Quel sottile confine tra diritto di satira e libertà di insulto. Il caso Charlie Hebdo.

Studentesse musulmane
Studentesse musulmane di una scuola di Georgetown (Malaysia) © foto Mauro Proni 2012

A Parigi un commando di tre uomini armati uccide quattro giornalisti rei di aver fatto ripetuta satira su Maometto. Il mondo intero invoca la libertà di opinione.

Ciò che per qualcuno rientra nella libertà di opinione per altri può rappresentare il più grave degli insulti. Se per occidentali è normale prendere in giro il Papa, un capo di stato, il re o bestemmiare – chi non l’hai mai fatto? -, per altre culture può non esserlo affatto.
In certi Paesi la bestemmia o la lesa maestà sono reati puniti molto severamente. In Thailandia, ad esempio, offendere il re o contestarne l’operato apre, quasi certamente, le porte del carcere al responabile del reato di lesa maestà, senza differenza alcuna tra stranieri o cittadini thailandesi.
Per i musulmani offendere il Profeta non rientra nel novero delle libertà di opinione, né in quello della libertà di stampa, ma è semplicemente un atto criminale.
Oggi tre uomini hanno ucciso dodici persone e ferite altre otto in un attentato che aveva come obiettivo il giornale satirico francese Charlie Hebdo del quale, chi scrive, è venuto a conoscenza solo oggi (stando a facebook, invece, pare che la rivista satirica sia oltremodo nota a tutti gli Italiani).
Ebbene, oggi sulle bacheche degli utenti di facebook di mezza Italia si sprecano i “Je suis Charlie Hebdo” ed altre frasi ad effetto frutto dell’onda emotiva che questo triste evento ha generato. Tutti improvvisamente si sono scoperti appassionati della rivista satirica francese – del resto noi italiani siamo grandi appassionati di lettura e noti poliglotti – e ci riscopriamo paladini della libertà tanto da creare efficacissimi gruppi di solidarietà, sempre su facebook.
Sui giornali italiani non mancano anche le autorevoli opinioni di politici di razza come Matteo Salvini – quale occasione migliore per cavalcare l’evento mediatco e rilanciare il più classico del “foera di bàll” per strappare qualche voto? – e il ministro Angelino Alfano che, dopo aver contribuito ad importare in Italia qualche decina di migliaia di analfabeti privi di documenti a spese della collettività, ora assicura che nel Belpaese la situazione è sotto controllo.
A parte queti fenomeni da baraccone io ho come la sensazione che quelli che oggi stanno dalla parte del giornale satirico francese che ridicolizzava Maometto sono gli stessi che ieri volevano togliere il salame dalle mense scolastiche per non offendere i musulmani.
Eh no cari signori, troppo comodo. Rispettare le altre culture significa rispettarle a 360 gradi non solo per quello che sembra giusto a noi. In questo modo ci ergiamo ancora una volta a giudici di quello che è possibile fare (nel caso in questione: la satira su Maometto) e quello che invece non è giusto (lasciare il crocifisso in un aula scolastica ad esempio).
Ancora una volta la nostra arroganza emerge di prepotenza: la satira non si discute (leggi: “musulmano sei tu che sbagli”) perché rientra nella libertà di opinione, di stampa, di pensiero e altri bla bla bla. Sarò il solito bastian contrario, ma a me questo continuo sbandierare di libertà sembra tanto lo zuccherino da dare al popolo bue per distrarlo da una realtà che, di questi tempi, assomoglia sempre più a una nuova forma di schiavitù che ad un’esplosione di libertà.
Queste considerazioni ovviamente non giustificano una strage che è stata compiuta non dai “musulmani” in generale, ma da tre fanatici che presto faranno una brutta fine.

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