La Thailandia è come il Trentino

Mauro Proni nella jungla malese delle Cameron Highlands

«Anche in Italia è così», «Tutto il mondo è paese», frasi che ogni espatriato si è sentito rivolgere almeno una volta allorquando, rientrato in patria, si è ritrovato a raccontare qualche aneddoto relativo al Paese in cui vive. A me è capitato spesso e ne ho preso spunto per il mio personale esperimento sociale.

Alcuni di quelli che ritengono che “tutto il mondo è paese” li conosco personalmente, altri no, ma poco importa. Ho cercato di individuare i loro tratti comuni e li ho raggruppati in tre categorie.

Le tre categorie

I primi sono quelli che cercano di assimilare tutto all’Italia per convincere loro stessi che non si stanno perdendo nulla del mondo. I secondi sono coloro che percepiscono le esperienze altrui come importanti, ma, non avendole mai fatte per impossibilità o per paura di affrontare le diversità, cercano di smontarne la portata per non sentirsi inadeguati. La terza categoria è quella dei provincialotti – ahimè l’Italia è un grande paesone -, coloro per quali il mondo si esaurisce tra la loro casa, il bar e l’ufficio. Ogni tanto si concedono una vacanza al mare, sempre la stessa da anni, e lì hanno la conferma definitiva che il mondo è tutto uguale.

Anche in Italia

Quando dissi a un amico che nei Paesi del sud-est asiatico la corruzione è pervasiva mi sono sentito rispondere che «anche in Italia è così». Quando raccontai che il thailandese medio non è in grado di individuare il suo Paese su una mappa del sud-est asiatico, mi sono sentito rispondere che «anche in Italia è così». E la volta che dissi che in Laos le persone sono più socievoli e capita che qualcuno ti inviti ad accomodarti al suo tavolo se ti vede solo, cosa mi hanno risposto? «Anche in Italia è così!».

La Thailandia è come il Trentino

Un giorno ho scoperto che «La Thailandia è come il Trentino, dipende da come ti poni». Me lo disse uno psicologo. Secondo lui in Trentino le persone sono estremamente cordiali, del resto ci era stato in ferie. In Thailandia invece non ci aveva mai messo piede. Per lui il motivo per cui in Thailandia riscontravo atteggiamenti più socievoli scaturiva dal mio atteggiamento: evidentemente ero più cordiale in Thailandia che a casa, una sorta di sdoppiamento della personalità o come cavolo si chiama. Per lui ero una specie di Dottor Jekill a casa e Mister Hide quando atterravo a Bangkok.
Ognuno è libero di immaginare in quale delle tre categorie lo psicologo rientrasse.
Sulla psicologa americana che scappò dal Laos dicendo: «Me ne vado perché nessuno mi capisce» scriverò prossimamente.

Tutto il mondo è paese!

Rispondi