Cercare la Svezia in Laos e non trovarla: la storia di Dan

La bicicletta di Dan
La bicicletta del dirigente svedese scampata al furto – © foto Mauro Proni 2014

Da dirigente del settore risorse umane dell’Ikea a manager della Federazione Calcistica Laotiana. Dan, sessantenne svedese, vive in Laos da quattro anni. Pur guadagnando un ottimo stipendio, vantando un passaporto diplomatico e conoscenze importanti, alla domanda: «Ti piace vivere qui?», la sua risposta è un secco no.

Dan ha recentemente subito il furto di una delle sue biciclette elettriche e, per tale motivo, è andato su tutte le furie prendendosela con coloro che, secondo lui e il contratto d’affitto che invoca più volte, dovevano occuparsi della sorveglianza dell’area condominiale.
Dato che la bicicletta era parcheggiata all’interno del cortile condominiale e il lucchetto a chiusura del cancello è stato trovato intatto, Dan è certo che siano stati gli stessi addetti alla sorveglianza a far accederei ladri al cortile.

Basta dare un’occhiata all’area del crimine per rendersi conto che non ci vuole un ladro del calibro di Arsenio Lupin per recidere il cavo a spirale che legava la bicicletta a uno dei pali (lo stesso che ora assicura l’altra bicicletta di Dan) e ancor meno sforzo per sollevare il mezzo e passarlo oltre la cancellata alta appena un metro. Ma forse Dan non se ne è accorto.

«Questa è una pessima zona, sono tutti imparentati, sanno di sicuro chi ha rubato la mia bicicletta» tuona Dan. «Ora me ne vado in un’altra zona ad abitare dove il livello della gente è diverso e non consentirebbero mai di aprire un bar a fianco di un condominio o di parcheggiare le auto davanti al cancello di ingresso. Hai visto in giro? Qui ci sono quarantenni che vanno a spasso con ragazze ventenni. Non è normale».

Chi scrive abita nello stesso edificio in cui abita Dan e oggi è la prima volta che ha il piacere di parlarci assieme dato che, quando è capitato di incontrarci nel cortile mi aveva sempre evitato.

Forse il nostro premiato dirigente pensava di trovare la precisione svedese nel piccolo Paese asiatico stretto tra Thailandia e Vietnam, ma non l’ha trovata. E per questo non se la passa affatto bene.

Dan è una di quelle persone che si è trasferito in Laos solo per scopi professionali, trascurando il gap culturale che separa un Paese moderno come la Svezia dal Laos, uno dei Paesi più poveri del mondo, dove oltre il 80% della popolazione è dedita all’agricoltura, il tasso di analfabetismo raggiunge picchi del 85% nelle aree più remote e dove la maggior parte della popolazione ha un livello di scolarizzazione che non va oltre la nostra terza media.

La bicicletta di Dan
Il cavo metallico a spirale con il quale Dan assicura tuttora la sua seconda bicicletta elettrica, identico a quello che era applicato al veicolo rubato.

In quasi tre anni di soggiorno in Asia mi è capitato di incontrare di tutto: la turista svizzera che si lamentava perché il bus che aveva prenotato per raggiungere Champasak non era esattamente quello della foto sul volantino; il tedesco che questionava con una ex contadina sul cambio dollaro-kip, su un isoletta in mezzo al Mekong; la backpacker francese che era venuta a Pakse a farsi rifare i denti all’ospedale perché costava meno che in Francia; la psicologa americana che era venuta a spiegarci come motivare i bambini lao attraverso l’arte e che dopo ben otto giorni scappò disperata.

Quello che non capisco è perché Dan, nonostante il furto della prima bicicletta, non voglia cambiare il cavo metallico con il quale ora assicura la seconda bicicletta e nemmeno voglia accettare la mia proposta di condividere l’acquisto di un nuovo lucchetto da applicare al cancello. «Non è compito nostro, ma loro», sentenzia Dan.

Dimenticavo. Il chiassoso bar di cui Dan si lamenta è una birreria belga di recente apertura. Il locale chiude alle undici. Visto il costo delle birre i clienti sono sempre pochi, silenziosi e danarosi, gli stessi con cui Dan avrà probabilmente il privilegio avere come vicini nella sua nuova casa.
Auguri Dan.

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