«In Italia la sanità è gratis e in Thailandia fa schifo». Benvenuti alla fiera del luogo comune.

Il Bangkok Hospital
Il Bangkok Hospital di Udon Thani, una delle migliori strutture della Thailandia | © foto Mauro Proni 2013

Bugie e luoghi comuni sulla sanità…degli altri. Il caso thailandese a confronto con l’Italia.

Quante volte l’abbiamo sentito dire? «In Italia la sanità è gratis»; già, in Italia non si paga per essere sottoposti ad interventi chirurgici e nemmeno per i ricoveri ospedalieri, ma siamo sicuri che è proprio così? Sarebbe meglio dire che non si paga direttamente, ma indirettamente la sanità si paga, eccome. La spesa sanitaria italiana è finanziata con le tasse che ogni italiano – chiedo scusa, volevo dire: ogni italiano che le paga – ben conosce e benché le tasse nel nostro paese non siano affatto basse, non sempre i servizi sono proporzionali a quello che paghiamo; nnostante ciò a qualcuno piace pensare che la sanità italiana sia gratuita.
In effetti c’è una categoria di persone per le quali la sanità è effettivamente gratis, sono quelli che sbarcano nottetempo sule coste italiane, chi malato, chi incinta, non importa, perché tutti hanno diritto ad accedere indistintamente all’assistenza sanitaria di base come qualsiasi cittadino italiano, pur non avendo mai versato un solo euro di tasse. Ma va bene così, perché la salute è un bene costituzionalmente tutelato (1), l’Italia è un paese ricco, solidale, generoso e guai a dire che la sanità è un capitolo di spesa fondamentale per il bilancio di un paese (accanto a pensioni e stipendi del pubblico impiego), altrimenti rischieremmo di capire come mai la maggior parte delle regioni italiane sono in dissesto finanziario proprio in relazione alla spesa sanitaria; e soprattutto guai a ripetere che l’Italia ha il secondo debito pubblico più alto d’Europa (subito dopo la Grecia), perché sono concetti noiosi e in una mezz’ora di telegiornale la sera dopo una giornata di lavoro è più piacevole sentire parlare di ministri “orango” e delitti irrisolti.
Vivendo all’estero capita di sperimentare anche altri sistemi sanitari e capita anche, al ritorno in Italia, ci si senta dire: «Ah, ma in quei paesi lì gli ospedali fanno schifo»; non sempre si tratta di frasi dette dall’uomo della strada, ma spesso sono proprio persone del settore ad esprimere i giudizi più severi. Ricordo che il mio medico di famiglia un giorno mi disse: «In Thailandia avrei paura delle condizioni igieniche con cui vengono svolti certi interventi»; e il mio dentista: «Le cure dentarie costano poco perché non valgono niente, usano prodotti che vengono dal Burundi». Naturalmente nessuno di loro aveva mai messo piede in Thailandia, né si era informato prima di esprimere la sua opinione.
Benvenuti alla fiera del luogo comune e della disinformazione.
La sanità thailandese è il fiore all’occhiello del Sud-Est asiatico e questo non solo per quanto riguarda gli ospedali privati, ma anche per quelli pubblici almeno dal 2001, quando venne introdotta la cosiddetta “Riforma dei 30 bath” (i più curiosi possono trovare tutte le informazioni in merito in Rete). A onor del vero una volta tanto è il nostro Ministero degli Esteri a rendere giustizia alla povera Thailandia, in relazione alla situazione sanitaria della quale si legge: “Buona in generale. Le strutture sanitarie private locali sono ottime” (2).
Ma come è possibile tutto ciò? Nel corso degli ultimi anni la Thailandia ha investito molto nel settore, estendendo la copertura sanitaria a tutti i cittadini thailandesi, cosa che ha consentito, nel giro di pochi anni, di alzare le aspettative di vita media fino agli attuali 75 anni, contro i 78 degli Stati Uniti, secondo fonti ufficiali dello stesso governo a stelle e strisce (3). Solo tre anni di differenza tra un paese simbolo del progresso e dello sviluppo che nel lontano ’69 sbarcava sulla luna e un altro facente parte della categoria dei “paesi in via di sviluppo”, dove il reddito medio di una commessa si aggira sui 150 euro al mese e dove nelle campagne la fornitura di energia elettrica e acqua corrente subiscono spesso interruzioni.
D’accordo, è naturale che gli ospedali thailandesi non siano tutti di ottimo livello, ma la media è pur sempre elevata. A Mae Sot, cittadina per niente turistica e piuttosto bruttina sul confine con la Birmania, un giorno incontrai un medico americano. Veniva da un’esperienza di lavoro in Birmania. «Lì non si può lavorare – mi disse –, negli ospedali mancano persino disinfettanti e cerotti». Si era trasferito in Thailandia pensando di trovare una situazione analoga, ma dopo poche settimane ne rimase talmente ben sorpreso da trasferirvi la residenza. «Non ho mai visto un ospedale così pulito e ben attrezzato nemmeno negli USA, non ci credevo, e parlo degli ospedali pubblici, non di quelli privati. Da malato vorrei vivere qui per tutta la vita», queste le parole di Paul, chirurgo addominale.
Dove sta il segreto di tutto ciò? Difficile dirlo senza aver fatto uno studio specifico in merito, ma vi sottopongo alcuni spunti di riflessione: la sanità in Thailandia non è gratis per tutti, ma solo per i cittadini thailandesi, gli stranieri devono pagare per accedervi, che siano residenti nel Paese o turisti di passaggio, bianchi o neri, poveri o ricchi. Già, perché la Thailandia non è il paese del “bengodi” e le risorse disponibili sono destinate, in primiis, ai cittadini che nel Paese ci sono nati e vissuti, ciò determinando un notevole risparmio di risorse che, unitamente all’assenza della figura del medico di famiglia e del contributo statale per l’acquisto dei farmaci, rende la spesa sanitaria molto più bassa e sostenibile che altrove.
Il giovane olbiese Alessandro Amadori, che nel 2011 si vide amputare un piede al Bangkok Hospital di Phuket a seguito di un incidente stradale perché non aveva a disposizione la somma di denaro per permettersi un intervento come si deve, è un caso giornalistico ormai noto (4). «Da brividi – direbbe qualcuno –, se non hai i soldi non ti operano»; è vero, ma non è colpa del sistema sanitario thailandese se queste cose accadono, bensì della sprovvedutezza di talune persone, che affrontano viaggi in capo al mondo senza munirsi di un’assicurazione sanitaria e senza informarsi su quali siano i loro diritti in caso di ricovero.
E in Italia? Chi scrive ogni volta che ha avuto bisogno di un intervento chirurgico ha ricevuto un’ottima assistenza (tre interventi in tre anni, oltre ad un’appendicectomia in età prescolare che non fa testo), e parlo della sanità pubblica. Ricordo belle strutture, presidi sanitari moderni, medici disponibili, paramedici gentili e premurosi. Nulla da eccepire, mi tolgo il cappello. Ma io sono lombardo e non mi risulta che in tutt’Italia sia così, anzi. Un cuoco pratese che incontrai a Nong Khai, cittadina thailandese dell’Isaan al confine con il Laos, mi disse: «a Prato se hai bisogno di cure ospedaliere è meglio che corri a Firenze». Una mia ex collega originaria di Reggio Calabria un giorno mi disse che all’ospedale di Reggio si rischia la vita per un banale intervento e i tempi di attesa per gli esami sono lunghissimi. Le credetti, perché non erano le parole di una leghista della Val Brembana incazzata coi “terroni”, ma di una reggina da generazioni.
E le cure dentistiche? I costi mediamente più bassi non dipendono dall’uso di materiali “del Burundi” – in Thailandia, come altrove, sono disponibili materiale pregiati e non, a seconda di quanto si vuole spendere – bensì dai modesti costi di struttura che consentono ai dentisti di applicare prezzi inferiori a quelli correnti in Italia. Provate a chiedere al vostro dentista quanto gli costa la sua assistente alla poltrona e provate a chiedergli anche a quanto ammonta il canone d’affitto mensile del suo studio, la tassa dei rifiuti, l’IMU e l’aliquota fiscale che paga sul fatturato. Non credete che questi costi vadano ad influire sul prezzo finale ancor più che la manodopera? Se domani il vostro dentista dovesse pagare solo un quarto dello stipendio alla sua assistente o altrettanto per l’affitto credete proprio che i prezzi che vi applicherebbe siano gli stessi? Forse sì, perché in Italia le tariffe professionali sono stabilite da un ordine professionale, mentre in Thailandia le cose funzionano diversamente.
Vi lascio con l’ennesimo caso. Un dentista italiano che conobbi de relato un giorno ebbe un emergenza ad un dente mentre era in ferie in Thailandia e fu costretto a rivolgersi ad una clinica locale. «Mi sono fatto il segno della croce prima di entrare – mi disse -, poi, quando sono uscito mi sono ricreduto. Lavorano meglio di noi, avevo un monitor davanti che mi proiettava tutto quello che mi stava facendo in bocca. Mi sono sentito in imbarazzo nel giudicarlo male a priori». E se lo dice un dentista…
Venghino signori, venghino; la fiera del luogo comune è iniziata!

Note
(1) Cfr. art. 32 della Costituzione della Repubblica italiana.
(2) Cfr. la voce “Thailandia” sul portale online Viaggiare Sicuri [consultato il 18.07.13].
(3) Cfr. World Factbook 2012  [consultato il 18.07.13].
(4) Crf. A. Cas., “Thailandia, piede amputato in un incidente. Per operarlo aspettano 12 ore: non è assicurato” in Corriere della Sera del 4 gennaio 2012 [consultato il 18.07.13].

5 pensieri riguardo “«In Italia la sanità è gratis e in Thailandia fa schifo». Benvenuti alla fiera del luogo comune.

  1. Della pagina…Assistenza sanitaria italiana.manca una parte importante,Un anziano ,superiore agli anni 70,italiano vivente in Thailandiam
    ,come fa ad avere assistenza,?Le assicurazioni,no fanno polizze,il governo italiano da assistenza agli stranieri,ma ai vecchi,pensionati italiani,all estero non hanno diritto ad alcun rimborso o aiuto economico.E nella loro carriera lavorativa,hanno pagato i contributi.

    1. Grazie della precisazione. Tuttavia, anche dopo i 70, ci sono le assicurazioni europee che coprono all’estero anche se sono parecchio più care.

    2. GeertWilders4president 23 ottobre 2015 — 8:47 PM

      Nei paesi del terzo mondo (a parte l’Italia), ed ex terzo mondo, si dice che le politiche sull’immigrazione sono le migliori del mondo, perchè si basano sul buon senso (come si vede anche in Thailandia). I paesi del primo mondo (Svezia e Inghilterra in primis) dovrebbero prenderne esempio.

  2. e’ indispensabile che il governo italiano preveda una copertuta gratis anche per chi vive all estero da pensionato ed ha superato i 70 anni perchè ha pagato per tutta la vita letasse ecc. ecc. in italia e non può certamente permettersi una assicurazione internazionale che costa 7.ooo / 8.ooo euro l anno mentre in italia da l assistenza sanitaria a tutti quelli che entrano gratis che non hanno mai pagato niente. il pensionato dopo che ha pagato tutta la vita deve potere andare a vivere in posti caldi a suo piacimento mi sembra un suo diritto. i politici pensano solo a loro che hanno tutte le agevolazioni e stipendi d oro e degli altri in particolare i pensionati che prendono poco se ne fregano

    1. Mi sembra una sensata proposta la tua, effettivamente non si può negare di ricevere una prestazione sanitaria a chi ha pagato i contributi.

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