La schiavitù moderna: il servo della libertà [introduzione]

schiavitù modernaLa schiavitù moderna (e come lo schiavo ha imparato a conviverci).
Il servo della libertà [introduzione]

Se fino a qualche decennio fa per vivere occorreva lavorare, oggi le cose sono cambiate: si deve lavorare molto più di prima.
La matematica è spietata nella freddezza dei suoi numeri. La giornata è fatta di ventiquattr’ore; se togliamo il tempo che dedichiamo al lavoro, al riposo notturno e a nutrirci, quello che avanza rappresenta il nostro tempo libero. Considerato che più o meno lavoriamo otto ore al giorno e altrettante ne passiamo a dormire, ci avanzano circa otto ore di libertà di cui un paio destinate a nutrirci, almeno tre volte al giorno. Siamo già a sei.
Dalle sei ore residue va sottratto il tempo che impieghiamo per raggiungere il posto di lavoro – da una a tre ore al giorno per il pendolare medio, meno per chi lavora in provincia e si sposta a piedi o in bici – a fare la spesa, a preparare la colazione, il pranzo e per lavarci. Supponiamo che tutto ciò ci impegni almeno tre ore al giorno al giorno. Ce ne avanzano tre. Tre ore al giorno per noi stessi, tre ore di libertà delle quali, almeno per chi si alza presto la mattina, una abbondante la passiamo a sonnecchiare davanti alla TV che ci bombarda con messaggi pubblicitari a dirci cosa fare nel weekend: consumare. L’economia di mercato si fonda sui consumi, se non consumiamo il sistema collassa, le imprese licenziano e senza lavoro si realizzerebbe un paradosso: avremmo un sacco di libertà in più, ma non avremmo i soldi che ci servono per goderla. La libertà ha un prezzo altissimo.
Non ho considerato il tempo per pulire la casa, per la manutenzione della macchina, per l’assemblea condominiale, per innaffiare i fiori, per comprare i vestiti, per pagare le tasse, andare in farmacia e per tutte quelle attività non quotidiane che, sommate tra loro, ci sottraggono comunque tempo. Non ho nemmeno conteggiato il tempo da dedicare ai figli, perché non tutti ne abbiamo, altrimenti il discorso si farebbe ancora più complesso.
Voglio pensare che possiamo davvero beneficiare di tre ore di libertà. Tre ore per costruire il nostro futuro. Ma come si fa a costruire un futuro in tre ore al giorno?
Questa è la realtà in cui la maggioranza di noi vive la vita. E’ la realtà con cui dobbiamo fare i conti tutti noi, anche se non tutti la vivono allo stesso modo. Ci sono tanti modi per affrontare la quotidianità, per interpretarla, per vivere.
Questo racconto, suddiviso in quattro parti, farà arrabbiare qualcuno. Ci sono persone che non accettano di vedersi sbattuta in faccia la realtà: qualcuno vive nel suo mondo immaginario dove tutto funziona benissimo, qualcun altro è incapace di cambiare la sua vita, chi per ignoranza e chi per paura; qualcuno che è talmente libero da invidiare la libertà degli altri.
State tranquilli, i racconti saranno brevissimi, non vi porteranno via tempo, l’unico vero bene prezioso che ci è rimasto.
A presto.

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