Katu, ovvero fumare a tre anni.

La pagoda destinata a custodire le bare
La pagoda destinata a custodire le bare – © foto Mauro Proni 2016

Il villaggio di Ban Kok Phung venne fondato nel 1974 da tre famiglie di etnia Alak e Ta Oy che avevano deciso di lasciare le colline del distretto di Kaleum, distante circa settanta chilometri, a causa della sopraggiunta infertilità della terra e della pessima condizione delle strade.
Nel corso degli anni il numero dei residenti di Kok Phung aumentò sensibilmente e nel 1985 e il villaggio venne diviso in due: Ban Kok Phung e Ban Kok Phung Maii (maii: “nuovo” in lingua lao).

In lingua katu il kok phung è un genere di bambù. Secondo le cronache locali un tempo c’era parecchio legno di phung nella zona, motivo per il quale al villaggio venne dato questo nome.

Bambini che fumano tabacco
Fumare tabacco in compagnia è una tradizione tipica Katu che coinvolge anche ai bambini piccoli – © foto Mauro Proni 2016.

Oggi Ban Kok Phung si è ingrandito e i mezzi di sostentamento disponibili sono migliorati se paragonati a quarant’anni fa.
La politica del governo centrale volta a favorire lo sviluppo delle aree rurali sta cercando di migliorare le condizioni di vita di villaggi poveri come quello di Kok Phung. Nel distretto di Kaleum, ad esempio, le autorità locali hanno cercato di convincere gli occupanti delle abitazioni più isolate a spostarsi lungo le strade principali. Ciò ha reso più facile trasportare i prodotti agricoli verso i mercati cittadini, portare i figli a scuola, migliorando così le generali condizioni di vita.

Abitazioni katu
Abitazioni del villaggio di Kok Phung – © foto Mauro Proni 2016

Oggi nel villaggio Kok Phung vivono famiglie appartenenti a quattro minoranze etniche diverse: Alak, Katu, Nge e Ta Oy.
Uno degli aspetti più interessanti della cultura Katu è quella di costruirsi la bara e collocarla sotto una pagoda vicino alla casa principale. Così facendo, secondo le credenze locali, gli spiriti malvagi si tengono lontani dall’abitazione in cui risiede colui che l’ha costruita.
Un’altra abitudine, assai meno pittoresca, è quella di fumare tabacco in gruppo, coinvolgendo anche i bambini.

campagna antifumo
Un cartello che attesta l’effettuazione della campagna di informazione contro il tumore al polmone – © foto Mauro Proni 2016

«Il tabacco si trova in natura, quindi non fa male – mi ha risposto una donna interpellata sul punto – perché non è roba chimica».
I Katu usano fumare mentre si parla e si lavora; il tabacco viene somministrato anche ai bambini, dai tre anni di età in avanti.
Nonostante le campagne delle autorità volte a sensibilizzare i Katu sui rischi di tumore al polmone, soprattutto quando a fumare sono bambini molto piccoli, i Katu sembrano non fidarsi di “chi viene dalla città” e continuano imperterriti a coltivare il loro tabacco e le loro usanze.

 

Per la realizzazione di questo articolo si ringrazia l’agenzia Sabaidy 2 Tour e Mr. Champeng, guida turistica di Nakarath Travel.

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