Quando fare del bene non fa bene

Bambini del villaggio di Hin Ngon
Bambini del villaggio di Hin Ngon propongono la loro mercanzia ai turisti – © foto Mauro Proni 2014

Elargire regali ai bambini dei villaggi più poveri può alterare i sottili equilibri delle comunità locali, fino a creare pesanti ripercussioni sociali

«Non regalate ai bambini vestiti e merendine, piuttosto dite ai turisti di comprare gli articoli che confezionano le loro mamme».
Il capovillaggio di Ban Hin Ngon è stato molto chiaro: non vuole creare generazioni di bambini mendicanti e ha dato istruzioni precise alle guide che portano i turisti in visita al suo villaggio.

Ban Hin Ngon è un agglomerato di baracche sulla strada che da Luang Prabang conduce a Vientiane, una delle tratte più turistiche del Laos. Essendo abitato da famiglie di etnia h’mong, molti tour prevedono una sosta a Hin Ngon. Con l’occasione di sgranchirsi le gambe, è possibile osservare da vicino gli h’mong, una delle minoranze etniche numericamente più consistenti in Laos.
Non sono pochi i turisti che, con la scusa della vacanza, ne approfittano per liberarsi del superfluo. Vestiti usati, quaderni, penne, biglie: tutto è buono da donare a chi non ha nulla. Più difficile è capire come mai qualcuno ostacoli tanta spontanea generosità.

Bambina al mercato
In Laos il lavoro non è solo appannaggio degli adulti. Nella foto, una bambina al mercato di Luang Prabang – © foto Mauro Proni 2013

Nelle realtà più povere del Laos tutti i componenti del nucleo familiare collaborano al sostentamento della famiglia. Se i più grandi vanno nei campi a raccogliere il riso, i più piccoli si occuperanno dei lavori meno pesanti, come raccogliere l’insalata o accudire l’ultimo nato. Così se la mamma confeziona grembiulini, portamonete e tovagliette, è ai bambini che compete la vendita.
A Ban Hin Ngon i più piccoli espongono la mercanzia su sgangherati tavolini di legno e cercano di piazzarla ai turisti che sfilano loro davanti cantilenando la frasetta: «Buy from me…» (compra da me). Così facendo i bambini imparano il valore della famiglia, del sacrificio e del lavoro.
Supponiamo che un folto gruppo di turisti scenda dal bus e cominci a distribuire giocattoli, vestiti, penne, matite, quaderni, biscotti e patatine. Presto i bambini penseranno che non vale la pena stare in piedi al sole a cantilenare Buy from me, perché la roba piove dal cielo, anzi dal bus. Se avanza qualcosa potranno venderla agli amichetti che non sono stati abbastanza veloci da raggiungere i turisti per primi.
Il generoso turista ha involontariamente insegnato ai bambini che lavorare non serve, che l’impegno è roba da stupidi e che il loro amichetto non è un compagno di giochi, ma una persona della quale approfittarsene. È così che si creano i mendicanti.
Non solo. In ogni villaggio c’è almeno un negozio che vende quello che i bambini hanno appena ricevuto gratis; così facendo il turista ha mandato sul lastrico anche la famiglia che lo gestisce, figli inclusi.
I bus che si fermano a Hin Ngon sono più di uno al giorno. Moltiplicateli per tutti i villaggi lungo le tratte turistiche, per almeno otto mesi l’anno.
Il tempo passa. Presto arriverà il giorno in cui quei bambini saranno cresciuti e, avvicinandosi al solito bus, si sentiranno dire: «Eh no, tu sei grande, questo lo diamo al tuo fratellino». Quei bambini, ormai adolescenti, a fine giornata avranno racimolato poco o nulla, ma avranno capito che il fratellino è una potenziale forma di guadagno e lo manderanno a mendicare al posto loro. E se di fratellini non ne hanno? Darsi ai furti, all’alcool o all’inedia a volte è l’unica soluzione se non si è abituati a lavorare fin da piccoli. Per le ragazze, la prostituzione nella città più vicina.
Non sempre fare del bene, fa bene.

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