La mia prima volta dallo sciamano [prima parte]

sciamano

Stregoni, maghi e fatture: non ho mai creduto a queste diavolerie, ma da quando rientrato in Laos, sul finire di luglio, mi sono capitati una serie di eventi nefasti a catena che hanno dato voce alla parte più irrazionale che c’è in me.


Ad agosto avrei dovuto traslocare in un nuovo alloggio, ma, all’ultimo momento, il padrone di casa mi informa che l’inquilino ha prorogato l’affitto di un mese. L’unica alternativa è il temporaneo trasferimento in una stanza d’albergo di dodici metri quadri assieme agli scatoloni dell’agognato trasloco.
Essendo la mia moto guasta, un amico mi presta il suo scooter, una cortesia non richiesta ma gradita. Dopo poche centinaia di metri su strada il motore collassa. Il meccanico trattiene lo scooter per un giorno intero, mentre va alla ricerca dei pezzi di ricambio.
Il giorno successivo estraggo un hard disk portatile da uno dei miei scatoloni; l’avevo comprato poco prima di lasciare il Laos, di una nota marca, usato un paio di volte, con estrema cautela. Niente da fare, non ne vuole sapere di funzionare. Dopo qualche imprecazione e poca pazienza lo devo buttare.
Prima di lasciare il Laos avevo parcheggiato la mia moto nel cortile di un amico. Sapevo che avrebbe avuto bisogno di qualche intervento, che avrei fatto al mio rientro. «Roba da poco», mi aveva detto il meccanico prima di scoprire un grosso problema alla testata. Spesa: 230 dollari.
Una notte qualunque due persone bussano alla porta della mia camera, due transessuali insistono per entrare. Li devo cacciare con la forza. “Volevano rapinarti”, esclama il titolare dell’albergo, un distinto signore abituato ad altro tipo di clientela.
Ogni veicolo su cui poso le mie chiappe ha un problema: prendo un mototaxi per raggiungere il centro, la catena di trasmissione di un Honda Wave seminuovo va in pezzi dopo pochi metri. Aiuto il moto-tassista, imbarazzato, a spingere il veicolo fino al primo meccanico, sotto il sole di mezzogiorno.
Capitolo lavoro. Dopo il secondo colloquio, la scuola presso la quale avrei dovuto iniziare a lavorare non si fa più sentire. La situazione si fa critica, anche finanziariamente.
Una mattina accade un fatto strano. Il mio cellulare, che avevo riposto sul comodino prima di addormentarmi, ha il display crepato. Sono certo che la sera prima era intatto.
Dopo questo fatto, l’ultimo di una triste quotidianità fatta di eventi nefasti, pur attingendo a tutta la razionalità che è in me, non riesco a pensare che si tratti solo di banali casualità. Neppure pensare al “periodo no”, come sostiene un amico, aiuta a placare le mie ansie. Comincio ad avere paura che mi accada qualcosa di peggio: un incidente, un’aggressione, qualcosa che possa ulteriormente scuotere il mio fragile equilibrio. Non dormo serenamente, mi sveglio nel cuore della notte in preda alle palpitazioni, faccio brutti sogni, sudo come mai mi era capitato. Mi chiudo in camera, esco solo per mangiare, guido a fatica e con circospezione. Ho paura.
La mia compagna mi consiglia di rivolgermi a un ex monaco buddhista che conosce suo padre. «E’ bravo, fa riti propiziatori, ha studiato per anni», sostiene Nang. Non ho mai creduto a queste cose, le ho sempre relegate all’ambito delle fregature per gonzi.
Mi confido con Enzo, un amico espatriato che, in passato, si era rivolto a uno sciamano ritenendo che qualcuno gli avesse fatto il malocchio. Vero o no, dopo una seduta con quell’anziano uomo, la salute di Enzo migliorò e la buona sorte riprese a sorridergli. Pare che l’uomo sia famoso nella zona, a lui si rivolgono persone importanti, politici e imprenditori. Si accontenta di un’offerta libera.
Enzo ci era andato con Andrea, un altro espatriato locale, scettico ma curioso di assistere alla seduta miracolosa. Se vivi in Asia non puoi non provare certe cose, fanno parte della cultura locale. Dopo aver guarito Enzo dal malocchio fattole da una sua ex fidanzata gelosa – così sentenziò l’uomo – , lo sciamano scioccò Andrea con poche semplici parole. «Tu rischierai di morire tra i 35 e i 40 anni, a meno che non ti ritirerai in un monastero buddhista per sette giorni». Andrea ci rise sopra e non si ritirò in alcun monastero, aveva altro da fare.
All’età di 38 anni, mentre percorreva una strada sterrata a bordo della sua moto, Andrea ebbe un incidente, cadde e finì nel fiume adiacente rimanendo incastrato sul fondale. Perse conoscenza. Solo l’intervento di un contadino che aveva assistito alla scena gli consentì di salvarsi. Da quel giorno Andrea ha messo da parte il suo lato razionale.

Continua…

[I nomi sono stati modificati per salvaguardare la riservatezza delle persone coinvolte]

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