Le due ragazze morte e la morte della ragione

Ragazze di Minsk
Ragazze a spasso nel centro di Minsk in una fredda giornata di agosto. La capitale della Bielorussia è considerata una delle città più sicure al mondo – © foto Mauro Proni 2008

La notizia delle due ventenni argentine uccise in Ecuador ha fatto il giro del mondo (virtuale) e scatenato lo sdegno (virtuale) di milioni di persone, virtuali o reali non si sa ancora.
Anche questa volta, per qualcuno, il funesto evento è stato il pretesto per denunciare la piaga della violenza sulle donne.
A onor del vero Marina e Maria sembra siano state uccise perché si sono rifiutate di “concedersi” ai loro aggressori, e su questo non voglio speculare. Quello che personalmente ho trovato bizzarro è il baccano sul diritto delle donne di viaggiare da sole, quasi che, al pari delle unioni civili, ciò dipenda da un atto normativo di chissà quale autorità.

Brutto dire “se la sono cercata”, tuttavia, seppur cariche di brutalità, in queste semplici parole un fondo di verità c’è.
L’Ecuador è uno dei Paesi più pericolosi al mondo, classificato da Geneva Declaration al 22° posto per tasso di omicidi. Pensare di viaggiare in un’area del mondo ad elevato tasso di criminalità senza soldi ed accettare l’invito di passare la notte a casa di due perfetti sconosciuti lo trovo semplicemente folle. Poco importa se a farlo siano due ragazze di 20 anni, due ragazzi, due adulti o due pensionati.
Ho viaggiato in Europa da solo per anni, di giorno e di notte, e non mi è mai capitato nulla. Ho viaggiato nel Sud-est asiatico per sei lunghi mesi con uno zaino in spalla, un portatile e una fotocamera al seguito, e mai ho avuto la sensazione di trovarmi in situazioni di pericolo. Ma a tutto questo c’è un ma.
Ma
non ho mai accettato l’ospitalità di sconosciuti, non mi sono mai trovato senza soldi in tasca, non ho mai gironzolato ubriaco di notte, non ho mai assunto sostanze che annebbiano il cervello, non ho mai cercato lo scontro con nessuno, non ho mai cercato divertimenti illegali e non ho mai fatto lo sbruffone con la polizia.
Viceversa mi sono sempre informato sui posti che intendevo visitare tramite amici, conoscenti, guide cartacee, personale degli hotel e Internet. Non mi sono mai dimenticato di essere lontano da casa, da solo, senza conoscere la lingua locale, leggi e usanze del posto. Ho usato tanto buon senso, senza farmi mancare nulla del divertimento.
In tutto ciò io vedo una grande e semplice normalità.
D’accordo, sono un ragazzo, ma questo non mi rende immune da rischi e pericoli, data la mia statura e il mio fisico che non incutono di certo particolari timori.
Più che giocare con gli hashtag #ViajoSola e reclamare fantomatici diritti a viaggiare da sole, usate il buon senso e la ragione, che siate uomini o donne.

E continuate a viaggiare.

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