Archivi categoria: Attualità

Inutile incazzarsi, il ministro ha ragione.

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Turista riverso sul marciapiede dopo una notte di bagordi in una nota località turistica thailandese – © foto Mauro Proni 2012

E’ una notizia di qualche settimana fa. Il ministro Poletti ha avuto parole poco tenere con gli italiani all’estero, sostenendo che molti di loro è meglio non averli tra i piedi e che in Italia non sono rimasti solo dei ‘pistola’.
Al contrario di molti espatriati, da italiano all’estero non mi sono sentito offeso, anzi. In fondo che ha detto di male il ministro? Pensando alla fauna expat locale trovo tutto ciò banalmente vero.
Scappati di casa, delinquenti, falliti, alcolizzati, drogati, nullafacenti, perdigiorno: il panorama degli espatriati che bazzicano nel Sud-Est asiatico, italiani e non, è sconfortante. Leggi il resto di questa voce

Sicurezza in Laos: le ultime novità.

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La mappa delle zone a rischio diffusa dall’ambasciata degli Stati Uniti di Vientiane (Clicca per ingrandire).

Noto per essere un Paese assai tranquillo, ultimamente in Laos si sono verificati episodi di aggressioni armate a danno di turisti che hanno messo in allarme operatori del settore ed ambasciate

I recenti episodi di aggressione armata a danno di alcune comitive di turisti sulla Road no.13, la tratta più turistica del Paese, quella che da Luang Prabang conduce a Vientiane, hanno destato preoccupazione non solo tra le ambasciate operanti in Laos, ma anche tra gli operatori del settore turistico.
Veniamo agli antefatti. Nel novembre 2015 nella provincia di Xaisomboun tre soldati laotiani sono rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con alcuni banditi. Solo dopo la morte di un motociclista e il ferimento di un altro, nel mese di dicembre dello scorso anno, le autorità laotiane hanno istituito il coprifuoco in alcuni distretti della provincia di Xaisomboun. Non essendo una zona turistica gli accaduti non hanno destato particolare allarme e sono stati relegati nell’ambito dei problemi di sicurezza interna.

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Le due ragazze morte e la morte della ragione

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Ragazze a spasso nel centro di Minsk in una fredda giornata di agosto. La capitale della Bielorussia è considerata una delle città più sicure al mondo – © foto Mauro Proni 2008

La notizia delle due ventenni argentine uccise in Ecuador ha fatto il giro del mondo (virtuale) e scatenato lo sdegno (virtuale) di milioni di persone, virtuali o reali non si sa ancora.
Anche questa volta, per qualcuno, il funesto evento è stato il pretesto per denunciare la piaga della violenza sulle donne.
A onor del vero Marina e Maria sembra siano state uccise perché si sono rifiutate di “concedersi” ai loro aggressori, e su questo non voglio speculare. Quello che personalmente ho trovato bizzarro è il baccano sul diritto delle donne di viaggiare da sole, quasi che, al pari delle unioni civili, ciò dipenda da un atto normativo di chissà quale autorità.

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Oggi nessuno ha paura (dal divano di casa)

Strasburgo - foto Mauro Proni 2011

Strasburgo, Francia. Un giorno normale di una mattina d’inverno – © foto Mauro Proni 2011

Oggi su facebook è pieno di gente che non ha paura.
Io invece sono un fifone ed avrei paura.
Paura di vivere in una grossa città possibile bersaglio di attacchi terroristici.
Ma io sono un fifone.
Fifone come quell’israeliano che conobbi in Laos e che aveva paura di salire su un autobus, di andare al cinema, di prendere l’aereo, di andare al supermercato o in discoteca.
Fifone di un israeliano! Ora gli scrivo di non avere paura.

 

Rapporto Freedom House sulla libertà di stampa in Italia. Chi se lo ricorda?

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La mappa relativa alla libertà di stampa nel mondo secondo il rapporto Freedom House 2014. In verde i Paesi “liberi,” in giallo quelli “parzialmente liberi” ed in rosso quelli “non liberi” – ©  Freedom House 2014

A cinque anni dal rapporto che declassava l’Italia per quando riguarda la libertà di stampa nulla è cambiato nonostante Berlusconi sia fuori dai giochi, ma nessuno ne parla più.

Non c’era trasmissione televisiva che non ripetesse, da mane a sera, che l’Italia era stata declassata a Paese “parzialmente libero” per quanto riguarda la libertà di stampa. La colpa? Ovviamente era di Berlusconi.

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Parigi 11 gennaio 2015: manifestare per difendere la libertà di insultare

Charlie Hebdo - copertinaQueste sono alcune delle vignette del giornale “satirico” Charlie Hebdo che qualcuno ritiene offensive della religione.Charlie Hebdo - copertina
Questa è quella che qualcuno, oggi più che mai, chiama satira.
Avrei voluto inserire una didascalia sotto le foto per descriverne meglio il contenuto, ma ho evitato per non offendere la sensibilità di qualche “illiberale” che non condivide la libera satira e il libero pensiero della libera Rete.
Ieri due milioni di persone hanno manifestato a Parigi anche per difenderre tutta questa “libertà”. Leggi il resto di questa voce

Quel sottile confine tra diritto di satira e libertà di insulto. Il caso Charlie Hebdo.

Studentesse musulmane di una scuola di Georgetown (Malaysia) | © foto Mauro Proni 2012

A Parigi un commando di tre uomini armati uccide quattro giornalisti rei di aver fatto ripetuta satira su Maometto. Il mondo intero invoca la libertà di opinione.

Ciò che per qualcuno rientra nella libertà di opinione per altri può rappresentare il più grave degli insulti. Se per occidentali è normale prendere in giro il Papa, un capo di stato, il re o bestemmiare – chi non l’hai mai fatto? -, per altre culture può non esserlo affatto.
In certi Paesi la bestemmia o la lesa maestà sono reati puniti molto severamente. In Thailandia, ad esempio, offendere il re o contestarne l’operato apre, quasi certamente, le porte del carcere al responabile del reato di lesa maestà, senza differenza alcuna tra stranieri o cittadini thailandesi. Leggi il resto di questa voce

I furbetti del visto e la stretta della Giunta

Alzabandiera nella stazione di polizia di Chiang Sean (THA) | © foto Mauro Proni 2012

Alzabandiera nella stazione di polizia di Chiang Sean (THA) | © foto Mauro Proni 2012

Si calcola che in Thailandia vi siano ben due milioni di lavoratori illegali che, essendo invisibili al fisco, non pagano tasse. La giunta militare ha deciso di inasprire le pene per i clandestini rendendo di fatto la vita più difficile anche ai turisti di lunga permanenza. A dire il vero le pratiche per l’ottenimento del visto di lavoro sono macchinose e prevedono la presentazione di parecchi documenti sia da parte del datore di lavoro, che da parte del lavoratore, traducendosi in un costo per il datore stesso che va ben oltre quello della fee dovuta per il visto stesso. Talvolta sono gli stessi datori che impongono allo straniero di lavorare col semplice visto turistico e il lavoratore, giocoforza, accetta.

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La dittatura dei sorrisi

Bombe inesplose: il caso laotiano

Proiettile da mortaio esposto all'ingresso del COPE Centre di Vientiane - © Mauro Proni 2013

Proiettile da mortaio esposto all’ingresso del COPE Centre di Vientiane – © Mauro Proni 2013

Tra il 1964 e il 1973 gli Stati Uniti condussero in Laos una delle più pesanti operazioni di bombardamento della storia. Le prime missioni aeree sul suolo laotiano vennero condotte senza previa dichiarazione di guerra, con lo scopo di contenere l’“infezione comunista”, espressione coniata all’ex presidente degli Stati Uniti Truman negli anni Quaranta per connotare il pericolo della diffusione del comunismo nel mondo.

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