Cooperante rapita in Kenya: se un giorno rapissero me?

cooperante rapita in Kenya

Cooperante rapita in Kenya: se un giorno rapissero me?

Silvia Costanzo Romano è sparita. La cooperante italiana rapita in Kenya aveva 23 anni e lavorava per una ONLUS marchigiana. È stata rapita il 20 novembre 2018 – dicono – e di lei si sono perse le tracce da giorni.
Mentre sui social si sono scatenati i soliti leoni digitali, i frustrati reali e gli odiatori seriali, io mi sono posto una domanda: se un giorno venissi rapito, il “popolo della Rete” direbbe che me la sono cercata, che potevo fare l’insegnante in Italia o la guida turistica agli Uffizi anziché in Laos?

Premesso che gli imbecilli che si fermano alle prime due righe della notizia sono inevitabili, che alcune persone hanno la capacità innata di cogliere solo gli slogan, che per molti italiani tutto ciò che va oltre la spiaggia dove posano le chiappe da vent’anni rappresenta un pericolo, un fondo di verità in tutto questo c’è.
Ci sono persone che si fanno un’idea del mondo che non è quella reale.
Pippa Bacca era un’artista milanese che aveva scelto di viaggiare in undici Paesi “teatro di conflitti armati” indossando un vestito da sposa, per portare un messaggio di pace. Fu stuprata e uccisa da un automobilista turco che le aveva dato un passaggio.
Solo a me tutto ciò sembra una cosa di una stupidità infernale?
Ci sono mestieri pagati bene perché pericolosi; ci sono attività sportive che procurano emozioni forti in cui un errore può essere fatale. Tutto si può fare, ma non si può prescindere dai rischi.
La ONLUS per cui lavorava Silvia era un’organizzazione di professionisti? L’area in cui operava la giovane milanese era sicura? Silvia aveva la maturità necessaria per affrontare un’esperienza del genere? Aveva piena consapevolezza dei rischi? L’entusiasmo non basta, la gioia di vivere è un filtro non rende lucidi.
Qualcuno si è posto queste domande?
La retorica buonista è diarroica; il vittimismo femminista un tanto al chilo alla fine è stopposo. Sulla stampa non ho letto nulla che metta l’accento sui punti di cui sopra. Solo superficialità scopiazzate dalle agenzie da dare in pasto al tritacarne dei social.
Il mondo è reale, non è e non sarà mai come lo vogliamo noi, siamo sette miliardi su questa terra. Il mondo è e basta.
Per stare al mondo serve maturità, consapevolezza, cervello. Mia nonna lo chiamava buon senso.

libro mauro proni - copertina

Nel 2012 lasciai l’Italia.

Doveva essere solo un viaggio rigenerante e invece finii per scavare dentro me stesso.

Mauro in Asia

Mi chiamo Mauro e sono capitato nel sud-est asiatico quasi per caso. Il Laos mi ha colpito a tal punto da scriverci un libro. Attualmente mi divido tra il settore turistico e quello della formazione, senza rinunciare alle mie passioni: viaggiare e raccontare. Con una penna, un cellulare e una tastiera.

5 comments so far

RogerPosted on7:53 am - Nov 24, 2018

Condivido il tuo ragionamento e le tue domande. Aggiungi pure che queste attività nei paesi cosiddetti sottosviluppati, attraggono i giovani italiani anche per “vil denaro”, dato che oltre alle spese di viaggio, vitto e alloggio, percepiscono dalle Onlus una somma mensile tra i 600 e gli 800 euro, per quel che ne so. Quando c’è di mezzo il denaro è lecito chiedersi se pesi di più il reale afflato volontaristico o l’opportunità di sbarcare il lunario. Non so se mi sono spiegato. Senza offesa per nessuno, qualche perplessità ce l’ho.

    Mauro in AsiaPosted on3:02 pm - Nov 24, 2018

    Vero. La stampa dice che era volontaria. Qualcosa non torna perché se aveva una laurea in cooperazione significa che voleva fare quello di mestiere. Sicuramente c è una buona dose di altruismo ma pensare che il mondo viaggi a pane e amore non è reale.

SimonePosted on11:29 am - Nov 26, 2018

Amen

DimitriPosted on12:44 am - Dic 4, 2018

Ma chi ti rapisce a te Proni?!? Ti rimandano indietro dopo due ore!

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