Archivi categoria: Indocina

Phu Kham. La caverna dove le agenzie non vi porteranno.

© Mauro Proni 2017

Un giorno lessi un articolo sulla caverna di Phu Kham, nei pressi di Vang Vieng. Dalle foto sembrava un luogo davvero suggestivo e mi chiesi come mai i tour operator normalmente non la includono tra le attrazioni da visitare. Fu così che decisi di andarci di persona. Leggi il resto di questa voce

Le persone fanno la differenza

© foto Mauro Proni 2010

«Perché hai deciso di trasferirti qui?» è la domanda più ricorrente che mi rivolgono i turisti che accompagno, ed è anche una delle più difficili alle quali rispondere.
Laos, uno dei Paesi più poveri dell’Asia, con un sistema sanitario pessimo, strade malconce, nessun welfare, elevata mortalità ed un alto tasso di corruzione. Ecco, abbiamo trovato il pedofilo! Già, perché dopo questa descrizione se uno sta qui, o è un pedofilo o non c’è ragione per starci un minuto di più. E invece no, cari lettori, qui ci sono anche alcool e droga a basso costo. Non ci facciamo mancare niente noi espatriati che «è meglio non avere in Italia», come disse il ministro Poletti. Ma questo tema è stato già trattato in un altro post.

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Inutile incazzarsi, il ministro ha ragione.

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Turista riverso sul marciapiede dopo una notte di bagordi in una nota località turistica thailandese – © foto Mauro Proni 2012

E’ una notizia di qualche settimana fa. Il ministro Poletti ha avuto parole poco tenere con gli italiani all’estero, sostenendo che molti di loro è meglio non averli tra i piedi e che in Italia non sono rimasti solo dei ‘pistola’.
Al contrario di molti espatriati, da italiano all’estero non mi sono sentito offeso, anzi. In fondo che ha detto di male il ministro? Pensando alla fauna expat locale trovo tutto ciò banalmente vero.
Scappati di casa, delinquenti, falliti, alcolizzati, drogati, nullafacenti, perdigiorno: il panorama degli espatriati che bazzicano nel Sud-Est asiatico, italiani e non, è sconfortante. Leggi il resto di questa voce

Turismo cinese: l’invasione è servita

Un gruppo di turisti cinesi in attesa di salire su uno dei tanti bus in sosta lungo la Second Road di Pattaya (Thailand) - © foto Mauro Proni 2016

Turisti cinesi in attesa di salire sui bus (Pattaya, Thailandia) – © foto Mauro Proni 2016

Sono ovunque. Come soldatini obbedienti seguono la loro guida. Se lui si ferma, loro si fermano; se lui punta il dito verso destra, loro guardano a destra. Non c’è bisogno di chiamarli a raccolta, perché il turista cinese non si allontana dal gruppo, non fa domande e soprattutto non si lamenta. Il cinese è il turista ideale per ogni guida turistica.
Volete una prova che ciò sia vero? Venite in Asia.

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I dinosauri della Danimarca australiana

cutting_edge_int_001«Sapete dove si trova l’Australia?»
«No»
«È qui, sulla mappa. Conoscete qualche città australiana?»
«Danimarca»
«La Danimarca è un Paese europeo. Le principali città australiane sono: Perth, Canberra, Melbourne, Sidney, Adelaide, Brisbane. Qualcuno di voi è mai stato in Australia?»
«No»
«Sapete cos è l’Outback australiano?»
«No»
«Sapete dirmi qualche animale che vive in Australia?»
«I dinosauri»
«Va bene, parliamo di Luang Prabang, l’antica capitale del Laos. Ci siete mai stati?»
«No»

E’ un po’ che non scrivevo di scuola e oggi lo voglio fare cominciando così. Una barzelletta? Nient’affatto. Si tratta di uno scambio di battute che ho avuto con alcuni miei studenti durante una lezione di inglese, qualche giorno fa.

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Gioielli coloniali. Ascesa e declino della ferrovia di Don Kone – Ultima parte

Il ponte ad arcate lungo 158 metri che collega Don Kone a Don Det fu costruito dai francesi nel 1910 - © foto Mauro Proni 2012

Il ponte ad arcate lungo 158 metri che collega Don Kone a Don Det fu costruito dai francesi nel 1910 – © foto Mauro Proni 2012

Allungata e potenziata, la ferrovia di Kone al traffico commerciale aggiunse presto anche quello dei primi turisti che, dal vicino Vietnam, potevano raggiungere Luang Prabang a bordo di confortevoli battelli a vapore.

Sul finire del 1894 un manipolo di operai vietnamiti coordinati dal luogotenente Simon aveva terminato i lavori di estensione della ferrovia fino al villaggio di Ban Kone, includendo anche il potenziamento dei binari e delle rampe del porticciolo fluviale.
Nel corso del 1894 le Messaggerie Fluviali della Cocincina (che già detenevano la concessione per la navigazione nel tratto cambogiano e vietnamita del fiume) ottennero l’appalto del servizio postale dell’alto Mekong. Con il dislocamento di tre nuovi battelli da 60 tonnellate si rese necessario un nuovo potenziamento dell’intera rete, cosa che venne fatta nel 1896, tra agosto e ottobre.

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Gioielli coloniali. Ascesa e declino della ferrovia di Don Kone – Parte seconda

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Una delle locomotive utilizzate lungo la ferrovia di Don Kone, ora conservata nel museo dell’isola – © foto Mauro Proni 2016

Ottenute le terre ad est del Mekong, i francesi necessitavano di dotare il fiume di una flotta fluviale in grado di presidiare i nuovi confini. La prima ferrovia di Don Kone era lunga solo tre chilometri e venne costruita per trasportare due navi militari.

Le tensioni tra Francia e Regno del Siam per contendersi le terre ad est del Mekong arrivarono all’apice nel luglio del 1893, quando i francesi occuparono militarmente un tratto del fiume Chao Praya nei pressi di Bangkok. Dopo tre mesi di tensione diplomatica il re del Siam, consapevole della superiorità militare avversaria, rinunciò formalmente ad ogni pretesa sui territori. Acquisito il Laos, per i francesi si pose il problema di dotare il Mekong di una flotta fluviale in grado di presidiare i nuovi confini.

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Gioielli coloniali. Ascesa e declino della ferrovia di Don Kone – Parte prima

L'area del Mekong nella quale si trova l'isola di Don Kone fa parte di una zona denominata oggi Sii Phan Don (4000 isole).

L’area del Mekong nella quale si trova l’isola di Don Kone (Don Khon nella mappa) fa parte di una zona denominata oggi Sii Phan Don (4000 isole).

Nella seconda metà del XIX secolo una consistente parte del Sud-Est asiatico era sotto il controllo francese. Il fiume Mekong, che rappresentava un’importante via d’accesso per veicolare merci dalla Francia alla Cina, era ancora inesplorato per buona parte del suo corso.

Nella seconda metà dell’Ottocento le potenze coloniali di Inghilterra e Francia si erano spartite la penisola indocinese. Gli inglesi, presenti in Birmania (1) fin dal 1824, godevano di importanti esclusive commerciali anche in Thailandia e Cina. La Francia, presente in Cocincina (2) e Cambogia fin dalla fine del ‘700, con l’istituzione del protettorato in Annam e Tonkino (3) del 1884, era divenuta la potenza coloniale egemone nella penisola indocinese.

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Gioielli coloniali: Don Kone. Introduzione.

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Nel profondo Sud il Mekong scorre impetuoso segnando il confine tra Cambogia e Laos.
Al tempo sconosciute, quelle zone incuriosirono da subito i coloni francesi, già presenti nella vicina Cambogia fin dal 1863.
Don Kone, insignificante isola in mezzo al Grande fiume, era la porta d’accesso del Laos per chi vi si avventurava da Sud.
Piccola e selvaggia, l’isola di Kone era sorvegliata da possenti guardiani, le rapide del Mekong. Chiunque volesse addentrarsi in quelle terre inesplorate avrebbe dovuto affrontarle.
La storia coloniale del Laos comincia proprio da qui.
A breve su questo blog.

Quando fare del bene non fa bene

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Bambini del villaggio di Hin Ngon propongono la loro mercanzia ai turisti – © foto Mauro Proni 2014

Elargire regali ai bambini dei villaggi più poveri può alterare i sottili equilibri delle comunità locali, fino a creare pesanti ripercussioni sociali.

«Non regalate ai bambini vestiti e merendine, piuttosto dite ai turisti che portate qui di comprare gli articoli che confezionano le loro mamme».
Il capovillaggio di Ban Hin Ngon è stato molto chiaro: non vuole che i turisti elargiscano regalie ai bambini e per questo hanno dato istruzioni in tal senso alle guide che portano i turisti in visita al suo villaggio.

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