Io voglio bene alla mia mamma

Il tema della ragazza
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Il triste panorama dell’offerta educativa in Thailandia è in grado di scoraggiare anche i più motivati.

“Io voglio bene alla mia mamma”, “Quando sono triste penso alla mia mamma e divento felice”, “La mia mamma è speciale”. Sembrano i pensierini di una bambina delle scuole elementari e invece – udite udite – si tratta di un assignment (compito scritto) di una studentessa universitaria thailandese di 19 anni.
Confesso che quando mi trasferii in Asia l’idea di insegnare inglese mi allettava parecchio. Discreti stipendi, facilità nel trovare lavoro, poche ore settimanali, ma dopo due anni il mio entusiasmo è progressivamente calato, fino ad esaurirsi.
Il livello dell’offerta educativa in molti Paesi dell’Asia è assai basso e per nulla paragonabile a quella del nostro sistema scolastico, sia per quanto riguarda la scuola inferiore, che per l’università.


D’accordo, fare di tutta un’erba un fascio è sbagliato, ma dopo due anni tra Laos e Thailandia (con soggiorni di lungo periodo anche in Vietnam e Cambogia) il quadro che è emerso è pressapoco il medesimo. Non solo studenti svogliati, scarsamente partecipativi, poco interessati, ma anche docenti poco preparati, materiale didattico modesto, organizzazione carente.
L’istituto che frequenta la studentessa in questione mi sembrava diverso: un’università, già la categoria della scuola sembrava darmi delle garanzie di qualità. A dire il vero temevo di non essere io all’altezza del compito assegnato. “Io, italiano, con la mia sola certificazione CELTA, senza aver mai vissuto in un Paese anglofono sarò all’altezza?” mi chiesi più volte. “Altroché” mi rispondo ora, è alla bassezza del livello che non ero pronto.
Quanto a materiale didattico nulla da dire: libri originali – Mac Millian, uno dei publisher di didattica inglese più quotati – , disponibili sia in versione cartacea che digitale, aule munite di computer con connessione a Internet veloce, proiettore digitale, proiettore di lucidi, impianto audio e quant’altro per aiutare un teacher nel suo compito di insegnare; tutte cose mai viste (a parte il microfono) nelle aule dell’Università di Pavia quando ebbi a frequentarle da studente, nella seconda metà degli anni Novanta.
In Asia, tuttavia, il problema spesso non è rappresentato dalla struttura scolastica, ma dalle persone. Docenti poco motivati, spesso malpagati, non contribuiscono ad elevare il livello dell’offerta formativa e se a questo aggiungiamo che lo studente, che studi o no, viene promosso ugualmente, allora si capisce come sia il sistema educativo nel suo complesso a creare questi mostri.
Il risultato è un’ignoranza diffusa e non c’è bisogno di fare l’insegnante per rendersene conto; chi vive nel Sud-Est asiatico sa bene della difficoltà degli orientali a destreggiarsi con una cartina geografica (del loro Paese!), nel fare i conti a mano e nell’organizzare le cose più elementari, dalla cena tra amici alla vita quotidiana.
In questo panorama di lassismo generalizzato insegnare non è facile, soprattutto per chi, come me, viene da una parte di mondo in cui le cose non funzionano così. In Italia, con tutti i difetti che il nostro Paese può avere, cose del genere non le avevo mai viste in otto anni di scuole dell’obbligo, cinque di superiori e altrettanti di università. E ho detto in Italia.
Il temino sulla mamma con tanto di disegni e grechine che ha scritto la studentessa thailandese a prima vista può sembrare tenero e  pieno di buoni sentimenti se non fosse che la ragazza in questione frequenta un’università, dove è ragionevole attendersi che il livello dei processi mentali sia di tutt’altro tipo.
Se per qualcuno di noi un sistema educativo del genere va completamente riformato, a qualcun altro invece va benissimo che sia così, del resto l’ignoranza è la migliore alleata del potere costituito.

3 pensieri riguardo “Io voglio bene alla mia mamma

  1. My mom is “specAIL” :). Non riesco a contare gli errori grammaticali, ma solo a tradurre letteralmente le prime due frasi suona così:
    Mi piace la persona, è una una persona con cui ero molto felice. Quella è mia madre. Io sono stata un incoraggiamento, per me
    OMG

    1. …e a che all università le cose è difficile che migliorino se fino ad allora non hanno mai studiato.

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