Il compagno professore e la Corea del Nord

2014-03-24 14.52.46

Corea del Nord, uno dei Paesi meno conosciuti del pianeta, non mi dispiacerebbe farci un viaggio. Leggo articoli in Rete, vedo qualche foto e guardo qualche documentario per informarmi. Trovo molti spunti interessanti, poi incappo in alcuni filmati fatti da italiani in vacanza e mi passa la voglia.

Nel primo video che mi capita davanti un tizio esprime profondo apprezzamento per squadrati palazzoni color cemento mentre, a bordo di un bus che scorre veloce tra agglomerati urbani senz’anima, una guida spia lo erudisce sulla storia di non so cosa, forse quella del cemento armato. In un altro video alcuni estasiati turisti osservano alcune bambine che, con un sorriso forzato stampato sul volto, eseguono danze tradizionali con la stessa partecipazione emotiva di una scimmietta ammaestrata. Per gli entusiasti turisti tutto è bello, anzi fantastico: sembrano bambini alle prese con il giocattolo tanto desiderato. E’ il potere dei sogni.
Da curioso ignorante quale sono pensavo che anche la Corea del Nord potesse destare l’interesse di viaggiatori qualunque, al netto di ogni ombra politica. Mi sbagliavo. Pare che il regime nordcoreano sia la meta prediletta dei nostalgici della falce e martello.
Vado avanti nella mia ricerca. Curiosando mi imbatto in un filmato in cui, in una stanza grigia e buia, davanti ad una bandiera della Corea del Nord malamente inchiodata ad un tavolo in plastica, un tale tiene una conferenza sulla sua esperienza di viaggio nordcoreana. Successivamente scopro che il relatore è Massimo Zucchetti, professore ordinario del Politecnico di Torino, ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology, consulente tecnico della Comunità montana della Val di Susa, membro del Comitato scienziate e scienziati contro la guerra, nonché blogger de Il Fatto Quotidiano.
Il professorone è apertamente schierato e non lo nasconde affatto. Nel filmato, che risale al novembre 2014, l’accademico loda il progresso in campo nucleare raggiunto dalla Repubblica democratica popolare di Corea, «un Paese che ha fatto tutto da solo» come dice lo stesso professore. A su dire Kim Jong-un non rappresenterebbe una minaccia nucleare, anzi, Zucchetti ne condivide la scelta di aver rinnegato il trattato di non proliferazione nucleare, così evitando di allinearsi ai diktat della comunità «capitalista e imperialista», quella cui appartengono anche gli Stati Uniti, dove il professore si reca periodicamente in veste di ricercatore presso il MIT. Ma questo è un dettaglio.
L’accademico torinese in passato è stato anche il protagonista di una lite virtuale con una ragazza degenerata in minacce e insulti su facebook degni di uno sfasciavetrine nel pieno dell’affermazione del principio del “Facciamo bordello” (I più curiosi potranno trovare gli insulti qui).

zucchetti-fb

Lo scambio di messaggi tra Zucchetti e l’attivista valsusana [Cliccare per ingrandire].

Bersagliato di critiche da parte dei membri del Collettivo Comunista Piemontese, che hanno definito gli insulti dell’accademico «violenza verbale maschilista, fascista, squadrista», il compagno professore ha fatto pubblica ammenda. La colpa della sua uscita di senno pare sia dovuta alla stessa ragazza che, in un suo precedente messaggio, aveva etichettato il professore come “fascista”. Apriti cielo!
In sostanza i polli litigano e danno la colpa al gallo che dorme nel granaio. Nota: il gallo cattivo è sempre fascista.
All’inizio del filmato il nostro leader Massimo si scusa con i compagni della Repubblica popolare di Corea presenti in sala poiché è nato nella stessa città di Chiamparino e Fassino, che definisce due «sconcezze che sopportiamo sulle nostre spalle». Il solo nominarli per lui è una mancanza di rispetto nei confronti dei compagni coreani.
Siccome la Rete non è solo il paniere della fuffa, vado avanti e trovo alcuni dati interessanti. Il regime militare di Pyongyang detiene 200.000 persone nelle sue prigioni, molti dei quali per il solo fatto di aver telefonato a un parente in Corea del Sud senza permesso. Il nostro prof, pur definendosi uno scienziato contro la guerra, è un sostenitore della Corea del Nord, un Paese che nel 2003 annunciava il ritiro dal trattato di non proliferazione nucleare, nel marzo del 2013 si dichiarava pronto a lanciare uno «spietato attacco nucleare» contro gli Stati Uniti e nell’agosto del 2015 minacciava la Corea del Sud con un attacco missilistico.
Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale, la Nord Corea è attualmente il Paese più militarizzato al mondo. Con un servizio di leva della durata di dieci anni e un esercito di 1.200.000 soldati, la Corea popolare è quinta al mondo per disponibilità di soldati. Dotato della bomba atomica il Paese ha recentemente annunciato di avere la tecnologia per dotare i suoi missili di testate nucleari intercontinentali e qualche mese fa effettuava un l’ultimo test atomico sotterraneo facendo tremare la terra fino in Cina.
Un vero Paese di pace insomma.
Il professore è un vero fiume in piena. Dopo essersi definito «scienziato per la pace» riconosce al «grande leader Kim Jong-il» i meriti di aver ideato il Songun, la dottrina secondo la quale, nel solco del concetto di “rivoluzione permanente” già cara al Maoismo, l’esercito ha un ruolo centrale nella realizzazione del socialismo e per il conseguimento dell’indipendenza delle masse. Tutto ciò è «perfettamente coerente con il mio ruolo di scienziato per la pace», dice Zucchetti. Il video non poteva non concludersi con un sonoro: «Viva la Repubblica democratica di Corea!». Applausi.
Torniamo nuovamente alla realtà. La Corea del Nord è un Paese accessibile via aerea solo da Pechino, Vladivostok, Kuala Lumpur e Shenyang; anche via terra ma solo da Pechino, con alcune restrizioni. Il Paese è visitabile solo in parte e sempre con l’ausilio di guide governative autorizzate. A nessun giornalista è consentito l’ingresso, pena l’arresto. In Nord Corea non esiste roaming telefonico e l’accesso a Internet è garantito ai turisti stranieri da un’apposita SIM acquistabile in aeroporto. I cittadini nordcoreani che volessero utilizzare la Rete devono chiedere un’apposita autorizzazione, stessa cosa per circolare in auto; non possono comunque uscire dal Paese, né spostarsi all’interno dei patrii confini senza giustificato motivo. In Corea non esiste la proprietà privata, non è consentito fare telefonate internazionali, guardare canali televisivi stranieri, leggere libri d’importazione o ascoltare musica straniera. Esistono sei prigioni per detenuti politici e dieci campi di rieducazione, dove vengono giustiziati circa diecimila detenuti l’anno. A causa di una grave carestia che ha colpito il Paese, negli anni Novanta circa un milione di persone sono morte di fame. Si stima che la Corea del Nord attualmente investa in spese militari il 25% del suo PIL.
Per concludere con le parole di Ji-hyun Park, la protagonista del video The Other Interview, un’intervista prodotta da Amnesty International sulla condizione dei detenuti politici nordcoreani: «Si potrebbe dire che tutta la Corea del Nord è un’immensa prigione a cielo aperto».
Dopo tutto questo a me viene da chiedermi una cosa sola: invasati a parte, chi lavora nelle nostre università?

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