Turismo cinese: l’invasione è servita

Un gruppo di turisti cinesi in attesa di salire su uno dei tanti bus in sosta lungo la Second Road di Pattaya (Thailand) - © foto Mauro Proni 2016

Turisti cinesi in attesa di salire sui bus (Pattaya, Thailandia) – © foto Mauro Proni 2016

Sono ovunque. Come soldatini obbedienti seguono la loro guida. Se lui si ferma, loro si fermano; se lui punta il dito verso destra, loro guardano a destra. Non c’è bisogno di chiamarli a raccolta, perché il turista cinese non si allontana dal gruppo, non fa domande e soprattutto non si lamenta. Il cinese è il turista ideale per ogni guida turistica.
Volete una prova che ciò sia vero? Venite in Asia.

Negli ultimi anni il turismo cinese in Laos e Thailandia è aumentato vertiginosamente. Si tratta di viaggi organizzati(ssimi) dove ogni momento della giornata è programmato nei minimi particolari: è il turismo di massa per eccellenza, la catena di montaggio della vacanza. I tour sono generalmente molto economici; per abbattere i costi i pacchetti prevedono gruppi di decine di persone e spostamenti in bus. Le mete predilette sono le montagne del Laos settentrionale (Luang Prabang e Vang Vieng) o le coste thailandesi (Pattaya e Phuket).
I tour sono rigorosamente all inclusive, il pernottamento solo in hotel gestiti da cinesi, i pasti (con menu concordato) in ristoranti gestiti da cinesi, persino i negozi di souvenir in cui i turisti vengono portati sono di proprietà cinese. Il risultato è presto fatto: modesto beneficio per le economie locali e una generalizzata antipatia nei confronti dei cinesi. «Da soli non comprano nemmeno una bottiglietta d’acqua» mi disse un giorno la receptionist di un hotel di Jomtien.
Il cinese in viaggio è una zecca ed è pure fastidioso. Immaginate una colonna di bus che accosta e riversa sul marciapiede una baraonda di duecento persone. Tu, piccolo ed insignificante viaggiatore solitario, non hai scampo, puoi solo battere in ritirata. E’ la legge della giungla. A volte capita di incontrali mentre passeggiano per strada, soprattutto di sera. Se la strada è pedonale, la occupano tutta da parte a parte. Per un attimo vi sembrerà di trovarvi davanti a un corteo di manifestanti. Invece no, sono loro. Se camminano nella direzione opposta alla vostra vi dovete rifugiare nell’androne di qualche edificio, pena il rischio di farvi trascinare via come foste in balia della corrente di un fiume in piena. Quando li vedete camminare in fila dietro la loro guida munita di bandierina colorata, più che turisti sembrano parrocchiani alla processione del quartiere.
Una volta vidi una colonna di questi turisti-soldato fermarsi davanti a un Seven Eleven (piccolo supermercato di quartiere ndr) in una località turistica thailandese. Mentre la guida entrò a comprare chissà cosa, loro rimasero incolonnati sulla strada, come soldati di un plotone in attesa di un qualche ordine. Non mi dimenticherò mai una ragazza che, per guardarsi intorno, non si spostò di un metro, ma ruotò sulle ginocchia nemmeno fosse inchiodata a terra.
Abituato ad essere intruppato fin dalla tenera età, il cinese medio affronta ferie e lavoro nello stesso modo, rispettando il leader ed eseguendo i comandi.
In Laos il fenomeno del turismo cinese di massa è recente tanto quanto l’incazzatura che ha generato. Qualcuno ha cominciato a sparare col Kalashnikov ai bus con targa cinese, di notte. E i lao sono noti per il loro temperamento mite. Fatevi voi un’idea.

Informazioni su promau

fotografo per diletto, viaggiatore per passione

Pubblicato il 21 ottobre 2016, in Inchieste & Confronti, Laos, Thailandia con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. grazie, molto utile. Sono davvero così confermo !

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