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Frontiere chiuse Laos Thailandia

Le migliori località Covid-free per le vostre vacanze

Volete farvi una vacanza ma non sapete dove? Ecco le migliori località COVID free dove passare le vostre prossime ferie: Antartide, deserto del Sahara e Laos.

Recitava più o meno così uno dei tanti articoli acchiappaclick nel quale mi sono imbattuto qualche settimana fa. Suggerimenti pescati a caso dal mucchio, senza connessione logica, se non quella di far crescere le visualizzazioni, nella speranza che qualche perditempo clicchi su un banner pubblicitario per mettere insieme uno zero virgola euro.

L’articolo mi è apparso tra quelli consigliati in quanto il Laos, Paese in cui risiedo, compariva tra le destinazioni raccomandate e, si sa, gli algoritmi raramente sbagliano nel propinarci contenuti di sicuro interesse. Pochi casi ufficiali e nessun decesso: così starnazzava l’articolo. Tutto vero, peccato che le frontiere siano tuttora chiuse al turismo e che i collegamenti aerei internazionali siano stati interrotti.

Siccome non sono pochi gli internauti che mi chiedono informazioni sui migliori “paesini da visitare” e le “modalità di ingresso” ho deciso di spendere due parole sull’argomento.

La situazione in Laos

Attualmente la situazione in Laos è quella descritta sopra. E’ possibile entrare nel Paese solo con un visto di lavoro rilasciato da un’ambasciata laotiana (e dopo aver passato quindici giorni in un hotel con porte e finestre sigillate). Alla riapertura dei confini – argomento sul quale le autorità non si sono ancora pronunciate – nessuno saprà quali saranno le nuove regole, ma sicuramente non saranno permissive come quelle dell’era pre-Covid (visto di 30 giorni alla frontiera e possibilità di rientro illimitata).

E la Thailandia?

La “terra dei sorrisi” ha istituito un nuovo tipo di visto turistico (Special Tourist Visa) con il quale poter accedere al Paese in assenza di un visto di lavoro. Lo strumento prevede comunque 15 giorni di quarantena obbligatoria da scontare – sì, proprio come una condanna – in un albergo convenzionato, da prenotare prima della partenza. Per essere ammessi in Thailandia è necessario essere provvisti di una polizza sanitaria anti COVID e sottoporsi a un tampone non più di 72 ore dalla partenza. Per tutti i requisiti in dettaglio vi consiglio di consultare i canali informativi ufficiali.

Armatevi di pazienza

Viviamo in tempi di grande incertezza ed è normale cercare di aggrapparsi ai sogni per tirare avanti, ma non dimenticate di restare con i piedi per terra! Le località Covid-free, se esistono, spesso non sono raggiungibili.

Se volete viaggiare con la fantasia, non c’è migliore occasione che leggere. Laos. Usi, costumi e tradizioni (Morellini) vi farà scoprire i segreti di uno dei Paesi più sconosciuti dell’Asia. Se siete amanti delle avventure e dei viaggi “zaino in spalla” Il coraggio di inseguire la libertà (Booksprint) è il libro che fa per voi: sei mesi a cavallo di sei Paesi nel sud-est asiatico, un viaggio che ha cambiato la prospettiva della mia vita.

Se invece questo articolo vi ha deluso e non potete fare a meno di viaggiare con le vostre gambe, potete sempre orientarvi verso le altre località suggerite dall’articolo che ha scatenato la mia fantasia, sempre che troviate un volo diretto in Antartide o un bell’albergo con piscina tra le dune del Sahara.

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Il mio primo impatto con il sud-est asiatico risale al 2010, e fu devastante.
Due anni dopo ci tornai per un lungo viaggio a cavallo di sei Paesi. Doveva essere solo un’esperienza rigenerante e invece finii per scavare dentro me stesso.
Quei sei mesi cambiarono la mia vita.

la grande lezione del Covid

Nulla è permanente: la grande lezione del Covid

Progettare, programmare, prevedere: la cultura occidentale ci ha insegnato a vivere pensando al domani, ma il Covid19 ha dimostrato che i nostri piani, per quanto ben articolati che siano, possono saltare.

L’impermanenza

E’ una delle più grandi lezioni del buddismo: nulla è eterno. Prendere coscienza dell’impermanenza della realtà è una delle chiavi per evitare il dolore. Affezionarsi troppo a cose e persone porta inevitabilmente a soffrire perché nessuna entità è destinata a durare all’infinito. Nel caso specifico, “fissarsi” troppo su un progetto di futuro ha portato molti a soffrire dopo aver realizzato che tutte le loro aspettative sono state frustrate da un evento imprevedibile quale è stata la pandemia.

E’ saltato tutto

Il Covid19 ha travolto la vita di tutti. Non solo sono saltati i piani aziendali, gli investimenti privati e i bilanci degli stati, ma anche le economie domestiche. Migliaia di persone si sono trovate a lavorare a stipendio ridotto, in molti hanno perso il lavoro o non hanno ottenuto il rinnovo contrattuale promesso. Le conseguenze sono state e sono tuttora drammatiche, anche a livello psicologico. E’ saltata persino la scuola, che prosegue a singhiozzo con effetti devastanti per studenti e genitori che la stanno vivendo in prima persona.

Ciò che è stato scombussolato più di ogni altra cosa sono state le abitudini di ognuno di noi. Sono saltate le ferie, ma anche le banali occasioni ricreative fatte di caffè al bar, cene tra amici, cinema, scampagnate in bicicletta, gite fuori porta e visite ai parenti. La pandemia di Covid19 ci ha impedito di programmare tutte le micro attività che, fino a un anno fa, rientravano nella quotidianità della vita.

Cosa dice il buddismo

Secondo la dottrina buddista ci sono due cose che non si possono cambiare: il passato e il futuro. Il primo, perché è accaduto; il secondo, perché non è prevedibile. Occorre vivere di più il presente, questo sostiene la filosofia di Siddharta Gautama, il primo Buddha.

La lezione del Covid19

Questa la grande lezione del Covid19. Mentre nella società occidentale ci hanno insegnato a vivere programmando il futuro, il Covid19 ci ha insegnato che pensarci troppo può generare sofferenza. Attaccarsi troppo a un’idea di futuro ha generato in molti un profondo senso di frustrazione e sconforto perché in quel progetto avevano riposto tutta la loro felicità.

Nessuno sa quando il momento infelice che stiamo vivendo finirà, ma una cosa dovremmo averla imparata: a godere di più del presente perché, nonostante il razionalismo che permea la nostra cultura affermi il contrario, il futuro non è affatto nelle nostre mani.

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Due anni dopo ci tornai per un lungo viaggio a cavallo di sei Paesi. Doveva essere solo un’esperienza rigenerante e invece finii per scavare dentro me stesso.
Quei sei mesi cambiarono la mia vita.

I paesi del sud-est asiatico hanno contenuto la pandemia meglio di altri

Covid: come ne siamo usciti

I paesi del sud-est asiatico hanno contenuto la pandemia meglio di altri.

Qualche settimana fa la Thailandia è stata premiata dai massimi vertici della OMS per i successi raggiunti nel contenimento della pandemia di Covid-19.

I casi e le misure nel SE Asia

Alla data odierna il Laos ha dichiarato 24 casi di contagio da Covid, nessuno dei quali con effetti mortali. Dal 1 novembre 2020 il piccolo Paese asiatico ha eliminato tutte le misure di contenimento, fatta eccezione per la chiusura dei confini, che rimangono accessibili solo a cittadini muniti di visto di lavoro e a coloro che provengono da Paesi inseriti in un’apposita safe list.

Al di là della macabra gara tra chi abbia registrato meno morti, il minimo comune denominatore che ho rilevato tra i Paesi del sud-est asiatico continentale è tutto in due fattori: la chiusura dei confini e l’assenza di dissenso interno.

Il caso Italia

Osservando il caso italiano, invece, si rileva tutt’altro che chiarezza, ma la costante diffusione di messaggi contraddittori, da parte della stampa, dei medici e delle autorità.

Ciò, a mio avviso, ha reso le misure di contenimento meno efficaci e ha diffuso un clima di irritazione tra i cittadini, alle prese con regole e opinioni contraddittorie.

Una sola voce

Thailandia, Laos, Vietnam e Myanmar hanno registrato pochi casi rispetto a paesi europei (in rapporto alla popolazione), ma va da sé che i Paesi menzionati parlano con una voce sola: quella del primo ministro.

I giornalisti, come prevede il loro ruolo in questi Paesi, si limitano a riportare quanto dichiarato dalle autorità stesse e che può essere sintetizzato in modo assai lineare: problema, analisi, soluzione, comunicazione.

Non troverete mai su un giornale thailandese, laotiano o vietnamita l’opinione di un virologo che contraddice quella di un ministro, o quella del governatore di una provincia che dissenta da quanto dichiarato da un epidemiologo.

L’autorità centrale decide e comunica in maniera gerarchica le disposizioni alla catena di comando, come in una struttura militare.

La democrazia in emergenza

La democrazia, in situazioni emergenziali, ha dimostrato di non essere sempre adeguata. La pluralità di opinioni ha generato solo incertezza, confusione e malcontento.

Elogio dei regimi autoritari? Nient’affatto. Tra le motivazioni che hanno consentito alla Thailandia di ottenere il plauso della OMS si parla espressamente di “forte leadership”, unitamente a un solido sistema sanitario pubblico.

Questa forma di autoritarismo – eviterei di parlare a sproposito di dittatura, parola che evoca stivali neri e braccia tese – si è dimostrata più efficace di un sistema che, in nome della libertà di stampa ed opinione, ha dato voce a tutti: medici, infermieri, portantini, sindaci di paeselli sperduti, ministri e governatori di regioni con manie di protagonismo. Senza contare la miriade di esperti laureati all’università della vita che diffondono opinioni scientifiche su Facebook, condite di congiuntivi che litigano con gli avverbi.

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