Pedofilia e Thailandia: bugie e verità

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Pedofilia e Thailandia: bugie e verità

C’è una località thailandese dove si vendono bambini agli angoli delle strade, dove è facilissimo fare sesso con un minore e dove i pedofili arrivano con charter organizzati da tutto il mondo. Questa località è Pattaya.

“Che schifo!” – dirà ora qualcuno –, “Interessante, ora mi segno questo posto” – dirà qualcun altro. Dipende se chi legge è una persona normale o un pervertito, così come dipende se chi diffonde queste notizie è un professionista o un peracottaro.

I servizi giornalistici sul mercato della pedofilia in Thailandia si sprecano e, nel mare di notizie confezionate per vendere qualche inserzione pubblicitaria in più, le panzane non si contano.

mercato della pedofilia in Thailandia

Bambini in vendita all’angolo

In uno dei tanti servizi televisivi sulla città di Pattaya in cui ebbi l’occasione di imbattermi si raccontava che, nell’isola di trasgressione a due ore da Bangkok, spietati mercanti di esseri umani adescavano anziani a passeggio per proporre l’acquisto di un bambino. Per farci cosa ve lo lascio immaginare.

Chi a Pattaya ci vive e lavora si lascia scappare un sorriso, perché quella descritta è una delle truffe più comuni. Il presunto venditore di infanti adesca l’anziano per strada e, ogni 99 insulti alla proposta di poter fare sesso con un minore, l’imbonitore ottiene un timido interessamento. Segue la richiesta di un anticipo di qualche centinaio di dollari per confermare la “serietà” dell’impegno, con la promessa che la consegna del minore avverrà successivamente, previo appuntamento in una zona al riparo da occhi indiscreti. Ovviamente a quell’appuntamento si presenterà solo il pedofilo truffato.
La manfrina è ben organizzata e per farla sembrare più credibile può durare anche qualche giorno. Di autentico, in questa vicenda, c’è solo l’anziano pedofilo e i truffatori, il resto sono fandonie.

Walking Street - pedofilia in Thailandia

Fermi tutti, polizia!

Due adescatori, un paio di bambini (veri) e due poliziotti (finti): il secondo teatrino coinvolge più attori. Un uomo adesca il pedofilo per strada e lo porta in un appartamento di periferia con la promessa di poter avere sesso con bambini per qualche centinaio di dollari. Giunto nell’appartamento il cliente trova alcuni ragazzini su un divano. A questo punto interviene il secondo truffatore che incassa la somma pattuita e si allontana. Immediatamente dopo qualcuno bussa violentemente alla porta: “Police, open the door!”  e a seguire l’irruzione da parte due agenti equipaggiati di tutto punto – giubbotto antiproiettile, cinturone con i fregi della Royal Thai Police, pistola, maglietta e cappellino -, patacche acquistabili per pochi baht alle bancarelle. Gli adescatori vengono arrestati e i minori allontanati. Grida e pianti rendono più credibile la scenetta, quanto basta per far scucire al cliente una somma ben più cospicua, a garanzia del silenzio degli agenti in divisa da Carnevale.
In questa storia, di vero, c’è ancora una volta solo il pedofilo. Qualcuno sostiene anche che in taluni casi gli agenti siano veri, ma quest’ultima è una circostanza difficile da accertare.

Permettetemi una precisazione

Lungi da me sostenere che il fenomeno della pedofilia in Thailandia non esista, ma nel mare delle notizie molte sono false, ingigantite o architettate ad arte per scandalizzare l’opinione pubblica e per vendere pubblicità su TV e giornali.

Che a Pattaya ci sia un grosso mercato del sesso è innegabile, che in questo mare si possano trovare situazioni estreme e a volte illegali è altrettanto vero, ma ciò non è affatto la norma e soprattutto non si tratta di fenomeni alla luce del sole.

pedofilia in Thailandia

Come ti confeziono un servizio

Il giornalista inviato in Thailandia per fare un servizio sul dramma della pedofilia non può tornare in redazione a mani vuote. Avete mai letto un articolo di giornale dal titolo: Siamo stati in Thailandia a fare un servizio sulla pedofilia e non abbiamo trovato nulla?

Secondo spunto di riflessione: come può un giornalista acquisire un’approfondita conoscenza del mercato della pedofilia soggiornando in una città solo per qualche giorno?

La mia esperienza

Frequento l’Asia da quattro anni e vivo tra Thailandia e Laos da due. Ho girato per sette mesi i paesi del sud-est asiatico da solo, con uno zaino in spalla, e non mi sono mai imbattuto in fenomeni del genere, né mi sono mai stati proposti affari con bambini come protagonisti né in Thailandia né altrove. Se certe cose non si cercano, non si trovano e quando si trovano spesso si tratta di truffe.

Più pedofili, più guadagni

Il vero pedofilo,  saputo dell’esistenza di località dove tutto è permesso, corre a comprare il biglietto aereo per la Thailandia; il turista normale inorridisce e promette a se stesso di tenersi lontano dalla Thailandia.

La pedofilia fa notizia, come una volta lo faceva la droga. In Thailandia è molto più facile procurarsi droga rispetto al sesso con un minore, ma nessun giornale lo racconta. Il consumo di stupefacenti è talmente diffuso che  nessuno ci fa più caso. Ne fanno uso attori e cantanti e politici: uno scoop del genere non scandalizza più nessuno.

Sbatti il pedofilo in prima pagina, fai schizzare il picco di lettori e potrai chiedere agli inserzionisti pubblicitari tariffe più alte.

La verità, invece, non sempre fa notizia.

Mauro in Asia

Mi chiamo Mauro e sono capitato nel sud-est asiatico quasi per caso. Il Laos mi ha colpito a tal punto da scriverci un libro. Attualmente mi divido tra il settore turistico e quello della formazione, senza rinunciare alle mie passioni: viaggiare e raccontare. Con una penna, un cellulare e una tastiera.

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