Archivi categoria: Inchieste & Confronti

Turismo cinese: l’invasione è servita

Un gruppo di turisti cinesi in attesa di salire su uno dei tanti bus in sosta lungo la Second Road di Pattaya (Thailand) - © foto Mauro Proni 2016

Turisti cinesi in attesa di salire sui bus (Pattaya, Thailandia) – © foto Mauro Proni 2016

Sono ovunque. Come soldatini obbedienti seguono la loro guida. Se lui si ferma, loro si fermano; se lui punta il dito verso destra, loro guardano a destra. Non c’è bisogno di chiamarli a raccolta, perché il turista cinese non si allontana dal gruppo, non fa domande e soprattutto non si lamenta. Il cinese è il turista ideale per ogni guida turistica.
Volete una prova che ciò sia vero? Venite in Asia.

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Quando fare del bene non fa bene

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Bambini del villaggio di Hin Ngon propongono la loro mercanzia ai turisti – © foto Mauro Proni 2014

Elargire regali ai bambini dei villaggi più poveri può alterare i sottili equilibri delle comunità locali, fino a creare pesanti ripercussioni sociali.

«Non regalate ai bambini vestiti e merendine, piuttosto dite ai turisti che portate qui di comprare gli articoli che confezionano le loro mamme».
Il capovillaggio di Ban Hin Ngon è stato molto chiaro: non vuole che i turisti elargiscano regalie ai bambini e per questo hanno dato istruzioni in tal senso alle guide che portano i turisti in visita al suo villaggio.

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Anno sabbatico? Roba da fannulloni

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Bambini della periferia di Banlung (Cambogia) incuriositi dai miei scatti – foto di Jacques Kerdelhue (2012)

Ancora sconosciuto in Italia, per la cultura anglosassone passare un anno lontano da casa viaggiando “zaino in spalla” è considerata un’esperienza altamente formativa.
Prendersi una pausa prima di iscriversi all’università o tra un impiego ed un altro viaggiando in giro per il mondo, mantenendosi facendo lavoretti saltuari o utilizzando i propri risparmi: l’anno sabbatico è tutto qui.
Estraneo alla cultura italiana, fatta di quarantenni che “il risotto come lo fa mia mamma non lo fa nessuno”, il gap year è considerato un’esperienza talmente formativa dagli anglosassoni che inserirla nel proprio curriculum vitae è prassi normale e consigliata.

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Insegnare in Laos (e non solo)

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Il Khamsavath College di Vientiane – (C) foto Mauro Proni 2013

Discreti stipendi a fronte di poche ore di lavoro: tra scuole internazionali e corsi di lingua quella dell’insegnante è una delle figure professionali più richieste in Laos.
Il rapido sviluppo del Paese e la conseguente crescita della ricchezza pro capite hanno determinato un aumento della domanda di istruzione di qualità. Sempre più genitori iscrivono i figli alle scuole private e di conseguenza la domanda di insegnanti è in aumento.
Anno dopo anno gli istituti scolastici vedono crescere il numero dei loro iscritti e nuove scuole spuntano come funghi, non solo nella capitale.

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Quanto costa vivere lì

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Il banco della carne del mercato diurno di Paksé – © foto Mauro Proni 2012

Nonostante i vizi giochino un ruolo importante, il costo della vita in Laos dipende principalmente da come si intende vivere: all’occidentale o alla orientale. 
«Quanto costa vivere lì?»
«Lì dove?»
«Ma sì…lì dove vivi tu, in Thailandia»
Qualcuno sorriderà, ma è questa una delle domande più ricorrenti che mi vengono rivolte da amici e curiosi, come se quest’area geografica del pianeta facesse parte indistintamente della Thailandia. Sì, la Thailandia, il Paese più conosciuto della zona perché il più chiacchierato dai media; del resto, quando si deve raccogliere un po’ di pubblicità parlare di spiagge, maremoti e pedofili fa sempre impennare gli ascolti.
Ebbene, in questo fantomatico Regno del c’è anche il Laos, il Paese dove vivo io.

 

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Laos. Malnutrizione e sviluppo.

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Una contadina dell’isola di Don Kone, estremo Laos meridionale – © foto Mauro Proni 2013

Nonostante acqua e cibo siano reperibili anche nelle località più remote, il Laos registra ancora oggi tassi di malnutrizione tra i più elevati dell’Asia.

Secondo un recente rapporto del World Food Programme, organismo in seno alle Nazioni Unite, il Laos è uno dei Paesi a più elevato rischio di malnutrizione infantile. Nel 2012, con un tasso del 44%, il Laos si piazzava al secondo posto tra i Paesi dell’Asia orientale per casi di malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni di età.

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Il nuovo World Trade Center e la Vientiane che non esiste.


Sorgerà nel pieno centro di Ventiane il World Trade Center (WTC), vero e proprio quartiere commerciale orientato ad una clientela facoltosa. Hotel a cinque stelle, appartamenti di lusso, boutique di griffe internazionali, cinema in 3D, spazio concerti, ma anche bar e ristoranti: tutto bello, tutto nuovo, tutto pulito, ma per chi?
In un Paese dove si contano pochi milionari è difficile immaginare di poter puntare solo su costoro per tenere in piedi una megastruttura del genere.

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Igiene alimentare. Quando sono i Paesi più poveri a minare le nostre certezze.

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Polli in vendita in un mercato di Paksé. I polli di allevamento in batteria (sullo sfondo) sono facilmente riconoscibili dal colorito giallo intenso. I polli da allevamento terra (in primo piano) presentano, invece, un colorito più naturale – © foto Mauro Proni 2013

La paura di prendersi un’infezione alimentare è molto diffusa tra i turisti che visitano Paesi poveri data la carenza di igiene, ma siamo proprio certi che quello che finisce nei nostri piatti in Europa sia molto più sano?

Una delle principali preoccupazioni dei turisti all’estero è relativo a quello che finisce nel piatto. Norme igieniche, controlli sanitari, responsabilità individuali, in effetti, sono concetti che tardano ancora ad affermarsi in Paesi poveri come Laos e Thailandia, ma siamo proprio sicuri che dalle nostre parti sia tutto rose e fiori?
Pesticidi, coloranti, conservanti, addensanti, esaltatori di sapore e via dicendo sono tutte sostanze largamente presenti nei cibi che mangiamo e diamo per normale la loro presenza senza preoccuparci più di tanto. “Qualcuno avrà pure fatto dei controlli” è la cosa più facile da pensare, anche se talvolta è solo la più comoda.
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Kajsiab Project: quando un evento tragico è il motore di un’idea vincente

Il cartello di benvenuto sito all’ingresso della Daauw Guesthouse | © foto Mauro Proni 2014

Nel Laos settentrionale, sul confine con la Thailandia, una ragazza olandese ha aperto una guesthouse-scuola per insegnare un mestiere ai membri più poveri delle comunità h’mong e consentire loro di crearsi un futuro migliore. 

Nel 2004 Nzoua, un ragazzo di etnia h’mong che abita in un villaggio non lontano da Houai Xai, nel Laos settentrionale, subisce una grave perdita. Sua sorella Kajsiab muore inaspettatamente a causa di una banale appendicite non curata per mancanza di adeguati presidi sanitari. Aveva solo tredici anni. Leggi il resto di questa voce

ONG, quando la solidarietà diventa business

L’industria della carità, tutto quello che dovete sapere sul danaroso mondo della beneficienza.

Quando da giovane vedevo le immagini televisive dei gommoni di Greenpeace che attaccavano le baleniere giapponesi mi domandavo chi fornisse loro quei bolidi da decine di migliaia di dollari e chi avesse così tanto tempo libero per dedicarsi anima e corpo ad attaccare le baleniere anziché andare a lavorare. Materialista che ero.

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