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Spiaggia di Krabi

2018, fuga dalla Thailandia

1997, fuga da New York è il titolo di un film di successo degli anni Ottanta. Ma qui non siamo in una futuristica metropoli americana trasformata in un carcere dove un eroe moderno cerca di liberare il presidente degli Stati Uniti rapito da una banda criminale. Siamo in Thailandia, trent’anni dopo, un Paese dove il turismo occidentale è in calo.

Gli ultimi dati

E’ notizia fresca che la presenza degli occidentali nella “terra dei sorrisi” ha subito un brusco calo nel primo semestre del 2018. Non si tratta solo di turisti, ma anche di lavoratori e pensionati che, afflitti dall’aumento del costo della vita locale e dalla maggiore pressione fiscale, hanno optato per altre destinazioni.
L’afflusso in massa di turisti cinesi e indiani – fattore di cui il Ministero del turismo thailandese si è sempre vantato – ha contribuito a compromettere l’appeal della terra dei sorrisi per gli occidentali, abituati a un turismo più minimalista, insofferenti a farsi intruppare in mega gruppi al seguito di una guida-sergente munita di bandierina colorata.
Secondo thaivisa.com, dal 2016 al 2018 la presenza di espatriati stranieri è calata del 6% e i nuovi arrivi sono rappresentati soprattutto da ultra sessantenni; solo il 20% degli espatriati ha meno di 50 anni, il 2% meno di 30. In sostanza, in Thailandia si viene sempre meno per lavorare.

Il turismo cinese

Se gli occidentali fanno le valigie, ultimamente anche i dati del turismo cinese preoccupano. A seguito della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, sul finire di giugno la Banca centrale cinese ha svalutato pesantemente lo yuan. Se da un lato ciò ha lo scopo di sostenere le esportazioni, dall’altro ha prodotto pesanti ricadute sul potere d’acquisto dei cinesi.
L’affondamento di due motoscafi carichi di turisti cinesi al largo di Phuket – fatto risalente a luglio 2018 e coperto dai media intenti a glorificare le gesta dei soccorritori dei dodici ragazzi intrappolati nella grotta nei pressi di Chiang Rai – ha contribuito a minare la reputazione della Thailandia: i 47 cinesi morti pesano più sui dati ufficiali dell’industria turistica che sulle coscienze dei vettori di trasporto. Detto ciò, si stima che nei prossimi mesi il turismo cinese subirà una flessione del 5%:  visti i numeri che muove la Cina, ciò si traduce in un milione di turisti in meno circa.

Sperando che le cose cambino presto, non resta che fare i nostri auguri di pronta guarigione alla Thailandia.

Caverna allagata in Laos

La caverna di Tham Luang e il principio di responsabilità

E’ un caso di portata globale che sta tenendo incollati alla televisione milioni di persone in tutto il mondo. Centinaia di giornalisti, decine di soccorritori, migliaia di ipotesi; servizi speciali, dirette web, messe e riti propiziatori vari. Il caso dei dodici bambini intrappolati nella caverna della provincia thailandese di Chiang Rai è uno degli eventi mediatici più importanti degli ultimi anni.

I fatti

Dodici giovani calciatori di una squadra locale si avventurano in una grotta in compagnia del loro allenatore. A causa delle forti piogge la caverna, un sinuoso anfratto di saliscendi lungo dodici chilometri, si allaga intrappolando il gruppo. Prima di essere localizzati vi resteranno nove giorni. Al buio, senza viveri né acqua potabile.

Il rischio è tuo

L’evento ha svelato l’importanza di un principio generale che i turisti che si avventurano in Asia non devono dimenticare. Nei Paesi del sud-est asiatico scordatevi la presenza di uno stato chioccia che vi proibisce dal fare certe attività in quanto pericolose. Da queste parti vale il principio di responsabilità: se fai qualcosa significa che te ne assumi i rischi, non che le autorità hanno accertato l’assenza di pericoli per la tua incolumità.
Scordatevi sbarre e cancelli che impediscano di accedere a luoghi potenzialmente pericolosi: grotte soggette ad allagamenti, fiumi interessati da piene improvvise, ponti in bambù autocostruiti o cascate nel tratto più vicino al salto d’acqua.
Potrete trovare cartelli che diffidano dal tuffarsi dai rami prospicienti un fiume, ma anche no. Sarà vostra responsabilità controllare che la profondità dell’acqua sia sufficiente ad assorbire l’impatto. Di casi mortali ne sono occorsi parecchi.
All’interno delle caverne laotiane scordatevi corrimano, pedane antiscivolo, lampade di emergenza e cartelli indicatori: se ci entrate ve ne assumete la responsabilità.
Le cascate durante la stagione secca sono povere d’acqua e la corrente è modesta. Ci si può avvicinare al salto d’acqua senza rischi e scattare bellissime foto. La stessa cosa non è fattibile in questa stagione: la corrente è forte, anche se in superficie non può sembrarlo affatto.

Gli esempi sono tanti

I motorini a noleggio peccano generalmente di manutenzione. Prima di noleggiarli è bene controllare che i freni e le luci funzionino a dovere. Gli impianti elettrici domestici non è detto che siano stati posati da un professionista che ne risponderà in caso di incidente.

Viaggiare consapevoli

La Thailandia è il Paese più organizzato dal punto di vista turistico, ma non scordatevi che è pur sempre un Paese in via di sviluppo, con standard di sicurezza e igiene inferiori ai nostri.
Infine non dimenticatevi che certi Paesi possono difettare di efficaci servizi d’emergenza. In Laos, ad esempio, mancano del tutto e non è nemmeno attivo un servizio di ambulanza.
Viaggiare con una guida locale a volte può salvare la vita. Scusate lo spot.

La povertà è chic

La povertà è chic

Salgo a bordo della mia Range Rover sei cilindri e raggiungo un villaggio di campagna, uno qualunque, tanto sono tutti uguali, come le baracche che si susseguono a bordo strada: una mia amica mi ha detto che i bimbi h’mong sono bellissimi e la povertà è chic!

Le Puma nuove

Parcheggio il bolide nel giardino del tempio locale, al riparo da occhi indiscreti e dalla polvere che alzano i veicoli sulla strada principale. I viottoli in terra battuta che circondano le baracche del villaggio sono polverosi. Speriamo di non rovinare le mie Puma nuove di zecca, le ho comprate su Amazon e mi sono arrivate giusto ieri!
Tutti mi osservano: io alta, magra, bionda, con gli occhi azzurri, la pelle chiara e liscia, in jeans blu e camicetta di seta, loro… beh… non saprei come chiamarli quei cenci che hanno addosso!

Quello che cercavo!

Metto il naso in una baracca a caso dove un’anziana donna dal viso scavato armeggia attorno a un pentolone che ribolle. Su un tavolo di assi inchiodate con tanta approssimazione giace un neonato avvolto in una coperta. Il pargolo agita le manine sorridendo. Che culo, è quello che cercavo!
In un angolo della casa – beh… proprio casa no… è una baracca di assi piantate per terra! – due ragazzi sono intenti a guardare un film cinese su una vecchia televisione a tubo.
Fa un caldo soffocante. Non c’è nemmeno un ventilatore. Non potrei vivere senza il mio condizionatore LG!
L’anziana mi guarda e sorride, salutandomi a mani giunte. Che tesoro di vecchia!
Mi avvicino al bimbo sorridendo e comincio ad accarezzarlo. L’anziana sorride divertita, il bimbo pure. Mica male ‘sto scorcio di autentica povertà!

La povertà è bella ma puzza

Con il suo permesso e dopo qualche convenevole, prendo in braccio il bambino e, mentre lo coccolo, mi faccio scattare una foto con il mio iPhone 8. Caspita, l’iPhone fa foto fantastiche, non potrei farne a meno!
Sarà l’effetto del bianco e nero o quello della luce radente che penetra tra le fessure della baracca: non saprei, ma gli scatti sono venuti proprio bene. Che figata!
Riconsegno il pupo alla donna. La povertà è bella, ma dopo un po’ puzza!
Ringrazio a mani giunte lasciandomi alle spalle il pavimento di terra battuta e i polli che entrano ed escono scagazzando ovunque. Come si fa a vivere in una sozzeria del genere! Speriamo di non aver preso qualche malattia!
Torno al tempio. Il mio Range è ancor lì. Meno male!
Salgo a bordo e metto un po’ di musica – dovrei avere Bob Geldof da qualche parte! – mentre inizio a caricare le foto su facebook. Cazzo, le casse BOSE del mio impianto stereo hanno un suono inimitabile!
E’ ora di tornare in città, sono le quattro, le altre mamme mi attendono  al Cafè Sinouk di Sokphaluang Road.

Trentadue like di vanità

Il mio iPhone emette dei bip bip in continuazione. Caspita, le foto piacciono: già dodici like in pochi minuti!
Arrivo al caffè, parcheggio il bolide e mi avvio verso l’ingresso. Oh, che sbadata! Ho dimenticato i Ray Ban in macchina! Dalla portiera al portone saranno almeno sei metri di sole accecante.
Le mie amiche sono lì. «Ehy Christie, how is going, dear?».
Eccole le mie adorate! Che belli i loro pupi, hanno la pelle bianchissima!
Sue, Annie e Madeleine hanno visto le mie foto su facebook. I like sono già trentadue. Non vedo l’ora di raccontare loro il mio fantastico pomeriggio di immersione nella cultura locale! Che bello vivere qui, altro che a Londra, circondata dall’egoismo e dall’ignoranza di chi ha votato per la Brexit!

Epilogo

Devo ricordarmi di comprare un giocattolo per mio figlio. Ne ho visto uno fighissimo su Internet. Mi hanno detto che qui non si trova, lo farò arrivare da Londra.

Non è una storia, è tutto vero. Succede a Vientiane, capitale del Laos.

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