Archivi categoria: Collaborazioni

I furbetti del visto e la stretta della Giunta

Alzabandiera nella stazione di polizia di Chiang Sean (THA) | © foto Mauro Proni 2012

Alzabandiera nella stazione di polizia di Chiang Sean (THA) | © foto Mauro Proni 2012

Si calcola che in Thailandia vi siano ben due milioni di lavoratori illegali che, essendo invisibili al fisco, non pagano tasse. La giunta militare ha deciso di inasprire le pene per i clandestini rendendo di fatto la vita più difficile anche ai turisti di lunga permanenza. A dire il vero le pratiche per l’ottenimento del visto di lavoro sono macchinose e prevedono la presentazione di parecchi documenti sia da parte del datore di lavoro, che da parte del lavoratore, traducendosi in un costo per il datore stesso che va ben oltre quello della fee dovuta per il visto stesso. Talvolta sono gli stessi datori che impongono allo straniero di lavorare col semplice visto turistico e il lavoratore, giocoforza, accetta.

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Bombe inesplose: il caso laotiano

Proiettile da mortaio esposto all'ingresso del COPE Centre di Vientiane - © Mauro Proni 2013

Proiettile da mortaio esposto all’ingresso del COPE Centre di Vientiane – © Mauro Proni 2013

Tra il 1964 e il 1973 gli Stati Uniti condussero in Laos una delle più pesanti operazioni di bombardamento della storia. Le prime missioni aeree sul suolo laotiano vennero condotte senza previa dichiarazione di guerra, con lo scopo di contenere l’“infezione comunista”, espressione coniata all’ex presidente degli Stati Uniti Truman negli anni Quaranta per connotare il pericolo della diffusione del comunismo nel mondo.

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Don Ko, e il tempo si fermò

Novizio dell’isola di Don Ko in attesa del battello per la terraferma – © Mauro Proni 2012

In mezzo al fiume Mekong, a pochi chilometri da Paksé, c’è un isolotto raggiungibile con strette e lunghe barche dal porticciolo di Ban Sapai, uno di quei porti senza molo, senza biglietteria e senza client, l’isola di Don Ko.
Sono lontani gli anni in cui i coloni francesi si fermavano a Don Ko con le loro navi militari prima di scendere alla foce del Mekong. Oggi, sull’isola, è rimasto solo un tempio buddhista, una scuola e una baracca che vende bibite e ricariche per cellulari. Nient’altro. Un lungo e polveroso sentiero costeggia l’argine alto del fiume sul quale si affacciano le abitazioni dei pescatori. A Don Ko vivono non più di duecento anime. Le donne confezionano abiti di seta con le loro abili mani che scorrono veloci sui telai meccanici, mentre gli uomini tessono le reti da pesca. Questa è Don Ko, la porta di un altro mondo, un mondo possibile. Leggi il resto di questa voce

Per una fetta d’anguria e una granita all’arancia

Artigiano sull’uscio della sua casa-bottega di Vang Vieng – © Mauro Proni 2012

Casino, fumo e alcool: tutto quello che sogna un ragazzo di vent’anni. A Vang Vieng tutto è possibile: fumare oppio a prezzi irrisori, bersi un litro di cocktail al prezzo di una mezza minerale, girare in costume da bagno per la città e scendere lungo il fiume con il salvagente sotto le chiappe, cosa che piace tantissimo ad americani e australiani. Musica, birra e sballo: nulla è cambiato dall’ultima volta che venni qui. Vang Vieng è un parco di divertimenti a cielo aperto in un paese più chiuso nel suo passato che aperto verso il futuro: il Laos. Leggi il resto di questa voce

A cosa serve l’acqua potabile?

Sotto la palafitta laotiana si consuma la giornata del lao medio – © Mauro Proni 2012

Le palafitte sono le tipiche case di campagna thailandesi; poggiano su tutte su pali che sopraelevano l’abitazione dal suolo, anche se non sono tutte uguali. C’è quella tutta di legno con i pali anch’essi di legno; c’è quella di legno con i pali in cemento armato, più durevoli e robusti; c’è quella che, oltre ai pali di cemento armato, ha anche i muri perimetrali, ma il primo piano è comunque sempre in legno; infine c’è chi si è fatto la casa interamente in muratura, con il tetto di tegole, il piano terra e il primo piano, non oltre, perché le case tradizionali in Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia sono prive di fondamenta e più di un piano è pericoloso sopraelevare. In ogni modo l’abitazione tipica di campagna è, e resta sempre, la palafitta.
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Ci prendiamo noi cura di te

Ingresso dell’area del Festival. Ban Chiang (THA) – © Mauro Proni 2012

Addentrarsi in luoghi non menzionati sulle guide, fuori dal circuito turistico, per noi falang a volte può essere difficile perché la gente non parla inglese, i menù dei ristoranti sono solo in lingua locale e spesso si rischia grosso, molto grosso: si rischia di essere accolti come vecchi amici.
Ban Chiang è una cittadina dell’Isaan, una regione agricola della Thailandia Nord orientale, la più estesa del Paese. E’ un villaggio di contadini che vivono nelle tradizionali palafitte di legno, si svegliano con il canto del gallo, mangiano una zuppa per colazione e la sera vanno a letto presto. A Ban Chiang c’è una scuola, il museo, un paio di ristoranti, qualche negozio di artigianato ed un laghetto. Nient’altro. Leggi il resto di questa voce

Bangkok, il cuore caldo dell’Asia

Venditore ambulante. Rayong (THA) – © Mauro Proni 2012

Megalopoli di dieci milioni di abitanti, Bangkok è lo stereotipo della metropoli del Sud-Est asiatico, la prima ad aver imboccato la strada della modernizzazione e tuttora modello da seguire per le altre capitali dell’area che, seppur con qualche anno di ritardo, sono salite anch’esse sul treno del progresso.
Nel 1767, l’esercito birmano invase il Regno del Siam e distrusse Ayuthaya, la vecchia capitale dell’attuale Thailandia. Bangkok, che fino a quel momento era un semplice villaggio di pescatori e commercianti cinesi, divenne la nuova capitale del Paese, cominciando così un lento ed inarrestabile sviluppo economico e demografico. Leggi il resto di questa voce

Singapore, acciaio e vetro

Veduta aerea di un livello del Marina Bay Sand. Singapore (SGP) – © Mauro Proni 2012

Paesaggi tropicali, natura incontaminata, animali selvatici e palafitte di legno: quando si parla di Asia ci si immagina tutto questo, ma se la vostra meta è Singapore scordatevelo.
Singapore è un tripudio di modernità, un modo insolito e allo stesso tempo indolore per incominciare un viaggio in Asia perché tutto sembra tranne che di essere dall’altra parte del globo e pertanto il distacco dalla vita di tutti i giorni è più morbido e graduale.
Narra una leggenda che la città venne fondata nel XIV secolo quando un principe malese, per mare con il suo veliero, fu costretto ad attraccare a causa di una violenta tempesta. Non appena il principe mise piede sulla terraferma, in una landa fino ad allora sconosciuta, la prima cosa che vide fu un leone. In pochi minuti il temporale cessò e il principe poté proseguire il suo viaggio, ma non prima di aver fondato, lì dov’era approdato, Singapura, che, in lingua malì significa “Città del leone” Leggi il resto di questa voce

La Romania di Ceausescu e i giorni della rivoluzione romena

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Nella rubrica dedicata alla Romania (#5 – Dossier Romania), è disponibile il mio contributo dal titolo “La Romania di Ceausescu e i giorni della rivoluzione romena”un mini approfondimento sui fatti che travolsero la Romania sul finire del 1989 alla luce del drammatico contesto sociale, economico e politico in cui il paese carpatico si trovava nel momento della difficile transizione tra le macerie del socialismo reale e il miraggio dell’apertura a occidente. Il caso romeno si inserisce nel contesto di continua e rapida evoluzione dei paesi della Nuova Europa, da sempre oggetto di interesse e studio di EastJournal, e anche mio. Conoscere i fatti di ieri è un primo passo per comprendere la realtà di oggi, non solo della Romania, ma anche, ad esempio, dei fatti che hanno recentemente travolto il mondo arabo.

La rivista Walking On The East Side è disponibile online in versione sfogliabile qui.

UCRAINA: Pripyat, la città fantasma

Per accedere all’area occorre un permesso speciale e prima di uscirne si viene sottoposti a un controllo che, se non viene superato, costringe a sottoporsi ad una doccia contro le radiazioni. Questo inferno umano è diventato una specie di paradiso per gli animali. Non dovendo più interagire con gli uomini possono circolare liberamente. Hanno occupato abitazioni e strutture abbandonate e non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada…Read More

Via EaST Journal