Igiene alimentare: quando i Paesi poveri minano le nostre certezze

Igiene alimentare - polli in vendita al mercato
I polli di allevamento in batteria hanno un colorito giallastro, mentre quelli da da allevamento terra presentano un colorito più pallido – © foto Mauro Proni 2013

Il timore di prendersi un’infezione alimentare è molto diffuso tra i turisti che visitano Paesi poveri. Quello che finisce nei nostri piatti in Europa sia molto più sano?

Una delle principali preoccupazioni dei turisti è relativo al cibo. Norme igieniche, controlli sanitari e responsabilità individuali sono concetti che tardano ancora ad affermarsi nei Paesi del sud-est asiatico.
E in Italia?
Pesticidi, coloranti, conservanti, addensanti e esaltatori di sapore  sono largamente presenti nei cibi che mangiamo. Diamo per normale la loro presenza senza preoccuparci, convinti che “qualcuno avrà fatto dei controlli”; la cosa più facile da pensare, la più comoda.

L’alibi dei controlli altrui

La presenza nei cibi di sostanze potenzialmente tossiche è tollerata dall’organismo se le dosi stanno nei parametri stabiliti… dalle norme comunitarie, ma non tutti mangiamo le stesse cose. Le diverse abitudini alimentari comportano una diversa concentrazione di agenti potenzialmente dannosi, che varia da individuo a individuo.

Gli interessi in gioco

Per un imprenditore il prodotto deve essere accattivante nella confezione, buono e possibilmente a scadenza lunga. Dal canto suo lo Stato deve tutelare la salute dei suoi cittadini; che siano nazionali o comunitarie, le norme che regolamentano il mercato alimentare sono aumentate negli ultimi anni, regole che devono tenere conto di un bilanciamento di interessi: quello degli imprenditori (che vogliono fare profitto), quello dello Stato (che deve tutelare la salute dei suoi contribuenti e evitare che norme troppo restrittive si ripercuotano sui livelli occupazionali) e quelli del consumatore (che vuole prodotti sempre nuovi, gustosi e non troppo cari). E’ difficile.

Concimi e antibiotici

Nei Paesi più poveri del mondo mancano norme e controlli sull’igiene alimentare, ma è altrettanto vero che le sostanze di cui sopra sono scarsamente utilizzate per gli elevati costi di approvvigionamento e perché estranee alla tradizione contadina locale. La frutta e la verdura che proviene dalle colture locali non assorbe pesticidi e concimi chimici, gli animali da cortile si nutrono di ciò che trovano a terra, di oche ingozzate a strozzo non ce ne sono e nemmeno i pastoni a base di antibiotici e integratori per far crescere gli animali più in fretta. Se da un lato questo determina una qualità di cibo più sana, dall’altro il sapore della carne non è forte come siamo stati abituati così come la vulnerabilità agli agenti patogeni degli animali, gli stessi patogeni che potrebbero finire nel nostro piatto.

Il pesce

I pesci allevati nelle vasche vivono a stretto contatto gli uni con gli altri; per evitare che un pesce ammalato possa contagiare tutti gli altri – immaginate il  danno economico per l’allevatore – vengono innaffiati di antibiotici.
Nel sud-est asiatico la presenza di allevamenti del genere è molto più ridotta rispetto all’Europa. Il pesce si pesca ancora come una volta, con la rete, la sera. L’abbondanza di pescato è tale che bastano pochi minuti per farne un ricco bottino.

Le cose stanno cambiando

In Laos l’arrivo di investitori cinesi e l’introduzione di colture intensive non ha ancora preso piede su larga scala. In queste colture, di tipo intensivo, l’uso dei diserbanti e pesticidi è quotidiano, così come i malori del personale addetto ai lavori.

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