Il nuovo World Trade Center e la Vientiane che non esiste.

Sorgerà nel pieno centro di Ventiane il World Trade Center (WTC), vero e proprio quartiere commerciale orientato ad una clientela facoltosa. Hotel a cinque stelle, appartamenti di lusso, boutique di griffe internazionali, cinema in 3D, spazio concerti, ma anche bar e ristoranti: tutto bello, tutto nuovo, tutto pulito, ma per chi?
In un Paese dove si contano pochi milionari è difficile immaginare di poter puntare solo su costoro per tenere in piedi una megastruttura del genere.

Landmark Mekong Riverside Hotel
L’ingresso del Landmark Hotel – © foto Mauro Proni 2015

E gli altri? I laotiani mediamente campano con stipendi che vanno da 80 a 300 dollari al mese, quindi al WTC potranno andarci solo per fare una passeggiata.
Gli elevati dazi d’importazione rappresentano ancora oggi un disincentivo all’acquisto in una città che dista solo 40 minuti d’auto dalla Thailandia, dove è possibile trovare gli stessi prodotti disponibili sul mercato di Vientiane a prezzi del 30, 40% inferiori. Se poi, come già annunciato dalle autorità locali, verrà realizzato il porto nel distretto di Sisattanak, in un prossimo futuro per raggiungere la Thailandia dal centro città ci vorranno solo 5 minuti di ferry boat.
Sono in molti a chiedersi la ragione di questo ennesimo mega investimento, l’ultimo di una serie di discutibile successo.
Vanno avanti a singhiozzo i lavori di quello che doveva essere il grattacielo più alto della città, nei pressi del National Convention Hall, il centro congressi dove, nell’autunno del 2012, si tenne il bilaterale ASEAN-EU al quale partecipò anche il nostro ex primo ministro Mario Monti.

Latsavong Plaza
Il complesso del Latsavong Plaza nei pressi del National Convention Center – © foto mauro Proni 2015

L’Asem Villa, il complesso di residenze extra lusso da 4500 dollari al mese site tra il Landmark Mekong Riverside Hotel e il Chao Anouvong Park, non ha riscosso successo e la maggior parte delle megaville sono tuttora sfitte. Lo stesso Landmark Hotel è oggi una meravigliosa cattedrale nel deserto, senza clienti e senza collegamenti con il centro città.
E che dire del Vientiane Center? Più che un’occasione di sviluppo il primo shopping mall del Paese pare essere l’ultimo buco nell’acqua in ordine di tempo. Sarà per il parcheggio a pagamento, per la modesta offerta di prodotti o per il sovrapprezzo applicato ai pagamenti con carta di credito, ma al Vientiane Center, chi vi scrive, di clienti ne ha sempre visti pochi.
Dimenticavo i tarocchi. Già, perché in un centro commerciale di livello medio alto non ci si aspetta di trovarci prodotti contraffatti, e invece no. La Cina riesce a piazzarti con naturalezza meravigliose scarpe di plastica di pseudo griffe mai sentite accanto a scarpe di noti marchi occidentali con l’etichetta made in China.
Anche il World Trade Center parte male. Nel filmato di presentazione (vedi sopra) si spacciano scorci della cittadina di Luang Prabang per quartieri della capitale, per poi proseguire con immagini di porti, ponti sospesi, motoscafi che a Vientiane nessuno ha mai visto (min 0:27). Insomma, a fare le cose come si deve, i cinesi proprio non ci riescono.
Auguri Vientiane.

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