Il paese più piccolo che c’è

mauroproni_italia_tifoso_001La triste realtà di un paese piccolo che si sente grande.

C’è un paese di persone dipendenti dalla televisione, di giovani che a quarant’anni si fanno ancora stirare i pantaloni dalla mamma, che non parlano le lingue, che non viaggiano, che non leggono un libro ma che alla partita della domenica non possono rinunciare.
Espressione di questa società è una classe politica che non perde occasione per rintuzzare l’orgoglio popolare nel disperato tentativo di cementare la massa attorno ai valori patriottici. E così la nostra Costituzione diventa la «più bella del mondo» – quasi che un atto normativo possa contenere un valore estetico –, «la nostra sanità ce la invidiano tutti» – se è così perfetta perché non ce la copiano oltre ad invidiarcela? – «l’Italia è un grande paese» – ma che vuol dire? – e chi più ne ha più ne metta.

Questo paese è l’Italia, luogo che chi scrive ha lasciato due anni fa e del quale non sente affatto la mancanza.
A onore del vero il nostro paese vanta alcune eccellenze: riguardo a motori, cucina e moda abbiamo ben pochi rivali, ma ad uno sguardo più approfondito le nostre “eccellenze” sono proprio tali? Le nostre tre maggiori case automobilistiche all’estero sono quasi completamente sconosciute; in Europa di esemplari del Gruppo Fiat se ne riscontrano pochissime, nulla da paragonare alle cugine francesi o tedesche. La nostra cucina è molto varia e ottima, ma non è il sogno di nessuno, né tantomeno l’unica ragione di vita per uno straniero. Non ho mai incontrato nessuno a fare la fila davanti ad un ristorante italiano all’estero. Ogni cultura ha la sua apprezzabile cucina e una particolare relazione con il cibo. Per un anglosassone, ad esempio, mangiare è puro sostentamento, poco importa quello che ha nel piatto; per un asiatico la nostra cucina è insapore (manca di spezie) e non concepirebbe mai una colazione a base di portate dolci.
E la moda? La moda e il culto dell’apparenza sono talmente radicate che l’italiano medio non riesce a rinunciarvi nemmeno in vacanza; persino sulla spiaggia deve esibire i suoi costumi griffati; persino in un locale notturno non può fare a meno di esibire la sua cuffietta di lana Armani e i suoi occhiali Rayban, malgrado i trenta gradi che la calca sviluppa intorno a lui.
Questa è l’Italia che a qualcuno piace tanto.
mauroproni_italia_griffe_001Forse che in città le cose siano diverse rispetto alla provincia? Milano o Pavia, Roma o Frosinone, Cuneo o Torino non fa differenza. Il provincialismo è dentro ogni italiano afflitto dal suo atavico complesso di superiorità.
Ho lavorato anni a Milano con milanesi e sentire quotidianamente dei discorsi di rara mediocrità : dal classico «Le ragazze dell’Est sono tutte facili» al meno scontato «L’aperitivo si fa in piedi, da seduti si farà in provincia». Ricordo che le uniche persone con le quali era possibile fare discorsi lontani dai luoghi comuni erano i pochissimi colleghi stranieri, abituati ad essere europei dentro, prima che a parole.
E in provincia? La provincia italiana è una straordinaria fucina di rare intelligenze che finiscono di essere tali non appena mettono il naso fuori dal paesello, tornando ad essere particelle di una massa indistinta ai quali nessuno fa caso, soprattutto all’estero.
Il provincialotto italiano veste griffato dalla testa ai piedi, va alla Santa Messa la domenica e passa la serata in locali rigorosamente alla moda – non sia mai frequentare un locale fuori moda, si passerebbe da sfigati – dove poter esibire l’ultimo capo acquistato nella boutique del centro. Il provincialotto ha sempre la macchina pulita e lo smartphone all’ultimo grido, va in vacanza a in Grecia o Spagna, si informa leggendo la Gazzetta dello Sport, frequenta club “esclusivi” e vanta conoscenze importanti.
La sua versione avanzata è rappresentata dal provincialotto evoluto. L’evoluto va a fare serata nella metropoli per sentirsi così parte di una realtà più grande di lui. Lo vedrete andare in uno di quei locali dove si pagano 10 euro per un parcheggio non custodito, 2 euro per fare la fila al guardaroba e altri 10 euro per un cocktail a base di ghiaccio, il tutto per passare la serata in mezzo a gente che se la mena come lui e che non lo degna nemmeno di uno sguardo. A fine serata guai a dire di non essersi divertito: se vai a Milano ti diverti per forza (soprattutto se pensi a quello che ti è costato).
I luoghi comuni di cui è intriso l’italiano medio sono tanti. «In Italia si sta benissimo» – sì, soprattutto per chi non visto altro –, «In Italia si mangia meglio che ovunque» – di sicuro per chi pretende che le tagliatelle alla bolognese di Cracovia siano come quelle della mamma –, «Noi italiani sappiamo vestire meglio degli altri» – semplicemente altre culture non danno così importanza all’apparenza come facciamo noi.
mauroproni_italia_griffe_002L’italiano medio parla inglese. Chi sul curriculum non scrive: “Inglese buono parlato e scritto”? Poi, quando capita di sentirli parlare con un madrelingua, non capiscono una parola (naturalmente non è colpa loro, ma del madrelingua che parla male).
Bastò un ragazzino danese di 16 anni che incontrai in Ungheria con i suoi genitori a farmi capire quanto siamo piccoli noi italiani e quanto il nostro sistema educativo sia fallimentare. Mentre paesi nordici e leoni asiatici puntano sull’insegnamento delle lingue per formare la classe dirigente del futuro, noi abbiamo ancora La Divina Commedia e I Promessi Sposi nei programmi scolastici.
In anni di viaggi ho avuto l’occasione di parlare con commesse, anziani, operai che parlavano un sorprendente inglese pur non avendone necessità professionali; l’Italia partorisce tuttora dottori in ricerca che non sanno mettere insieme due frasi per socializzare al bar.
Abbiamo un sistema scolastico che sforna ignoranti a tutti i livelli contando sul fatto che sarà il livello successivo a selezionare o, alla peggio, il mercato del lavoro. Il risultato è gente che senza usare il correttore automatico di Word farebbe un errore ogni due parole, che pensa che De Gasperi sia un calciatore argentino e che oltre a «dé chèt is on dé téibol» non sa dire altro in una lingua che non sia la sua.
«A me piace viaggiare» lo dicono in tanti. Peccato che viaggiare sia una cosa talmente complessa che sia fuori portata per il’italiano medio. Per molti di noi viaggiare consiste nel fare un weekend a Parigi o sdraiarsi su una spiaggia di un Paese mediterraneo (1) per due settimane l’anno. Ma tutto ciò è andare vacanza, non viaggiare.
Nella cultura anglosassone un anno in giro per il mondo è d’obbligo dopo la scuola superiore o l’università. Si chiama gap year (anno sabbatico) ed è considerato parte del percorso formativo di un giovane oltre che un’esperienza altamente istruttiva. In Italia non pervenuta.
mauroproni_italia_tifoso_002Quando ti capita di incontrare un ragazzo di 25 anni che da un anno è in giro per il mondo da solo, con uno zaino in spalla e tanta voglia di mettersi in gioco, non puoi non pensare al suo omologo italiano che alla stessa ora è in giro con l’auto lucida a cercare il posto dove fare l’aperitivo prima di mettersi davanti alla TV a guardare la partita con la bottiglia di birra in mano.
In compenso l’italiano è uno straordinario pontificatore da divano. Parla di realtà lontane (che non conosce affatto), dà consigli (basandosi su cose che ha sentito prevalentemente alla TV), interpreta il mondo (pensando che tutto sia uguale all’unica realtà che conosce, la sua).
Siamo in fondo alle classifiche dei paesi europei per libri letti (2) come pure per conoscenza delle lingue, ma in compenso vantiamo i primi posti nella classifica OCSE per analfabetismo funzionale (3).
Suvvia, consoliamoci con la pasta all’amatriciana, la Ferrari e la settimana della moda milanese!
Queste considerazioni sono il frutto di anni passati a viaggiare in Europa e in Asia, di confronto con culture diverse, di osservazioni quotidiane e di oltre due anni di vita da espatriato, ma anche di una lenta e logorante frequentazione di persone che incarnano l’essenza dell’italianità di cui sopra.
Per chi pensa che questo sia il solito discorso qualunquista anti italiano significa che forse ho colpito nel segno. Per tutti gli altri spegnete la televisione, fate la valigia e partite per un lungo viaggio. Parlate con la gente comune, sedetevi accanto ad un anziano analfabeta con la pelle consumata dal sole e osservate, osservate, osservate. Si impara più in un anno passato così che in cinque in una qualsiasi università.

Note

(1) cfr. Redazione, “Dalla Spagna alla Grecia, quanto spendono gli italiani per le vacanze all’estero”, in Il Sole 24 Ore, 16 luglio 2013  [consultato 14/04/14].
(2) cfr. Redazione, “Lettura, l’Italia è agli ultimi posti nella classifica mondiale“, in Liberiamo, 8 luglio 2013  [consultato 13/04/14].
(3) cfr. S. Intravaia, “Italiani analfabeti del millennio. Serve un’inversione di marcia“, in La Repubblica, 8 ottobre 2013 [consultato 13/04/14].

2 pensieri riguardo “Il paese più piccolo che c’è

  1. Ciao Mauro
    sto leggendo il tuo blog da un’ora e sono sorpreso dal magnetismo che i tuoi articoli trasmettono. Logicamente condivido a pieno quello che scrivi… più chiari di così non potrebbero essere.
    Dopo 1 mese di Thailandia mi ritrovo a sfogliare siti su italiani che si trasferiscono in Asia…ed ecco il tuo!

    Poche parole..non voglio essere prolisso…solo COMPLIMENTI!
    Articoli diversi dai soliti luoghi comuni e dai più copia e incolla che fanno apparire sempre la stessa cantilena.

    Ora riprendo il lavoro ma salvo il tuo sito per potermelo gustare totalmente più tardi.

    Buona fortuna e buona vita, Eric

    1. Grazie Eric. I complimenti sono sempre graditi così come le critiche se costruttive.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close