2018, fuga dalla Thailandia

Spiaggia di Krabi
© Mauro Proni 2012

1997, fuga da New York era il titolo di un film di successo degli anni 80. Ma qui non siamo in una futuristica metropoli americana trasformata in un carcere dove un eroe moderno cerca di liberare il presidente degli Stati Uniti rapito da una banda criminale. Siamo in Thailandia, vent’anni dopo.
E’ notizia fresca che la presenza degli occidentali nella “terra dei sorrisi” ha subito un brusco calo nel primo semestre del 2018. Non si tratta solo di turisti, ma anche di lavoratori espatriati e pensionati che, afflitti dall’aumento del costo della vita locale e dall’accresciuta pressione fiscale, hanno optato per altre destinazioni.
Dal punto di vista turistico l’afflusso in massa di turisti cinesi e indiani – elemento di cui il Ministero del turismo thailandese si è sempre vantato – ha contribuito a compromettere l’appeal della terra dei sorrisi per gli occidentali: i veri amatori della Thailandia sanno bene che il turismo di massa dai suddetti Paesi mal si concilia con quello più minimalista di noi occidentali, insofferenti a farsi intruppare in mega gruppi al seguito di una guida-sergente munita di bandierina colorata.
Secondo thaivisa.com, dal 2016 al 2018 la presenza di espatriati stranieri è calata del 6% e i nuovi arrivi sono rappresentati soprattutto da ultra sessantenni; solo il 20% degli espatriati ha meno di 50 anni, il 2% meno di 30. In sostanza, in Thailandia si viene sempre meno per lavorare.
Se gli occidentali fanno le valigie, ultimamente anche i dati del turismo cinese preoccupano. A seguito della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, sul finire di giugno la Banca centrale cinese ha svalutato pesantemente lo yuan. Se da un lato ciò ha lo scopo di sostenere le esportazioni, dall’altro ha prodotto pesanti ricadute sul potere d’acquisto dei cinesi. L’affondamento di due motoscafi carichi di turisti cinesi al largo di Phuket – fatto risalente a luglio 2018 e coperto dai media intenti a glorificare le gesta dei soccorritori dei dodici ragazzi intrappolati nella grotta nei pressi di Chiang Rai – ha contribuito a minare la reputazione della Thailandia: i 47 cinesi morti pesano più sui dati ufficiali dell’industria turistica che sulle coscienze dei vettori di trasporto. Detto ciò, si stima che nei prossimi mesi il turismo cinese subirà una flessione del 5%:  visti i numeri che muove la Cina, ciò si traduce in un milione di turisti in meno circa.
Sperando che le cose cambino presto, non resta che fare i nostri auguri di pronta guarigione alla Thailandia.

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