Apro un ristorante in Thailandia

Ragazze di Soi Nana

Ebbene sì, ho deciso. Apro un ristorante in Thailandia. C’è l’estate tutto l’anno, la vita costa niente, la gente è fantastica e non ci sono regole. Si lavora poco e si guadagna bene.

E’ il discorso tipo dell’entusiasta di turno, anzi dell’enthaisiasta. Viene in Thailandia in vacanza due settimane all’anno; la sua conoscenza del Paese non va oltre il triangolo Bangkok-Pattaya-Phuket. Atterra alle otto e mezza del mattino, riposa qualche ora per recuperare il jet lag e alle cinque già vuole fare business. Al bar.

Il curriculum dell’enthaisiasta

Non ha esperienza nella ristorazione.
Non parla thai.
Non parla inglese.
E soprattutto, non è un cuoco. Ma del resto che ci vuole: a casa cucina regolarmente la carbonara per gli amici; qualcuno ha imparato anche a cucinare la braciola con le patate alla festa de L’Unità. Un curriculum che è una garanzia. Di fallimento.
Il curriculum dell’enthaisiasta medio che approda sulle coste della terra dei sorrisi è proprio questo.

Il fiuto per gli affari

Hanno tutti il fiuto per gli affari. Quando vengono a sapere che per non pagare tasse è sufficiente intestare il ristorante a una persona di nazionalità thailandese il gioco è fatto. Che ci vuole? Tra la marea di sfaccendate che affollano i bar ci vuole un attimo a trovare la fidanzata. Intestano il ristorante a nome della prima minigonnata, la sposano e le insegnano a fare la carbonara. E la braciola con le patate.
Hanno messo in piedi un’infallibile macchina da soldi che garantirà loro fiumi di denaro, zero stress, tanti amici, una fidanzata fissa e, perché no, qualche trombata fuori via in uno dei tanti centri massaggi del posto. Del resto, si sa, le thailandesi sono tolleranti. L’hanno letto sui forum.
Dopo qualche anni li vedi tornare in Italia senza un quattrino e con un marmocchio da mantenere, a volte due. E cominciano a lanciar strali contro la Thailandia che li ha ingannati e le thailandesi che sono tutte stronze. E puttane. Tutte.

Gli enthaisiasti

In sei anni ne ho conosciuti tanti di enthaisiasti. Qualcuno di persona, qualcuno su web. Molti volevano aprire un ristorante; nessuno di loro aveva esperienza nella ristorazione.
Non capivano la differenza che passa tra cucinare per gli amici e fare l’imprenditore all’estero. Perché il ristorante è un’impresa, non è il salotto di casa con qualche tavolo in più.

Consigli per gli ostinati

Qualche consiglio per chi è arrivato a leggere fino qui (ahimè, significa che siete proprio ostinati!). Nelle località turistiche la concorrenza è spietata, sarete come il pesce rosso nella vasca dei barracuda. Se non siete del mestiere sarete annientati o farete la fame. Nelle località non turistiche la concorrenza è modesta, i clienti pure. I thailandesi che vengono dalle campagne non mangiano piatti di cucina straniera: sono troppo cari per le loro tasche e i sapori non si confanno al loro palato cresciuto a riso fritto col pollo e zuppe di noodles. I vostri clienti saranno soprattutto pensionati espatriati, molti dei quali con pochi soldi in tasca. Vi ordineranno un’insalata e ci verseranno dentro la scatoletta di tonno che hanno comprato al supermercato.
Tenere sotto controllo il personale è tra le cose più difficili: tra i camerieri che giocano con il telefonino e le cameriere che scelgono di lavorare nella ristorazione solo per farsi rimorchiare dai farang di passaggio vedrete quanto sarà dura.

Capitolo moglie

Vi troverete a mantenere lei, i genitori di lei, fratelli, sorelle, fidanzati, figli e amanti. E tutto senza accorgervene. La carne del pollastro da queste parti si rosola piano piano.
Qualcuno penserà che questo articolo è troppo cinico. Mi dispiace, per sognatori e enthaisiasti vari i gruppi di Facebook pullulano di geni incompresi: ci sarà sempre qualche esperto arrivato con il volo della settimana scorsa che saprà aiutarvi.
Per tutti gli altri, un caloroso buon pomeriggio dalla terra dei sorrisi! 😉

Per saperne di più sulle opportunità di lavoro nella ristorazione in Thailandia guarda il video

Il video relativo all’intervista dello chef Gabriele Tozzo è qui

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