli invitati offrendo loro un minuscolo bicchierino di whisky da bere tutto d’un colpo. Si badi bene che il bicchierino è uno solo per tutti, perché il matrimonio è un momento di socialità e in questi casi chiedere un bicchiere pulito perché all’ospite fa schifo posare le labbra dove lo hanno fatto decine di altri perfetti sconosciuti è una richiesta che non sarebbe affatto compresa.
In tutto questo c’è però un lato positivo, almeno per quelli – sì, non lo nego, io sono tra quelli – che detestano passare ore seduti attorno a un tavolo in attesa delle pietanze. Ad un banchetto nuziale tradizionale lao le pietanze sono già presenti sul tavolo, coperte da una pellicola trasparente per preservarne la freschezza. Ci si accomoda, si scarta, si mangia e ci si allontana. A meno che non siate parenti stretti o amici di vecchia data degli sposi, trattenersi ad un tavolo oltre la mezz’ora è inopportuno: darete l’impressione che siete venuti al banchetto per abbuffarvi.
Delusi? Forse sì, ma purtroppo le semplificazioni a volte fanno comodo solo a chi vuole vendere qualcosa e  non sempre corrispondono alla realtà. D’ora in poi se un Party Planner o come si chiama cercherà di vendervi il “matrimonio buddhista”, sappiate che state comunque comprando un prodotto; stupite il vostro interlocutore chiedendogli secondo quale corrente buddhista organizzerà il vostro matrimonio e chi è l’autorità che lo celebrerà (quanti sciamani conoscete in Italia?): ci metterete un secondo a capire se sa di cosa parla o se sta cercando di vendervi il videoregistratore con il mattone dentro.
Un’ultima nota: il “matrimonio buddhista”, a differenza del matrimonio concordatario (quello religioso), non è riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico (3), quindi se deciderete di sposarvi “all’orientale” sappiate fin da ora che dovrete comunque celebrare il matrimonio anche secondo il rito civile (quello in municipio) alla presenza di un Ufficiale di Stato Civile e di due testimoni, come prevede la legge italiana (4).

Suggerimenti bibiografici

(1) Cfr. Commissione Teologica Internazionale, Teologia del Matrimonio, Collana “Documenti” n. 2, Ed. Dehoniane, Bologna, 1978.
(2) Cfr. Lee Richard, Laos. Travel and Living Guide, Magna Publisher, Seoul, 2002.
(3) Cfr. Legge n. 121/1985 di ratifica del Concordato Stato-Chiesa.
(4) Cfr. artt. 143-148 Cod. Civ.

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