Il caso di Gianluca di Gioia visto da chi in Laos ci vive

L'articolo di La Repubblica relativo al caso di Giancluca di Gioia
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“Avvelenato, drogato, rapinato”, se ne sono scritte di tutti i colori sul caso di Gianluca di Gioia, il giovane residente in provincia di Varese che ora è ricoverato in un ospedale thailandese, in stato di coma.
Quello che sorprende (e da anche un po’ incazzare) è come si possano usare parole così forti se l’unica persona che sa come si sono svolti i fatti, il ragazzo, non si è ancora svegliato dal coma e pertanto non ha ancora potuto raccontare la sua versione.
Non appena la notizia è comparsa sui giornali ho ricevuto una pioggia di domande da amici e followers che mi chiedevano informazioni.
La località dove sarebbe successo il fatto, Vang Vieng, si trova a 170 chilometri dalla capitale del Laos. Successivamente il ragazzo sarebbe stato portato al Mahosot Hospital di Vientiane, la capitale. Andrebbe chiarito come ci sia arrivato qui visto che in Laos non c’è né elisoccorso né trasporto d’emergenza, ma sorvoliamo.
Ora è ricoverato al Bangkok Hospital di Udon Thani, cittadina thailandese a 55 chilometri dal confine con il Laos. La persona che sta facendo da interprete tra la famiglia e i sanitari è un italiano che conosco molto bene. Il Bangkok Hospital è uno dei più quotati della Thailandia, ma essendo una struttura privata si paga. Pare che il costo per il ricovero in terapia intensiva che i genitori stiano pagando sia di 40.000 bath al giorno (pari a oltre 1000 euro).
Mi rendo conto che tutti questi “pare che” e “sarebbe” siano giornalisticamente poco efficaci, ma del resto chi scrive non è un giornalista e non ha ferree certezze.
Tra noi italiani che in Laos viviamo da anni il coro è stato unanime: “Che strano!” è quello che abbiamo pensato tutti.
Un crimine così efferato e pianificato non si è mai registrato. Coloro che conoscono la realtà locale si sono fatti le loro ipotesi, molto più plausibili e reali di quelle pubblicate dalla “stampa straccia”, ma non altrettanto mediaticamente efficaci. Staremo a vedere. Intanto auguriamo a Gianluca di riprendersi presto.

[Il video relativo al caso dell’italiano trovato “ucciso e smembrato” lo trovate qui. E’ un fatto risalente a gennaio 2018]

19 pensieri riguardo “Il caso di Gianluca di Gioia visto da chi in Laos ci vive

  1. Appunto. Sono appena tornata da un mese in Laos. Appunto. Concordo con te

  2. E ho usato la tua BELLISSIMA INDISPENSABILE guida

  3. e quali sono queste ipotesi che vi siete fatti?

    1. Per rispetto della famiglia e allergia allo sciacallaggio se non ti dispiace preferisco non dire nulla.

  4. Prima di mitragliare i tuoi dubbi da fenomeno senza tentare neppure di fare uno straccio di verifica, informati. E magari fallo da chi è pagato per verificare i fatti prima di scrivere. Magari non sarà all’altezza della tua professionalità da blogger ma di certo è un professionista e sta a te come un medico laureato e abilitato sta a un sedicente guaritore.
    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_03/mio-fratello-avvelenato-rapinato-il-suo-primo-viaggio-asia-4da1cb70-907e-11e7-8eb0-0c961f9191ec.shtml

    1. Spiace vedere che quando si scrive qualcosa c è sempre qualcuno con istinti di rivalsa che vuole insegnare. L articolo che pubblichi tu è delle 10.20 ora italiana, il mio delle 8.30 ora di Bangkok. Hai perso un’occasione per fare la figura del superuomo e guadagnato visibilità nel panorama dei fessi.

  5. Lanciare sassi per poi nascondere la mano siamo capaci tutti: scorretto e non poco dire che li si sono fatte ipotesi e poi tacerle, lasciando intendere ma senza dire chissà quali poco belle verità sul ragazzo. Le cose se non possono essere dette non si dovrebbero manco ventilare, scorretto e poco pulito. Ai più alla fine sa solo di una mossa per attirare su di sè l’attenzione, giornilisticamente parlando.

    1. Anche la curiosità morbosa e il pettegolezzo sono poco puliti, Maria. Comunque grazie lo stesso per il tuo parere.

  6. se non vuoi curiosità e pettegolezzo, non pubblichi un articolo su internet, che come si sa è pubblico, ma piuttosto parli tra le quattro mura di casa tua.

    1. Sul mio blog ritengo di poter scrivere quello che ritengo opportuno. Se non ti piace sei libero di leggere altrove.

  7. “L’aggressione è avvenuta a Vang Vieng, una cittadina a a 170 chilometri dalla capitale del Laos dopo le prime cure è stato trasportato, da chiarire come tenuto conto che in Laos non c’è né elisoccorso né trasporto d’emergenza, al Mahosot Hospital di Vientiane, la capitale e poi in fine per volontà della famiglia al Bangkok Hospital di Udon Thani, cittadina thailandese a 55 chilometri dal confine con il Laos. Il Bangkok Hospital è uno attrezzati della Thailandia, ma essendo una struttura privata è a pagamento e sembra che il solo costo per il ricovero in terapia intensiva è di circa 40.000 bath al giorno (pari a oltre 1000 euro).”

    Ti segnalo questo estratto di un articolo pubblicato online dalla repubblica, sezione di Palermo, a firma Ivan Mocciaro, dopo che hai pubblicato il tuo pezzo. A parte gli errori di ortografia che sono stati introdotti nel tentativo di modificarne alcune parole, mi sembra che la fonte dell’articolo sia evidente.

    1. Grazie mille della segnalazione, sto già provvedendo.

  8. Ciao, sto pianificando un viaggio in Laos, mi sto documentando molto in questi mesi per organizzare al meglio il mio giro…..credo di aver colto i vostri dubbi e sono più che legittimi. Hai notizie più fresche? A me ha fatto un po’ strano tutta la vicenda, lui per fortuna sta bene ma non so se la verità verrà fuori…. grazie!

    1. Stai lontano dalla droga e non bere troppo. Tutte cose che abbassano la soglia della vulnerabilità e che ti farebbero diventare presto preda di chiunque, non necessariamente di ladri professionisti.

      1. Non c’è pericolo, non andrò a Vang Vieng solo per evitare orde di ventenni che vogliono solo fare festa e tubing, fai tu…. ad ogni modo io avevo letto che si trovava in un paesino al confine con la Thai, ma se era veramente a VV la storia appare inevitabilmente diversa…

  9. Sul tuo blog sei liberissimo di scrivere quello che ti pare, anche che gli asini volano, ci mancherebbe altro.
    Certo che un pizzico piccolo piccolo di buon senso suggerirebbe che quando si hanno zero prove e’ meglio evitare di ventilare ipotesi e pettegolezzi su una persona in coma. Nemmeno a dire che lo devi fare per lavoro, per campare, visto che appunto si tratta aolo di un blog.

    1. Diplomazia suggerirebbe di non rispondere nemmeno a un commento così cretino, ma è più forte di me: leggi prima di commentare a vuoto per favore o torna a leggere le tue verità scritte da giornalisti che in Laos non ci hanno mai messo piede. Adieu.

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