Quel sottile confine fra crescita e insolvenza

Pakse, iron factory
Laboratorio artigiano di Pakse (Laos) – © foto Mauro Proni 2013

Secondo il Fondo monetario internazionale il Laos è un Paese ad alto rischio insolvenza.
Fino a un anno fa la fiducia sulla solvibilità delle finanze laotiane si basava sulle rosee previsioni di crescita del settore minerario ed energetico, i due pilastri sui quali poggia la fragile economia laotiana. Se per qualcuno questo fattore è sempre stato un elemento di forza non lo è mai stato per l’antropologo economico Robert Cooper. Già nel 2013 l’ex docente della University of Singapore nutriva seri dubbi sulla aspettative di crescita del Laos. La fluttuazione dei prezzi di mercato delle materie prime cui l’industria estrattiva ed energetica è legata unitamente al ristretto numero dei suoi partner commerciali (Thailandia, Cina, Australia, Giappone), rendono le prospettive di crescita del Laos più virtuali che reali. Come fa notare lo stesso Cooper nel suo libro Laos…Work in Progress (Lao Insight Books, 2014), il debito pubblico del piccolo Paese asiatico nel 2013 ammontava ad otto miliardi di dollari, somma che non tiene in considerazione il prestito ottenuto dalla Cina per la realizzazione del ciclopico progetto ferroviario, pari a circa 7,5 miliardi di dollari.
Secondo un articolo pubblicato su Asia Times dello scorso 4 novembre, gli analisti del FMI hanno elevato il livello di rischio insolvenza del Laos da medio a elevato. E’ la prima volta negli ultimi vent’anni che l’organizzazione internazionale prende una posizione così netta sulla situazione finanziaria laotiana.
A contribuire alla sfiducia nei confronti del piccolo Paese asiatico vi sono elementi che chi vive in Laos conosce bene. L’assenza di autostrade, di ferrovie, di uno sbocco sul mare unitamente all’elevato costo dell’energia rendono il Laos ancora scarsamente appetibile agli investitori stranieri.
Le riforme economiche annunciate a più riprese negli ultimi anni tardano a concretizzarsi e nel 2016 il gettito fiscale ha registrato una flessione di 1,5 punti rispetto al 2013.
Il Laos rientra tuttora nella categoria dei paesi meno sviluppati (LDC – Least developed countries). L’agricoltura dà ancora lavoro al 73% della popolazione, mentre il settore turistico non sta dando i risultati sperati a causa dell’elevato costo della vita che si riversa sui prezzi dei pacchetti turistici.
Detto in parole semplici e da chi vive fuori dai palazzi del potere il rischio che il banco salti e che il Laos ritorni all’età della pietra non è più così remoto.

Fonti:
– Cooper Robert, Laos. Work in Progress, Vientiane, Lao Insight, 2014.
– International Monetary Fund (2014) Staff Report For The 2014 Article IV Consultation — Debt Sustainability Analysis, Washington, IMF.
David Hutt, “Heavy debt load in Laos” in Asia Times, 4 novembre 2017 [consultato il 14.11.17].

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