Il triste destino delle tigri del Tiger Temple

Il triste destino delle tigri del Tiger Temple

Probabilmente le foto incorporate in questo articolo sono tra le poche rimaste a testimoniare l’oasi di spiritualità che permeava il Tiger Temple, il tempio dove tigri e monaci convivevano pacificamente, a pochi chilometri da Kanchanaburi, in Thailandia. O almeno questo è ciò che gli affaristi locali volevano far credere a genitori e bambini, i principali clienti della macchina da soldi in cui operavano falsi monaci, bracconieri e qualche volontario in buona fede.

Il Tiger Temple è stata un’attrazione turistica che ha macinato milioni di baht per anni. Oggi il suo sito e la pagina facebook sono stati oscurati; in Rete si trovano solo notizie relative al traffico di animali che coinvolgeva il tempio e che, sotto pressione dell’opinione pubblica internazionale, ne ha portato alla chiusura, nel 2016.

Si voleva far credere che tigri asiatiche e monaci potessero convivere pacificamente, insieme. Come se i precetti buddhisti fossero sufficienti a tenere a bada un carnivoro di 200 chili con mascelle in grado di spezzare il collo a un cervo.

Se buone intenzioni ci furono, questo fu solo all’inizio, nel lontano 1994, quando alcuni monaci ebbero l’idea di prendersi cura di alcuni cuccioli di tigri indocinesi. A poco a poco le tigri in custodia divennero decine e si rese necessario gestire il “tempio” come una vera e propria impresa, visti gli elevatissimi costi di mantenimento dei felini.

  • Tiger Temple di Kanchanaburi

Visitai il parco sette anni fa, ci arrivai dopo un’ora di pioggia battente a bordo di un motorino a noleggio. Di templi ne vidi uno, in costruzione: del resto i visitatori non si recavano al Tiger Temple per pregare, bensì per farsi fotografare con le tigri. In posa.

All’ingresso mi trovai davanti una parata di tigri legate a terra con grosse catene d’acciaio. Non serviva un etologo per capire che i felini non si divertivano affatto in quel modo, bloccati sotto l’acqua battente. Dietro di essi, un manipolo di guardiani con la maglietta griffata Tiger Temple, in vendita nel negozio di souvenir interno. «Gli introiti servono a mantenere le tigri», si affrettò a spiegare la nostra guida al megafono. Plausibile.

Mano destra sulla schiena del felino, niente ombrelli che potrebbero irritare l’animale e macchina fotografica nella sinistra: foto, via, avanti un altro. Tutto maledettamente organizzato: quando si tratta di fare soldi i thailandesi mettono in piedi vere e proprie catene di montaggio. E soprattutto non hanno alcun rispetto per gli animali.

Me ne andai a metà della visita guidata, tra lo stupore delle guide che non riuscivano a spiegarsi come mai non volessi farmi fotografare accanto a una tigre legata a una pianta di gomma che spuntava da una duna di plastica.

Le tigri sono state trasferite in alcuni bioparchi nazionali, ma molte di esse – 86 su 147 secondo fonti della Reuters – sono morte a seguito della contrazione di patologie comuni che il loro sistema immunitario, indebolito da anni di svezzamento in cattività e consanguineità della riproduzione, non è riuscito a debellare.

La mia esperienza al Tiger Temple risale al 2012, l’anno in cui lasciai l’Italia e il mio lavoro per disintossicarmi. Ne parlo nel mio ultimo libro, Il coraggio di inseguire la libertà, disponibile sia in formato cartaceo, sia in e-book.

Mauro in Asia

Mi chiamo Mauro e sono capitato nel sud-est asiatico quasi per caso. Il Laos mi ha colpito a tal punto da scriverci un libro. Attualmente mi divido tra il settore turistico e quello della formazione, senza rinunciare alle mie passioni: viaggiare e raccontare. Con una penna, un cellulare e una tastiera.

Rispondi

C’è un e-book GRATUITO che ti aspetta!

ebook gratuito Laos

⇒ ⇒ SCARICA ORA!  ⇐ ⇐

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: