Lao women. Lo sponsor.

L'ingresso del Bor Penn Yang
L’ingresso del Bor Penn Yang, il locale con terrazza sul Mekong più popolare tra turisti ed espatriati ed anche uno dei preferiti delle hooker di Vientiane in cerca di uno sponsor – © foto Mauro Proni 2013

Capitolo sesto. Viaggio all’interno del mondo delle ragazze lao tra bugie e verità.

Prima di cominciare a frequentare questa parte di mondo non immaginavo quanto potessimo essere fessi noi maschietti.
Sposarsi o convivere con una ragazza del posto lo trovo normale, così come contribuire al suo sostentamento visti i modestissimi redditi dei lao rispetto quelli di un qualsiasi straniero. Nemmeno intestare un bar o un ristorante alla propria compagna lo trovo anomalo, in quando ciò consente di beneficiare di un regime fiscale assai favorevole. Quello che non pensavo un uomo potesse arrivare a fare è mantenere una ragazza a distanza, vederla non più di due o tre volte l’anno e non sapere cosa lei faccia per tutto il resto del tempo.
E’ trovare uno sponsor il vero obiettivo delle hooker in cerca di una bella vita senza faticare. Lo incontrano in un bar, gli fanno quattro moine, gli raccontano cinque fandonie e il gioco è fatto. Una volta “innamorato” lo sponsor è spacciato: comincerà a inviare soldi mensilmente alla sua bella convinto di aver trovato l’amore vero.
Lo sponsor è anche un sognatore, perché pensa che la sua amata si conservi intatta per tutto il resto dell’anno aspettando fedelmente il suo arrivo. In realtà la sua amata il più delle volte continua a fare imperterrita il mestiere che ha sempre fatto (vendersi), senza dimenticarsi però di collegarsi in Skype con il suo boyfriend una volta al giorno e dirgli tante belle paroline per tenerselo buono, ovvero inventarsi nuove fandonie per farsi mandare più soldi. “Mio figlio è malato e non ho i soldi per farlo curare”, “Il bufalo è malato e mio padre non può arare il campo”, “Vorrei frequentare un corso di inglese ma non ho i soldi”, “Il motorino è rotto e non ho i soldi per ripararlo” sono tra le balle più difuse per scucire allo sponsor più quattrini. E lui paga.
Gli sponsor non hanno età, anche se le prede più comuni sono uomini tra i 35 e i 60 anni, celibi o separati. Può capitare di imbattersi in sponsor con moglie e figli nel loro Paese d’origine, ma questo è un fenomeno tipicamente orientale e di persone così è difficile trovarne tra europei o americani.
Una buona dose di ingenuità, un po’ di grana e resistenza al fascino femminile azzerata sono gli ingredienti che fanno di un uomo un vero sponsor. Chi non ha questi requisiti è destinato ad essere una persona normale e avveduta.
Ragazzi troppo giovani o uomini troppo vecchi vengono quasi sempre tagliati fuori dalle hooker: i primi perché non hanno soldi da spendere e vogliono solo divertirsi, i secondi perché farebbero una vita troppo sendentaria una volta giunti sul posto. Già, perché le hooker non si accontentano della paghetta mensile; quando il falang viene a trovarle vogliono essere portate al mare, a Luang Prabang, a Bangkok, A Chiang Mai, insomma vogliono divertirsi. E chi paga? Lui naturalmente.
Per tutto il resto dell’anno le hooker continuano a fare la loro vita. Se la cifra mensile che lo sponsor scuce loro non è granché continueranno a far qualche marchetta (selezionata), se invece di soldi ne ricevono assai allora si dedicheranno alla bella vita. Bella casa, vestiti eleganti, locali alla moda, uscire tutte le sere, cocktail, coppe di vino, serate in discoteca e scappatelle con qualche giovane e prestante turista rappresentano la loro routine quotidiana. Le mentenute di Vientiane conducono una vita che sarebbe preclusa a qualsiasi persona che abbia un lavoro; fare le due di notte un giorno sì e uno no, ubriacarsi e dormire fino a mezzogiorno sono cose incompatibili con una vita normale, ovvero quella che conduce lo sponsor, colui che lavora tutto l’anno per mantenere le hooker e i loro vizi.[<< capitolo 5 | capitolo 7 >>]

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