> Attualità

Turisti a Vang Vieng

Il caso di Gianluca di Gioia visto da chi in Laos ci vive

Ne hanno scritte di tutti i colori su Gianluca di Gioia, il giovane italiano avvelenato e rapinato in Laos, ora ricoverato in un ospedale thailandese in stato di coma.
Quello che sorprende (e da anche un po’ incazzare) è come si possano usare parole così forti se l’unica persona che sa come si sono svolti i fatti, il ragazzo, non si è ancora svegliato dal coma e, pertanto, non ha ancora potuto raccontare la sua versione.

Giancluca Di Gioia, l'italiano trovato in coma in Laos

Non appena la notizia è comparsa sui giornali ho ricevuto una pioggia di domande da amici e follower che mi chiedevano informazioni.
La località dove sarebbe successo il fatto, Vang Vieng, si trova a 170 chilometri dalla capitale del Laos. Successivamente al ritrovamento, il ragazzo sarebbe stato portato al Mahosot Hospital della capitale. Andrebbe chiarito come ci sia arrivato qui visto che in Laos non c’è né elisoccorso né trasporto d’emergenza, ma sorvoliamo.

Ora è ricoverato al Bangkok Hospital di Udon Thani, cittadina thailandese a 55 chilometri dal confine con il Laos. Il Bangkok Hospital è uno dei più quotati della Thailandia, ma essendo una struttura privata si deve pagare. Pare che il costo per il ricovero in terapia intensiva che i genitori stiano pagando sia di 40.000 baht al giorno (pari a oltre 1000 euro).
Mi rendo conto che tutti questi “pare che” e “sarebbe” siano giornalisticamente poco efficaci, ma del resto chi scrive non è un giornalista e non ha ferree certezze.
Tra noi italiani che in Laos viviamo da anni il coro è stato unanime. Un caso strano, con molte ombre.
Un crimine così efferato e pianificato non si è mai registrato. Coloro che conoscono la realtà locale si sono fatti le loro ipotesi, molto più plausibili e reali di quelle pubblicate da certa “stampa straccia”, ma non altrettanto mediaticamente efficaci. Staremo a vedere. Intanto auguriamo a Gianluca di riprendersi presto.

libro Laos mauro Proni

L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

Insetti in vendita in una bancarella di Bangkok

Gli insetti con l’olio dell’anno scorso

“Gli insetti saranno il cibo del futuro – dice qualcuno -, dato il loro elevato contenuto di proteine saranno un sostitutivo della carne”. Nel panorama delle possibilità che il fato ci riserva posso anche dire un semplice vabbè. Ma se qualcuno si spinge oltre e sostiene che bisogna prendere spunto dagli asiatici, allora vorrei dire la mia.
Nel sud-est asiatico gli insetti sono considerati uno spuntino veloce. Grilli, cavallette, larve e ragni non si trovano ovunque, ma imbattersi in una bancarella che li vende non è raro.
A parte le disquisizioni accademiche di chi l’Asia l’ha vista solo sui libri da dietro una scrivania con la cravatta ben annodata al collo, qualcuno si è mai chiesto come queste primizie vengano cucinate? Facciamo un passo indietro.

Si dice che gli insetti vengano catturati con una fonte di luce e successivamente annegati. I più malfidenti sostengono invece che  vengano avvelenati con l’insetticida. Di produzione cinese.
Supponiamo che muoiano di vecchiaia e che non ingurgiteremo nessuna delle tossine dello spray. Come cucinarli? In Asia vengono fritti nell’olio bollente. Il sapore? Quello dell’olio fritto. Potete mettervi un benda sugli occhi e assaggiarne di dieci tipi diversi. Alla fine il ricordo che ne avrete è quello dell’olio fritto. Di semi vari, thailandese, venduto nelle latte da venti litri e soprattutto fritto, rifritto e strafritto per settimane. Già, perché l’olio costa.
Tutto ciò tanto per sapere che prima di assumere modelli altrui sarebbe bene conoscerne i dettagli. Detto questo, buon appetito.

In Thailandia l'immagine conta

Se andate in Thailandia vestitevi bene

Un turista inglese viene fermato all’aeroporto Don Meuang di Bangkok; le autorità gli chiedono di mostrare la somma di 20,000 baht in contanti (pari a circa 520 euro), lui ne è sprovvisto e viene respinto. E’ solo l’ultimo episodio che testimonia l’irrigidimento delle regole nei confronti degli stranieri che in Thailandia ci viaggiano, ci vivono, ci lavorano.

Saccopelisti o mendicanti?

Begpacker è il termine coniato dalla storpiatura della parola inglese backpacker, ovvero turista “zaino in spalla”, dove il termine beg significa “mendicare”.
Sono migliaia i turisti che ogni giorno approdano in Thailandia con pochi soldi in tasca, ma con l’intenzione di passare mesi e mesi nel “paese dei sorrisi”. Come? Soggiornando in ostelli da 5 euro a notte, chiedendo sconti al ristorante o facendo l’elemosina per strada.

Fuori i poveri

Se questa tipologia di turismo una volta era comunque tollerato in nome del principio: “dentro tutti purché abbiate qualcosa da spendere”, oggi le circostanze sono cambiate. Forte di un turismo in crescita e di un’economia che, nonostante i rallentamenti degli ultimi anni, ha comunque determinato l’aumento del benessere generale, la Thailandia ha deciso di sbarazzarsi di turisti low-profile, quelli con pochi soldi e per questo potenzialmente più problematici.

Viaggiare senza un soldo in tasca

Non si contano gli episodi di turisti che sgattaiolano dagli alberghi nottetempo per non pagare l’alloggio, quelli che si allontanano dai ristoranti senza saldare il conto o che finiscono in ospedale a vario titolo senza un’assicurazione sanitaria e senza un quattrino per saldare le prestazioni.
Questi personaggi, non raramente di buona famiglia anche se abbigliati in modo trasandato, sanno come tirare a campare, ma non sempre in modo onesto.

Le regole dimenticate

La regola dei 20.000 baht in valuta equivalente non è nuova, ma è sempre stata applicata con parsimonia per sostenere il turismo. La stessa normativa prevede anche che, per essere ammessi nel Paese, gli stranieri debbano essere muniti di biglietto aereo di ritorno; anche in questo caso, se sprovvisti, le autorità di frontiera possono negare l’ingresso.

Permettetemi un consiglio pratico

Se vi presentate alla frontiera ordinati, puliti, con uno zaino in buone condizioni, non ci sarà alcuna ragione per farvi il terzo grado. Se al contrario vi presenterete con barba incolta, infradito, zaino rattoppato e con l’abbigliamento che avete indossato all’ultimo concerto dei 99 Posse, il rischio che veniate sottoposti a controlli più rigidi è elevato. A volte l’abito fa il monaco e consente di evitare un sacco di problemi.

C’è un eBook GRATUITO che ti aspetta!

ebook gratuito Laos

⇒ ⇒ SCARICA ORA!  ⇐ ⇐