Anno sabbatico? Roba da fannulloni

Mauro con un gruppo di bambini cambogiani
Bambini della periferia di Banlung (Cambogia) incuriositi dai miei scatti – foto di Jacques Kerdelhue (2012)

Ancora sconosciuto in Italia, per la cultura anglosassone passare un anno lontano da casa viaggiando “zaino in spalla” è considerata un’esperienza altamente formativa.
Prendersi una pausa prima di iscriversi all’università o tra un impiego ed un altro viaggiando in giro per il mondo, mantenendosi facendo lavoretti saltuari o utilizzando i propri risparmi: l’anno sabbatico è tutto qui.
Estraneo alla cultura italiana, fatta di quarantenni che “il risotto come lo fa mia mamma non lo fa nessuno”, il gap year è considerato un’esperienza talmente formativa dagli anglosassoni che inserirla nel proprio curriculum vitae è prassi normale e consigliata.

In Italia non pervenuto. Dopo la maturità il giovanotto italico va al mare a trascorrere le meritate vacanze; terminati gli studi universitari, stancamente, cercherà lavoro. Senza fretta.
«Responsabilizzazione, gestione del cambiamento, progettualità, flessibilità, multiculturalità, conoscenza di sé: dopo un “anno sabbatico” ecco il prezioso bagaglio a disposizione, sempre più valorizzato e ricercato anche dal mercato del lavoro», così diceva Federico Colombo, attuale direttore del Development and Corporate Relations del Politecnico di Milano, nella postfazione al libro Mollo tutto e parto di Riccardo Caserini (Vallardi, 2010).
Un anno sabbatico è un’esperienza che può insegnare moltissimo.
Si comincia mettendo via i soldi per partire e mantenersi in viaggio. Quanto stare lontano da casa, in quale parte del mondo viaggiare, con che mezzi muoversi, quale categoria di alloggi scegliere: si impara a fare un budget e a gestirselo, proprio come fa un imprenditore quando avvia un’impresa.
Scelta meta, tempistiche e reperite le risorse economiche, si deve preparare la valigia. Questa è una fase da non sottovalutare perché viaggiando per mesi non si può portarsi dietro l’intero guardaroba, ma occorrerà fare scelte oculate. Tutto ciò insegna ad ottimizzare le risorse.
Giunti sul posto occorre scegliere i mezzi di trasporto più adatti, calcolare tempi di percorrenza e costi, programmare un tragitto di base, ma nello stesso tempo essere disposti a cambiare i propri piani in caso di inconvenienti o semplicemente perché hai incontrato un tizio che ti ha suggerito una meta da non perdere alla quale non avevi pensato. Tutto ciò insegna ad essere flessibili, ad aprirsi alle novità ed a uscire dagli schemi.
E la lingua? Viaggiare da soli è un ottimo modo per perfezionare il proprio inglese o per imparare nuove lingue, sempre più indispensabili in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo. Tutto questo fa curriculum.
Viaggiare in autonomia, mischiarsi alla popolazione locale, provare sapori nuovi, scoprire tradizioni diverse, osservare stili di vita diversi, conoscere persone nuove, parlare con altri viaggiatori e ascoltare le loro storie: tutto questo, oltre ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, insegna ad affrontare i problemi in modi diversi, ad aprirsi a nuovi modi di pensare, a conoscere meglio la natura, a non arrendersi di fronte alle difficoltà e soprattutto ad imparare a gestirle. Mangiare, osservare e scoprire, ascoltare, parlare e conoscere significa crescere.
Farsi un anno così in paesi lontani da casa, soli, in mezzo a gente sconosciuta, forse è meno faticoso che lavorare in fabbrica, ma non è certo più facile. Dovrete imparare a cavarvela da soli, a rinunciare alle comodità, ad affrontare gli imprevisti ed anche, perché no, ad affrontare emergenze sanitarie da soli. Gestire i soldi che avete in tasca, spendere sì, ma non troppo, essere pronti a cambiare alloggio se quello che suggeriva la vostra guida cartacea è chiuso per manutenzione, trovare la medicina equivalente se quella che vi serve non si trova o non sapete spiegarvi, stare attenti a non farvi fregare, calcolare bene i tempi di percorrenza, portare i panni in lavanderia facendo coincidere i tempi del servizio con quelli dei vostri spostamenti, assicurarsi di avere sempre con voi il necessario senza il superfluo: anche questo è l’anno sabbatico.
Siete ancora convinti che un anno sabbatico sia roba da fannulloni?

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