La schiavitù moderna: il servo consapevole e il sognatore [parte seconda]

servo sognatore

La schiavitù moderna (e come lo schiavo ha imparato a conviverci).
Il servo consapevole e il servo sognatore [parte seconda]

La terza categoria di persone è rappresentata da colui che è consapevole della sua condizione di schiavitù, ma non ha il coraggio di cambiare lo stato di cose.
Il guaio per il servo consapevole è quello di possedere un cervello che lo fa pensare, riflettere e, inevitabilmente, vivere male. Lui vorrebbe recidere la catena che lo lega alla palla, ma ha paura  di trovarsi senza punti di riferimento. Di solito queste persone si lamentano continuamente e agli occhi di servi stupidi e dei servi rassegnati appaiono noiose e irritanti.

Con i suoi discorsi, il servo consapevole costringe chi lo circonda a fare i conti con la realtà e a riflettere sulla condizione comune. Non raramente il servo consapevole è considerato pessimista, noioso e persino menagramo, barriere verbali per arginarlo ed evitare che le sue parole scalfiscano il mondo fantastico in cui vive il servo stupido e la categoria successiva, quella del servo sognatore.
Il servo sognatore si è dipinto la palla che ha al piede di fiori colorati e l’ha posata su un carrello con quattro ruotine. Il servo sognatore vive nel suo mondo dove tutto funziona benissimo: il lavoro è fantastico, i colleghi sono simpatici, alzarsi alle sei per prendere il treno non è un peso, la gente è socievole e via dicendo. Per usare le parole del regista Silvano Agosti: «Ha addobbato la sua cella con vasi di fiori».
Il servo sognatore condivide alcuni tratti con il servo stupido, perché per vivere in un mondo che non esiste occorre una buona dose di ignoranza. Di solito queste persone hanno un basso livello culturale e si nutrono di messaggi facili da capire. Evitare di esercitare troppo l’intelletto rischierebbe di fare aprire loro gli occhi, incrinando il mondo immaginario che si sono creati al solo scopo di sopravvivere.

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