Lei conosce Terzani? La mia visita alla Turtle House

La Turtle House

Divenne la dimora di un giornalista americano e successivamente la sede di un ristorante, la Turtle House di Tiziano Terzani è ancora lì a ricordare la Bangkok che resiste alla modernità

Le indicazioni in Rete non sono più aggiornate, ma trovare la casa in cui Tiziano Terzani visse durante il suo soggiorno in Thailandia non è stato comunque difficile. Fu lo stesso giornalista a chiamarla Turtle House, in onore della vecchia tartaruga che abita lo stagno che circonda la casa.

House for Sale

E’ una giornata calda e afosa come tante. La casa si trova a poche fermate di Skytrain dal mio hotel. Invece di trovarci il ristorante Lai Thai, come risultava dalle vecchie indicazioni che avevo trovato in Internet, sulla staccionata esterna penzola un assai meno evocativo cartello con la scritta “House for Sale” e a seguire un paio di numeri di telefono.Io e Khamsing, il giardiniere di Terzani

Lei conosce Tiziano Terzani?

Basta una spintarella al cancello per trovarmi nel cortile della Turtle House. «Hello» dico con rispetto, quel rispetto che di solito osservo prima di entrare in un luogo sacro, perché in fondo la casa in cui visse Tiziano Terzani per me lo è. «Hello» sento rispondere da dietro il cancello. «Lei conosce Tiziano Terzani?». Cosa ci farà quell’omino con gli occhietti piccoli piccoli dentro la dimora di uno dei più grandi giornalisti e scrittori del nostro Paese? «Forse sì» risponde lui sorridendo, come se si aspettasse quella domanda.

L’ultimo baluardo di umanità

«Dopo la partenza di Mr Terzani qui ha vissuto David Mc Rae, un giornalista americano, poi ci hanno fatto un ristorante, ma ora è scaduto l’affitto e i gestori non l’hanno rinnovato. Non c’è parcheggio qui intorno» afferma Mr Khamsing, il giardiniere di Tiziano Terzani.
Grattacieli intorno alla casa di TerzaniSono passati tanti tanti anni da quando il giornalista italiano ha lasciato la Turtle House; i grattacieli hanno preso il posto delle case, le macchine hanno sostituito i motorini e le strade hanno preso il sopravvento sui canali. La Turtle House resiste ancora, a gridare l’immortalità della Bangkok che non c’è più, ultimo baluardo di umanità in una città che corre disordinatamente verso il progresso.

Abbiamo pianto tutti

«Quando Mr Terzani se ne è andato abbiamo pianto tutti, era un uomo buono. Mi aveva aperto il conto in banca, ma io non volevo depositare i soldi dello stipendio in banca, volevo tenerli qui con me, per le spese correnti; lui non voleva perché diceva che in caso di furto avrei perso tutti i miei risparmi. Quando mi pagava lo stipendio e mi vedeva titubante, mi prendeva per un braccio e mi diceva: “Dai, vieni con me, andiamo in banca”».
Lo stagno della Turtle HouseMr Khamsing parla di Terzani con l’affetto che si prova verso le persone che hanno lasciato un buon ricordo.
La Turtle House è stata posta in vendita dalla proprietà a 22 milioni di baht (630.000 dollari circa), ora ridotti a 19 e mezzo per mancanza di offerte. «Vengono in tanti a visitare la casa: italiani, tedeschi, inglesi e giapponesi, ma io voglio venderla agli italiani, capito? Perché Mr Terzani era italiano».

Quando calava la sera e Khamsing, il giardiniere, accendeva le lampade nascoste tra gli alberi, le fiaccole intorno allo stagno e le lucine ad olio ai piedi delle statue di Ganesh e di Buddha nel giardino, la casa tornava ad avere quella calda, quieta magia tropicale.
(T. Terzani, Un indovino mi disse, Milano, Longanesi, 1997)

Khamsing, giardiniere di Terzani

E’ un piacere ascoltare Mr Kamsing, anche quando il suo forte accento thai prende il sopravvento sul suo inglese raffazzonato.
Dopo aver visitato la casa e nutrito le tartarughe dello stagno, Khamsing mi suggerisce cosa potrei farci in quella casa: una guesthouse, un ristorante, la mia dimora privata.
Il prezzo è fuori dalla mia portata, posso solo andarmene con la consapevolezza di aver visitato un luogo del quale avevo solo sentito parlare nei libri, i libri di uno dei più grandi autori che il nostro Paese abbia mai conosciuto.

Kamsing vuole venderla agli italiani

«Se conosci qualche italiano interessato fammi chiamare, ci parlo io, non voglio venderla ai tedeschi o ai giapponesi, io voglio venderla agli italiani». Lascio Mr Khamsing con la speranza che la Turtle House rimanga lì, per sempre, immune al divenire del tempo, nonostante i minacciosi grattacieli che la avvolgono e che a ben guardare, sembrano inchinarsi ossequiosi di fronte ad un luogo che conserva quell’atmosfera magica di cui a Bangkok oggi è rimasto ben poco.

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