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Costo della vita e tasso di sviluppo

Costo della vita e tasso di sviluppo tra Thailandia e Laos.

Vientiane e Nong Khai sono due città separate dal fiume Mekong. La prima è la capitale del Laos, la seconda è una cittadina di provincia thailandese, lontana dal mare, dalle montagne e dal turismo. Ogni fine settimana centinaia di laotiani varcano il confine a bordo dei loro SUV comprati a strozzo per riempirli di ogni genere di prodotti: alimentari, elettronica di consumo, vestiti, prodotti industriali. La stessa scena si ripete in tutte le località thailandesi a ridosso del fiume Mekong, ovunque ci sia un ponte a collegare i due Paesi.

Piccole grandi differenze

Il motivo è semplice. La Thailandia dispone di un assetto industriale, il Laos no. In Thailandia si producono componenti elettronici, motoveicoli, articoli in metallo, plastica e legno a prezzi competitivi. Il Laos importa quasi tutto dall’estero (non solo dalla Thailandia, ma anche da Cina, Vietnam, Corea e Giappone), applicando pesanti dazi. Ne consegue che un casco che a Vientiane costa l’equivalente di 40 dollari, al di là del fiume potete comprarlo per meno di 30. Stesso modello.

Utenze domestiche

Stessa sorte per gas, corrente elettrica e acqua. Nonostante il Laos venda energia elettrica alla Thailandia, il costo per kilowatt è maggiore. Tubazioni vecchie e scarsa manutenzione causano elevata dispersione e fanno lievitare i costi anche della fornitura di acqua. In talune province laotiane una bombola di gas può arrivare a costare anche il doppio rispetto all’omologa thailandese.

Il mercato immobiliare

Sul fronte degli immobili le cose non sono migliori. Nell’ultimo quinquennio il mercato immobiliare in Laos è letteralmente impazzito. Vientiane ha raggiunto i prezzi medi di Milano, a fronte di servizi da terzo mondo. La capitale del Laos non dispone di una tangenziale, le strade in terra battuta sono ancora molte, il trasporto pubblico è irregolare e i servizi d’emergenza assenti. Malgrado ciò la domanda di alloggi è molto alta rispetto all’offerta e ciò spiega i prezzi elevati: è il mercato. In Thailandia l’offerta di alloggi è molteplice a fronte di prezzi nettamente inferiori.

Non dimenticate che il “Paese dei sorrisi” dispone di servizi pubblici che nulla hanno da invidiare a un Paese occidentale. Pensare che il  costo della vita sia direttamente proporzionale al tasso di sviluppo è un errore, almeno da queste parti.

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Corsi per TOEFL in una libreria thailandese

Italiano medio, inglese ottimo

Inglese “ottimo” o “molto buono”, nella peggiore delle ipotesi un “buono” non si nega a nessuno. Non c’è italiano che non sostenga di conoscere bene la lingua di Sua Maestà.  Ne siamo così convinti da scriverlo nel curriculum a chiare letteresenza vergogna e soprattutto senza uno straccio di certificazione ufficiale.

I più coraggiosi credono di potere anche insegnarlo, del resto l’hanno studiato a scuola. Un giorno incontrai un milanese in un ristorante di Vientiane: «Che ci vuole? Per insegnare “De chet is on de teibol” sono capace anch’io». Il tizio veniva da Bangkok dove una sera era stato abbordato da una ragazza che l’aveva convinto a farsi portare in camera agganciandolo con un sentito: «Sei bellissimo, voglio venire a letto con te». Lui, pensando di essere il Loris Batacchi di Piazzale Loreto, accettò l’invito della ragazza appena conosciuta sul marciapiede di Sukhumvit Road, una strada che pullula di imprenditrici di se stesse. Il giorno dopo si svegliò senza portafoglio, senza orologio, senza macchina fotografica e senza ragazza.
Noi italiani abbiamo un thick Mediterranean accent (pesante accento mediterraneo); la “erre” è il primo indizio che ci smaschera agli occhi dei native speakers. In inglese non esiste il suono /r/, che invece è comune nelle lingue latine.

Per parlare un ottimo inglese occorre avere padronanza dei quattro skills: Speaking, Reading, Listening, Writing, ovvero: saper parlare, comprendere il significato di quello che si legge, capire le parole del nostro interlocutore, scrivere senza errori. La grammatica non è uno skill, ma fa parte dell’area language, al pari di pronunciation e fluency. Il livello di inglese non può essere considerato ottimo se le frasi sono intrise di errori grammaticali e l’accento è quello di Lino Banfi, indipendentemente dalla fluency.
Avete mai parlato con un madrelingua? Gli accenti non sono tutti uguali. Una volta a Pakse assistetti ad una conversazione tra un americano e un australiano. Dopo un minuto il primo chiese al secondo che lingua stesse parlando: non stava capendo nulla.

Parlare inglese con un non-native speaker è più facile, ma non è il test da fare per un self-assessment del proprio inglese.
E gli idiomi? “You’re pulling my leg” non significa “mi stai tirando la gamba”, bensì “mi stai prendendo in giro”.
Scrivere è una delle cose più difficili. Il tipico errore del principiante è quello di pensare in italiano e tradurre letteralmente in inglese: il risultato sarà maccheronico. Ogni lingua ha le sue regole sintattiche e tradurre parola per parola porta a risultati spesso errati.
Scrivere “Inglese: discreto” sul curriculum a volte è meglio. Volare bassi e stupire l’interlocutore in sede di colloquio paga più che darsi delle arie e fare la figura del peracottaro.

Diffidate di chi vanta un ottimo inglese e non ha mai vissuto all’estero. Impossibile. Detto questo, have a lovely day!

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Hotel in Thailandia

Transessuali: firmare il modulo prima di salire al piano

Per chi vive alle mie latitudini è cosa nota: le cliniche thailandesi che operano il cambio di sesso pare che facciano lavori egregi. Qualcuno ha persino coniato la battuta: «Se vedi una ragazza thailandese bellissima molto probabilmente non è una ragazza».

Nonostante la Thailandia sia un Paese molto tollerante, molte di queste bellezze non si dedicano a lavori ordinari ma preferiscono fare soldi, tanti, dandosi al “mestiere”.
Non raramente si verificano casi in cui gli expat appena trasferiti nella “terra dei sorrisi” si facciano abbordare nei bar da siffatte bellezze. La serata finisce quasi sempre a casa di lui dove, scartato l’uovo di Pasqua, l’inesperto farang scopre la sgradita sorpresa.
Sovente questi episodi sfociano in litigi: il ladyboy vuole ugualmente i soldi, il cliente non vuole pagare, grida alla truffa e la vuole sbattere fuori di casa. Di solito durante queste scenate il ladyboy cala la carta del fantomatico amico poliziotto che “ora lo chiamo e ti sistemerà lui”.

Il modulo da compilare prima di salire in camera con un ladyboy
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Testimoni involontari di queste sceneggiate sono i portieri degli stabili, richiamati dalle urla che provengono dall’appartamento – i condo thailandesi sono forniti di sorveglianza 24 ore – o chiamati dai vicini per nulla interessati alla diatriba sul vizio del prodotto e relativo diritto di recesso, ma che vogliono solo dormire.

Per ovviare a situazioni spiacevoli ed evitare di scomodare la polizia – in caso di chiamata notturna gli agenti vorrebbero vedersi corrisposto il disturbo – ecco che il manager dell’Omni Complex di Bangkok si è inventato il modulo del consenso informato. Quando il portiere del condominio realizza che non è una ragazza quella che l’inquilino vorrebbe portarsi in casa, quest’ultimo deve sottoscrivere un modulo. In esso dovrà dichiarare di essere consapevole che la persona che sta portando in casa è un maschio e indicare l’ammontare del prezzo pattuito per la prestazione, il tutto con l’avvertimento di prestare particolare attenzione agli oggetti di valore. Già, perché i transessuali thailandesi sono noti anche per avere le mani lunghe.

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