Stuprare con amore

Uno studente si rivolge all’insegnante: «Se non mi fai passare l’esame, ti stupro», tra i sorrisi divertiti di compagni e compagne presenti; un giudice che concede il rilascio su cauzione a un uomo accusato di violenza sessuale perché la vittima poche ore prima ci era uscita a cena. E’ tutto vero, succede in Thailandia.
Forzare una donna ad avere un rapporto sessuale non implica di per sé uno stupro, in Thailandia dipende dalle circostanze. Si potrebbe dire che stuprare con amore sia lecito.

Lo stupro buono

Nella nostra cultura non esiste uno stupro “buono” e uno “cattivo”, nella cultura thai la differenza è stata persino  codificata nella lingua. Il bplum è il sesso forzato, e non rappresenta un fenomeno socialmente riprovevole; può occorrere tra coniugi, fidanzati e tra amici. Se dopo una serata passata in discoteca una ragazza accetta di dormire a casa di un amico perché troppo stanca per tornare a casa in motorino, dovrà anche accettare il fatto che l’amico cerchi di possederla. Ecco spiegata la decisione del giudice che ha concesso il rilascio su cauzione al presunto violentatore nell’esempio iniziale.

Lo stupro malvagio

La violenza perseguibile giudiziariamente è il khom kheun. Si configura tra due perfetti sconosciuti. E’ l’ipotesi dell’uomo che scende da una macchina all’improvviso e cerca di abusare di una donna di passaggio; o il caso del ladro che si intrufola in un’abitazione nottetempo e consuma la violenza nei confronti della padrona di casa.

La cultura dello stupro

La chiamano Rape culture e non è un fenomeno solo thailandese, ma ricorrente anche in altri Paesi del sud-est asiatico. E’ un aspetto talmente radicato nella cultura locale che non esiste telenovela thailandese senza episodi di bplum. Molte relazioni sentimentali tra i personaggi iniziano dopo episodi di sesso forzato, nella fiction e nel mondo reale.
Nella cultura thai se un uomo costringe una donna ad avere un rapporto sessuale significa che ne prova un’attrazione irresistibile. Il processo mentale che si scatena nella donna è il seguente: «Se lo sta facendo significa  che gli piaccio tanto»; in questo caso una “brava ragazza” non potrà rifiutarsi, sarebbe una grave scortesia opporsi con la forza a una persona che le sta dimostrando “immenso amore”.

Lo stupro come punizione

Viceversa se la vittima è convinta di essere una “cattiva ragazza” (perché ritiene che nella sua vita non si sia comportata sempre bene) accetterà l’aggressione come una forma di punizione. E’ il karma negativo: «Mi sta punendo perché me lo merito». Tutto ciò può sembrare folle ma è tremendamente reale. In questo rapporto antinomico tra processi mentali per la donna non c’è comunque salvezza: se è “brava” non può rifiutarsi, se è “cattiva” se lo merita.

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne appena conclusasi, a Bangkok si è tenuta una mostra dal titolo Till It Happens to You (“Finché non capiterà a te”) al fine di sensibilizzare il pubblico su un aspetto della cultura thai che qualcuno comincia a percepire come penalizzante nei confronti della donna che, comunque vadano le cose, è considerata l’unica responsabile di ciò che le accade.

Rispondi