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La nostra ambasciata si trova a Bangkok

Cari italiani all’estero, ricordatevi che siete soli

Abbandonati a se stessi, questa è la sensazione di molti italiani che, come il sottoscritto, hanno avuto bisogno di assistenza dall’Ambasciata d’Italia a Bangkok.
Fino all’anno scorso la nostra rappresentanza diplomatica aveva sede in una villetta e per accedervi bastava mettersi in fila, prendere il numerino e attendere di essere chiamato. Io ha avuto la fortuna di rivolgermi all’ambasciata solo dopo il suo trasferimento nel quartiere di Lumpini, accanto alle rappresentanze della Svizzera, degli Emirati Arabi e degli Stati Uniti d’America. L’Italia non poteva restare in un’anonima villetta di periferia: anche noi abbiamo scelto il grattacielo All Season Place.

Prendere appuntamento con il sistema telematico

Oggi per accedere ai servizi consolari occorre prendere appuntamento tramite il sistema di prenotazione online. Inutile presentarsi di persona, non verrete ricevuti; inutile anche telefonare, difficilissimo ottenere una risposta, e allorquando ci riusciste vi sentirete comunque rimbalzare. Peccato che il sistema di prenotazione telematico non è sempre attivo e quando lo è la disponibilità di appuntamenti è limitata o in stato di perenne “tutto occupato”.

Inefficienze note

Le inefficienze dell’Ambasciata d’Italia a Bangkok sono ben note agli italiani che risiedono in Thailandia, Cambogia e Laos (l’Ambasciata di Bangkok è competente per tutti questi Paesi) e nei numerosi forum di italiani all’estero si trova ampia letteratura in materia: impiegati inarrivabili, attese in corridoio, diniego di assistenza a chi è privo di appuntamento.
La disastrata situazione della nostra rappresentanza diplomatica è ben nota anche sul patrio suolo, tanto da essere stata oggetto di un’interrogazione parlamentare (interrogazione n. 4-17732 dell’On. Fabio Evangelisti). A un anno dal predetto intervento, nulla pare cambiato.

La mia esperienza

Ho tentato di prenotare un appuntamento attraverso il sistema telematico per effettuare l’iscrizione AIRE (obbligatoria per chi ha intenzione di risiedere più di 180 giorni all’estero), senza successo. I vani tentativi risalgono alla metà di luglio del 2013. Niente da fare, al 15 luglio tutto risultava già in stato di “occupato” fino ai primi di agosto, peccato che il 22 luglio avrei dovuto tornare in Italia. Ho provato a contattare l’Ambasciata per telefono; solo dopo numerosi tentativi sono riuscito a parlare con un incaricato che, in un buon italiano, mi ha detto che avrei potuto portare i documenti per l’iscrizione AIRE a mano, senza appuntamento; sempre secondo lo stesso addetto l’Ambasciata li avrebbe ritirati e qualcuno mi avrebbe lasciato un timbro di accettazione. Così feci.

Ci sono andato di persona

Mi recai nel principesco grattacielo di Wireless Road 87, presentai il mio passaporto alla portineria, ricevetti un badge magnetico, presi uno dei dodici ascensori di marmo e specchi e raggiunsi il ventisettesimo piano, quello della Cancelleria consolare. Al banco della portineria che stava dietro la porta automatica a vetri con impressi i fregi della Repubblica sedeva un addetto dai tratti asiatici. Nel suo inglese raffazzonato mi mostrò un foglio con l’indirizzo web al quale avrei dovuto rivolgermi per prenotare un appuntamento; nessuno mi avrebbe ricevuto, tantomeno apporre timbri.
Dovendo partire per l’Italia, rinunciai. Spedii  i documenti all’Ambasciata dal più vicino ufficio postale, con  raccomandata tracciabile.
Curiosando in Rete scoprii che le persone che avevano tentato di prenotare un appuntamento con l’Ambasciata invano erano decine. Tentai nuovamente di prendere un appuntamento dopo il 21 settembre, giorno in cui un volo della Aeroflot mi avrebbe riportato sul suolo thailandese: niente da fare, tutto pieno da agosto fino al 6 settembre e il sistema non consente di prenotare appuntamenti oltre trenta giorni.

Nemmeno al telefono

Quando ero a Bangkok, esasperato dalle telefonate alle quali nessuno rispondeva, tentai di contattare il numero destinato alle emergenze (quello da usare in caso di arresto, passaporto smarrito, rimpatrio d’urgenza). Pur non rappresentando un’emergenza, fu la curiosità che mi spinse a chiamare. Il telefono era spento.

Cari concittadini, se ve ne state andando dall’Italia in cerca di fortuna, se nel nostro Paese non trovate un lavoro o l’avete appena perso, se siete stufi di pagare tasse per mantenere politicanti fannulloni e i centinaia di disperati che ogni giorno sbarcano sul patrio suolo non dimenticatevi che anche all’estero Fallitalia sarà al vostro fianco per ricordarvi quanto siete fortunati ad essere nati nel Belpaese.

Qualche anno dopo ho raggiunto la nostra ambasciata per rifare il passaporto, che nel frattempo era scaduto. Sono rimasto positivamente sorpreso nel constatare che era tutto cambiato, a partire dal sistema di prenotazione, più flessibile e razionale. Ho fatto questo video per voi.

Una clinica privata thailandese

In Italia la sanità è gratis e in Thailandia fa schifo

In Italia la sanità è gratis: quante volte l’abbiamo sentito dire?
In Italia non si paga per essere sottoposti ad interventi chirurgici e nemmeno per i ricoveri ospedalieri, ma non vedersi presentare la fattura alla cassa non significa che i servizi siano gratuiti.
La spesa sanitaria italiana è finanziata con le tasse, nonostante ciò a qualcuno piace pensare che la sanità italiana sia gratuita.

Gli ospedali fanno schifo

Vivendo all’estero ho avuto l’occasione di sperimentare altri sistemi sanitari e, al mio ritorno in Italia, mi sono sentito rivolgere la solita battuta: «Ah, ma in quei Paesi lì, gli ospedali fanno schifo!». Non sempre si tratta dei soliti discorsi da bar, spesso sono gli operatori sanitari a esprimere i giudizi più severi. Il mio medico di famiglia un giorno mi disse: «In Thailandia avrei paura delle condizioni igieniche con cui vengono svolti certi interventi»; e il mio dentista, a seguire: «Le cure dentarie costano poco perché non valgono niente, usano prodotti che vengono dal Burundi».
Nessuno dei due aveva mai messo piede in Thailandia.

Il Bangkok Hospital - la sanità in thailandia
Il Bangkok Hospital di Udon Thani, una delle migliori strutture della Thailandia

I dati

La sanità thailandese è il fiore all’occhiello del sud-est asiatico non solo per quanto riguarda gli ospedali privati, ma anche le strutture pubbliche godono di una discreta reputazione.
E’ il portale Viaggiare Sicuri, gestito dal Ministero degli Esteri, a rendere giustizia alla bistrattata Thailandia. Alla voce Situazione sanitaria si legge: “Buona in generale. Le strutture sanitarie private locali sono ottime”.
Nel corso degli ultimi anni la Thailandia ha investito molto nel settore sanitario, estendendo la copertura a tutti i cittadini thailandesi, consentendo, nel giro di pochi anni, di elevare le aspettative di vita media agli attuali 75 anni, contro i 78 degli Stati Uniti. Solo tre anni di differenza tra un Paese che nel lontano ’69 già sbarcava sulla luna e un altro, la Thailandia, annoverato tra i Paesi in via di sviluppo, dove, nelle aree rurali, la fornitura di energia elettrica e acqua corrente non è ancora garantita con continuità.

Meglio qui che in America

A Mae Sot, cittadina sul confine con la Birmania, incontrai un medico americano. Paul veniva da un’esperienza di lavoro in Birmania. «Lì non si può lavorare – mi disse –, negli ospedali mancano persino disinfettanti e cerotti». Paul si era trasferito in Thailandia pensando di trovare una situazione analoga, ma dopo poche settimane ne rimase talmente ben sorpreso da trasferirvisi. «Non ho mai visto un ospedale così pulito e ben attrezzato nemmeno in America, non ci credevo, e mi riferisco agli ospedali pubblici. Da malato vorrei vivere qui per tutta la vita», così disse Paul, chirurgo addominale.

Dove sta il trucco?

Innanzi tutto la sanità è gratuita per i soli cittadini thailandesi, gli stranieri devono pagare. Unitamente all’assenza della figura del medico di famiglia e del contributo statale per l’acquisto dei farmaci, la spesa sanitaria che ne consegue è molto più sostenibile che altrove.

Le cure dentistiche

I costi mediamente più bassi rispetto all’Italia non dipendono dall’uso di materiali “del Burundi” – in Thailandia, come altrove, sono disponibili materiale pregiati e non, a seconda di quanto si vuole spendere -, bensì dai modesti costi di struttura che consentono ai dentisti di applicare prezzi inferiori a quelli italiani. Tra costo del lavoro, canone d’affitto mensile dello studio, tassa dei rifiuti, IMU, contributi pensionistici obbligatori e aliquota fiscale il prezzo schizza alle stelle. Se domani il vostro dentista dovesse pagare solo un quarto dello stipendio alla sua assistente o altrettanto per l’affitto, credete che i prezzi che vi applicherebbe siano gli stessi? Forse sì, perché in Italia le tariffe professionali sono stabilite da un ordine professionale, mentre in Thailandia no.

L’ennesimo caso

Un dentista italiano in vacanza in Thailandia ebbe un emergenza a un dente. Fu costretto a rivolgersi ad una clinica locale. «Mi sono fatto il segno della croce prima di entrare – mi disse -, poi, quando sono uscito mi sono ricreduto. Lavorano meglio di noi, avevo un monitor davanti che mi proiettava tutto quello che mi stava facendo in bocca. Mi sono sentito in imbarazzo nel giudicarlo male a priori». E se lo dice un dentista, io mi fiderei.

Matrimonio buddhista, il quadro all'ingresso

Il matrimonio buddhista: antiche tradizioni e moderne fregature

C’è chi li chiama party planner, chi wedding designer, chi più semplicemente “organizzatori di eventi”: comunque li vogliate chiamare si tratta di vere e proprie imprese commerciali che vendono di tutto: dalla Cresima del nipotino alla festa di laurea, dall’inaugurazione del nuovo locale cool per gente trendy alla festa di chiusura della campagna elettorale, anche se il vero core business di queste imprese sono e restano i matrimoni.
Basta pagare e te li organizzano come vuoi: da quello classico in chiesa con pranzo e orchestrina a quello in mezzo alla natura, magari su una spiaggia tropicale o in una chiesetta fatta di ghiaccio nel cuore della Lapponia con tanto di slitta e cani per raggiungerla.
Accanto a queste – i più tradizionalisti le definirebbero delle emerite str… anezze – da qualche tempo i party planners hanno cominciato ad offrire la possibilità di celebrare il “giorno più bello” secondo riti tipici di talune località esotiche. Il matrimonio buddhista rientra tra questi.

Il quadro

Il Buddhismo è suddiviso in diverse correnti ciascuna delle quali con specificità sue proprie dovute ai maestri che si sono fatti interpreti della tradizione e alle realtà sociali e ai riti animistici con i quali il Buddhismo si è dovuto confrontare una volta diffusosi fuori dei confini dell’India. Tutto ciò ha determinato la diffusione di riti, pratiche e simbologie diverse non solo da corrente a corrente, ma anche da Paese a Paese. Parlare genericamente di “matrimonio buddhista” è un po’ come riferirsi al calcio definendolo “lo sport dove si usa la palla”.
Il matrimonio inteso come sacramento religioso è una peculiarità della Cristianità, pensare che il rapporto di coniugio sia sempre e ovunque un evento religioso può indurre in errore.
Per dare un’idea della questione senza scadere nelle generalizzazioni, mi limiterò a parlarvi del matrimonio che si celebra in Laos, un Paese buddhista di corrente Theravada, scusandomi fin da ora con coloro che, arrivati a leggere fin qui, si aspettavano di sentirsi raccontare in dieci righe come si celebra il “matrimonio buddhista”.

Banchetto nuziale lao - Il matrimonio buddhista
Rito di benvenuto ad un banchetto nuziale presso la città di Paksé, Laos meridionale | © Mauro Proni 2013

Il matrimonio in Laos

Il matrimonio tradizionale lao (e il suo omologo thailandese) con il Buddhismo non c’entra nulla, poiché trattasi di una cerimonia che affonda le sue radici nell’animismo delle origini. In Laos, la cerimonia del ba sii (il rito del buon auspicio) non è celebrata né da un ufficiale di stato civile né da un monaco, ma da un moo (“sciamano”, ma anche “medico” in lingua lao) che benedice la futura coppia con un rito atto ad allontanare gli spiriti cattivi e a richiedere la protezione dei trentadue khuan, gli spiriti buoni.
Con un uovo sodo e un pezzetto di carne di pollo nella mano sinistra e la destra distesa con il palmo rivolto verso l’alto, gli sposi siedono davanti allo sciamano che recita la formula per invocare l’assistenza dei khuan. Terminata questa fase il celebrante legherà un nastrino di cotone attorno al polso destro di ciascuno degli sposi, assicurando con ciò la protezione esterna da parte degli spiriti buoni. Successivamente, ingerendo l’uovo e il pollo, gli sposi usufruiranno anche della loro protezione interna.
La cerimonia del ba sii è la stessa che si tiene per celebrare il fidanzamento ufficiale, la nascita di un figlio, l’inizio dei lavori di costruzione di una casa, la benedizione di un malato cronico ed ogni altro evento che richieda la protezione di esseri ultraterreni.
Con il rito del ba sii la coppia è di fatto sposata; la regolarizzazione del matrimonio di diritto è compito del nay baan (il capovillaggio) che annoterà sui suoi registri il matrimonio, autorizzando così la neonata coppia alla coabitazione (in Laos la convivenza more uxorio non è consentita).

I festeggiamenti

Il banchetto nuziale può essere celebrato lo stesso giorno o anche a distanza di giorni, persino di settimane, ma sempre dopo e non prima del ba sii. In campagna si usa allestirlo nel cortile della casa della sposa. Musica, birra e karaoke sono gli ingredienti base, così come il  tendone di plastica per proteggere gli ospiti da sole e pioggia. In città, se le case sono sprovviste di ampi cortili, si può fare tutto in strada e, se proprio gli ospiti sono tanti, non è affatto infrequente impegnare la strada pubblica con tavoli e sedie, transennandola da lato a lato per bloccarne l’accesso ai veicoli. Per i più facoltosi ci sono edifici preposti ai banchetti nuziali. Non si tratta di ristoranti, ma di locali a noleggio. Il catering e il servizio sono a cura degli sposi che possono usufruire di fornitori specifici o beneficiare della generosità dei parenti.
Le celebrazioni durano qualche ora e la musica in questi casi è assordante. Palco con musica dal vivo, impianti audio, composizioni floreali, numero di invitati e quantità di portate dipendono da quanto si vuole spendere, o meglio, da quanto lo sposo può spendere visto che i relativi costi sono tutti a suo carico.

L’invito

Anche in Laos per partecipare a un matrimonio occorre aver ricevuto le partecipazioni (la classica busta con l’invito dentro) che va resa prima di far ingresso nell’area del banchetto unitamente all’offerta in denaro che costituisce il regalo di nozze. Liste nozze e luna di miele non appartengono alla cultura locale.
All’ingresso dell’area del banchetto nuziale gli sposi e i relativi genitori disposti in parata accolgono gli invitati offrendo loro un minuscolo bicchierino di whisky da bere tutto d’un colpo. Il bicchierino è uno solo per tutti, perché il matrimonio è un momento di socialità e in questi casi chiedere un bicchiere pulito perché all’ospite fa schifo posare le labbra dove lo hanno fatto decine di altri perfetti sconosciuti è una richiesta che non sarebbe compresa.

Mangiare e andarsene

In tutto questo c’è però un lato positivo, almeno per coloro che detestano passare ore seduti attorno a un tavolo in attesa delle pietanze. Al banchetto nuziale lao le pietanze sono già presenti sul tavolo, coperte da una pellicola trasparente per preservarne la freschezza. Ci si accomoda, si scarta, si mangia e ci si allontana. A meno che non siate parenti stretti o amici di vecchia data degli sposi, trattenersi ad un tavolo troppo a lungo è inopportuno: darete l’impressione che siete venuti al banchetto per abbuffarvi.

Delusi?

Forse sì, ma purtroppo le semplificazioni non sempre corrispondono alla realtà. D’ora in poi se un party planner o come si chiama cercherà di vendervi il “matrimonio buddhista”, sappiate che state comprando un prodotto. Stupite il vostro interlocutore chiedendogli secondo quale corrente buddhista organizzerà il vostro matrimonio e chi è l’autorità che lo celebrerà. Quanti sciamani conoscete in Italia? Ci metterete un secondo a capire se sa di cosa parla o se sta cercando di vendervi il videoregistratore con il mattone dentro.

Efficacia in Italia

Il “matrimonio buddhista”, a differenza del matrimonio concordatario (quello religioso), non è riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico. Quindi, se deciderete di sposarvi “all’orientale”, dovrete comunque celebrare il matrimonio secondo il rito civile, in ambasciata o in municipio, come prevede la legge italiana.

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