> Attualità

il laos chiude le frontiere

Emergenza coronavirus: il Laos chiude le frontiere

Da stanotte (per l’esattezza dalla mezzanotte del 20 marzo) il Laos sarà inaccessibile al flusso turistico in entrata.

La misura è stata presa dopo una convulsa settimana che ha impegnato le autorità nazionali e locali per meglio tutelare la sicurezza della popolazione e quella dei turisti in transito.

Le misure intraprese fino ad oggi 19 marzo sono riassunte schematicamente come segue.

Hanno iniziato con

Sospensione di alcune tratte aeree con la Cina.
Sospensione di alcune tratte aeree con la Corea del Sud.
Chiusura di alcune frontiere con Cina, Vietnam e Thailandia.

Hanno istituito

Postazioni thermoscan alle frontiere.
Obbligo di quarantena di 14 giorni in hotel per gli italiani e i cittadini di altre nazionalità a elevato contagio; dapprima solo se presentavano sintomi, poi estesa a tutti.

Hanno vietato

Manifestazioni, concerti, matrimoni, funerali.

Hanno rimandato

Gare sportive.
Capodanno laotiano (solo cerimonie religiose essenziali salvo successive modifiche).

Questa settimana

Hanno disposto la chiusura di asili e scuola primaria.
Sospeso il rilascio di VOA (visti alla frontiera). Chi si trova in Laos potrà uscire in base alle normative dei Paesi di transito e di destinazione.
Il Laos è ufficialmente chiuso al traffico di stranieri per motivi turistici.
Da domani 20 marzo il paese sarà chiuso a tutti, stranieri e cittadini ASEAN, tranne che per motivi di lavoro con visto da richiedere in ambasciata.

In attesa di tempi migliori, un caro saluto a tutti voi.

Il video integrale della diretta Facebook andata in onda il 19 marzo 2020 sulla mia pagina Mauro in Laos
Coronavirus in Laos

Coronavirus, niente panico

Dilaga il panico coronavirus. I dati registrano un crollo delle prenotazioni non solo per i viaggi in Italia, ma anche nel sud-est asiatico, la regione più prossima alla Cina, dove il virus 19-nCoV avrebbe avuto origine.

Senza la pretesa di sperticarmi in informazioni medico scientifiche, in relazione alle quali vi invito a rivolgervi ai canali informativi delle autorità preposte, vi racconto la mia esperienza da residente all’estero.

Ufficialmente in Laos non sono registrati casi. A parte qualche ipotesi di contagio successivamente smentita dalle stesse autorità, il Ministro della Salute Pubblica ha ribadito in ogni sede che il Laos è un Paese attualmente non colpito dal virus.

Di fatto sono stati registrati cali vertiginosi dei flussi turistici verso tutti i Paesi dell’area, Thailandia in testa. Molti alberghi e ristoranti hanno temporaneamente sospeso le attività; non sono poche le strutture che hanno dovuto licenziare dipendenti per contenere i costi.

Indubbiamente la situazione è critica.

Il Vietnam è l’unico Paese del sud-est asiatico ad aver chiuso le frontiere ai turisti italiani; negli altri Paesi, al momento, non sussiste alcun divieto.

Personalmente mi sono recato in Thailandia venerdì 29 febbraio, varcando la frontiera terrestre di Nong Khai. Nessuna delle autorità di frontiera, laotiana o thailandese, ha posto ostacoli al mio ingresso, né in uscita né in entrata. Solo domenica 1 marzo, rientrando dalla Thailandia, dal lato laotiano, i pedoni venivano fatti deviare verso apparecchiature thermoscan per il rilevamento della temperatura corporea, aggeggi del tutto simili ai telelaser per il rilevamento della velocità. Nessuna coda, nessun rallentamento.

Mi limito a darvi alcune semplici raccomandazioni per godervi al meglio la vostra vacanza. Lavatevi spesso le mani e evitate i luoghi affollati; se lo fate indossate una mascherina con specifiche CE FFP2. Evitate di mangiare in baracche su strada, le saune e i centri massaggi, dove abitualmente decine di persone si adagiano su lenzuola che raramente vengono lavate.

Agli instancabili amatori consiglio di limitare le loro passioni al tavolo del bar, in compagnia della ragazza che più vi piace (che è pagata per farvi compagnia). In questa fase storica eviterei il dopo serata, anche perché è un pasto che hanno assaggiato altri prima di voi. E non potete sapere se fossero sani o meno.

Nessuno degli espatriati che io conosca, italiani e non, ha lasciato il lavoro o è tornato nel suo Paese per timore del contagio. A dire il vero qualcuno non sta prendendo la cosa con la dovuta serietà, e questo non è un bene, ma la paura senza cervello si trasforma in ansia, che acceca la vista e non porta da nessuna parte.

Detto questo, buona vacanza.

libro Laos mauro Proni

L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire il Laos, uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

Lavorare clandestinamente in Thailandia

Lavorare clandestinamente in Thailandia

Sole, mare, estate tutto l’anno. Lavorare in infradito e maglietta, tra spiagge e locali della movida notturna. Niente male, vero?

La Thailandia è tra le mete preferite da chi sogna di lavorare quanto basta per vivere senza stress. Ogni anno migliaia di ragazzi scelgono la terra dei sorrisi per cambiare vita o soltanto per fare un’esperienza di lavoro all’estero. Qualcuno, più semplicemente, lavoricchia qualche ora al giorno per pagarsi le vacanze.

Scartoffie in bianco e nero, timbri inchiostrati di blu, code in uffici pubblici rappresentano il mondo che vorremmo lasciarci alle spalle, come se i tropici fossero il parco giochi dei nostri sogni e non un luogo geografico fatto di Paesi, confini, comunità e regole come qualsiasi altro.

Il caso di Thomas Tana è l’ultimo di una lunga serie di ragazzi finiti male, per aver deciso di lavorare clandestinamente in Thailandia. Il giovane neozelandese aveva scelto l’isola di Koh Phi Phi per realizzare il suo sogno: lavorare in un bar sulla spiaggia di un Paese tropicale. Purtroppo l’incauto Thomas non aveva considerato le ferree leggi thailandesi e il suo sogno è finito in una cella di 40 metri quadrati assieme a 120 persone tra ladri, clandestini e tossicodipendenti. In Thailandia il mestiere di barista – stipendiato o a titolo gratuito – è vietato agli stranieri. Non sappiamo se Thomas ne fosse al corrente, ma la legge non ammette ignoranza.

La storia di Thomas – per i più curiosi l’articolo è disponibile qui – è una delle tante che ogni giorno vedono coinvolti giovani occidentali. Istruttori di immersioni, addetti alla reception degli alberghi, baristi nei locali costieri della movida sono tutti mestieri vietati a chi non sia di nazionalità thailandese, ma sono anche i lavori che affascinano di più i giovani stranieri in fuga.

“Non c’è problema, qui la polizia non controlla, lo fanno tutti”, è la classica risposta dei datori di lavoro più spregiudicati per convincere il malcapitato di turno ad accettare l’offerta: vitto, alloggio, stipendio e il sogno di lavorare in un paradiso tropicale. Del resto un farang dietro il bancone aiuta a fare soldi, soprattutto se giovane, belloccio e con un ottimo inglese, fattori che, però, agli agenti dell’Immigration Bureau poco importano.

Quando gli agenti pizzicano un farang dietro al bancone – chiamati da uno spione prezzolato o durante uno dei controlli di routine – il malcapitato entra in un girone infernale dal quale è impossibile uscire indenni. Se è la prima volta che fa il furbo, il datore di lavoro se la caverà con una sanzione; per il farang, invece, le conseguenze saranno pesantissime.

libro mauro proni - copertina

Nel 2012 lasciai l’Italia.

Doveva essere solo un viaggio rigenerante e invece finii per scavare dentro me stesso.

In Thailandia per questo genere di reati è previsto l’arresto immediato e la detenzione fino al giorno del processo, a meno che il giudice non conceda al trasgressore il rilascio su cauzione, sempre che quest’ultimo conosca qualcuno disposto a pagarla e a patto che il giudice gliela conceda, cosa non facile quando si tratta di uno straniero, perché sussiste il pericolo di fuga.

Nella maggioranza dei casi il processo si conclude con una condanna alla prima udienza, stante la flagranza di reato.

La Thailandia abbonda di faciloni, sia tra i locali che tra gli espatriati. “Ma va!”, “Tutte cazzate!”, “Io l’ho sempre fatto e non mi hanno mai fatto niente”: molte persone credono che, siccome hanno sempre perpetrato un comportamento illecito senza mai essere scoperti, ciò significa che sia lecito.

La storia di Thomas è una delle tante. Prima di farvi ammaliare da proposte di lavoro da sogno, informatevi sulle leggi locali, sul regime dei visti e sul modo di operare delle autorità. La Thailandia è la terra dei sorrisi finché tutto va bene, l’inferno, a volte, può essere dietro l’angolo.

C’è un e-book GRATUITO che ti aspetta!

ebook gratuito Laos

⇒ ⇒ SCARICA ORA!  ⇐ ⇐