Turismo cinese: l’invasione è servita

Sono ovunque. Come soldatini obbedienti seguono la guida munita di bandierina rossa. Se lui si ferma, loro si fermano; se lui punta il dito verso destra, loro guardano a destra. Non c’è bisogno di chiamarli a raccolta, perché il turista cinese non si allontana dal gruppo, non fa domande e soprattutto non si lamenta. Il cinese è il turista ideale per ogni guida turistica. E l’invasione è servita.

Negli ultimi anni il turismo cinese in Laos e Thailandia è aumentato vertiginosamente. Si tratta di viaggi organizzati(ssimi) dove ogni momento della giornata è programmato nei minimi particolari: è il turismo di massa per eccellenza, la catena di montaggio della vacanza. I tour sono generalmente molto economici; per abbattere i costi i pacchetti prevedono gruppi di decine di persone e spostamenti in bus. Le mete predilette sono le montagne del Laos settentrionale (Luang Prabang e Vang Vieng) e le coste thailandesi (Pattaya e Phuket).
I tour sono rigorosamente all inclusive, il pernottamento solo in hotel gestiti da cinesi, i pasti (con menu concordato) in ristoranti di proprietà cinese, persino i negozi di souvenir in cui i turisti vengono portati sono cinesi. Il risultato è un modesto beneficio per le economie locali e una generalizzata antipatia nei confronti dei cinesi. «Da soli non comprano nemmeno una bottiglietta d’acqua» mi disse un giorno la receptionist di un hotel di Jomtien.
Il cinese in viaggio è una zecca ed è pure fastidioso. Immaginate una colonna di bus che accosta e riversa sul marciapiede una baraonda di duecento persone. Tu, piccolo ed insignificante viaggiatore solitario, non hai scampo, puoi solo battere in ritirata. E’ la legge della giungla. A volte capita di incontrali mentre passeggiano per strada, soprattutto di sera. Se la strada è pedonale, la occupano da parte a parte, come un corteo di manifestanti. Se camminano nella direzione opposta alla vostra vi dovrete rifugiare nell’androne di qualche edificio, se non volete farvi trascinare via come se foste in balia della corrente di un fiume in piena. Quando camminano intruppati dietro la  guida munita di bandierina colorata, più che turisti sembrano parrocchiani alla processione del quartiere.
Una volta vidi una colonna di turisti-soldato fermarsi davanti a un Seven Eleven (piccolo supermercato di quartiere ndr) in una località turistica thailandese. Mentre la guida entrò a comprare chissà cosa, loro rimasero incolonnati sulla strada, come soldati di un plotone in attesa di un ordine. Non mi dimenticherò mai una ragazza che, per guardarsi intorno, non si spostò di un metro, ma ruotò sulle ginocchia nemmeno fosse inchiodata a terra.
Abituato ad essere intruppato fin dalla tenera età, il cinese medio affronta ferie e lavoro nello stesso modo, rispettando il leader ed eseguendo i comandi.
In Laos il fenomeno del turismo cinese di massa è recente tanto quanto l’incazzatura che ha generato. Qualcuno ha cominciato a sparare col Kalashnikov ai bus con targa cinese, di notte. E i lao sono noti per il loro temperamento mite. Fatevi voi un’idea.

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