La schiavitù moderna: il servo stupido e il servo rassegnato [parte prima]

servo stupido

La schiavitù moderna (e come lo schiavo ha imparato a conviverci).
Il servo stupido e il servo rassegnato [parte prima]

Ognuno di noi si è creato il suo modello funzionale per non sentirsi solo una pedina nella grande scacchiera della vita, per non vivere da carcerato con un’ora d’aria a disposizione.
La prima categoria è rappresentata da colui che non se ne rende nemmeno conto, il servo stupido. Di solito queste persone non brillano per acume. Il servo stupido non legge un giornale e per informarsi si limita ad ascoltare mezz’ora di telegiornale la sera, possibilmente quello che veicola concetti più facili da capire. Lui vive così, nella più totale inconsapevolezza della sua situazione, ma tutto sommato contento della vita che si trascina dietro.


Il livello culturale medio del servo stupido si è forgiato sui troni di Maria de Filippi per quanto riguarda le ragazze, e sulle colonne della Gazzetta dello Sport per gli ometti. Il servo stupido è anche fortunato, perché l’ignoranza lo aiuta a vivere meglio. Come il matto che pensa di essere Napoleone al comando di un esercito invincibile, lui trascina la palla che ha al piede pensando che sia un’estensione naturale del loro corpo. E guai a dirgli che han una palla al piede! Vi risponderebbe: «Cosa dici? Tu sei pazzo!», e a seguire il ghigno di scherno, unica arma che ha per reagire alle affermazioni che lo mette in difficoltà.
La seconda categoria è rappresentata dal servo rassegnato. Sono le persone che accettano passivamente lo stato di cose. Lo sentirete ripetere: «E’ così per tutti, cosa possiamo fare?». Di solito si tratta di persone di indole mite e gentile, anime pazienti e accondiscendenti. Il carattere passivo del servo rassegnato si manifesta soprattutto sul lavoro; raramente insegue la carriera, ha acquisito la consapevolezza che può vivere meno peggio senza darsi troppo da fare. Lavora senza strafare e, non avanzando di carriera, ha meno responsabilità, meno stress, ma anche meno soddisfazioni economiche. Il problema sorge nel momento in cui dovesse trovarsi senza lavoro in età avanzata. E’ in situazioni simili che il servo rassegnato si trova a fare i conti con la realtà, quella di un mondo che non ti regala niente per niente e in cui la tranquillità ha un prezzo altissimo.
Il servo rassegnato trascina la palla al piede pensando di non avere alternative, ma in fondo non fa del male a nessuno.

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