Laos

Caverna di Phou Kham (Vang Vieng, Laos)

Phu Kham. La caverna dove le agenzie non vi portano.

Un giorno lessi un articolo sulla caverna di Phu Kham, nei pressi di Vang Vieng. Dalle foto sembrava un luogo suggestivo e mi chiesi come mai i tour operator normalmente non la includono tra le attrazioni da visitare. Ci sono andato di persona.

Un suggestivo itinerario su sterrata attraverso le campagne di Vang Vang, passando per piccoli villaggi e risaie conducono alla Laguna blu e alla caverna di Phu Kham. Il meraviglioso paesaggio di rocce carsiche circostante vale la pena della fatica.

Con queste parole l’articolo introduceva la caverna. Lo lessi su una di quelle riviste che sugli aerei trovi nella tasca del sedile di fronte, piene di pubblicità e poco più. Le foto erano suggestive, l’articolo molto meno. Sembrava scopiazzato da un volantino e tradotto alla buona, ma è stato sufficiente a portarmi là. Volevo capire come mai nei percorsi predisposti dai tour operator Phu Kham non c’è mai. Vado avanti a leggere.

Un ripido sentiero si inerpica per duecento metri sul costone della montagna e conduce alla caverna di Phu Kham. L’arrampicata è davvero ripida in certi punti e il sentiero è ferrato nei punti più difficili […]. Dopo la prima camera l’oscurità è totale e serve una torcia per orientarsi. Occorre prestare molta attenzione per avventurarsi nelle parti più profonde della caverna. Il suolo è sdrucciolevole e irregolare.

Ecco risolto il mistero: la caverna nasconde insidie. Immaginate di scivolare e rompervi una gamba. La vostra vacanza è rovinata, non solo per voi ma anche per chi vi sta a fianco. Senza contare che siete lontano da casa, in un Paese dove nessuno parla la vostra lingua e che vanta, si fa per dire, uno dei peggiori sistemi sanitari al mondo. Tutto ciò capita raramente, ma può capitare.

Caverna di Phou Kham (Vang Vieng, Laos)

Luoghi come Phu Kham, benché interessanti da visitare, raramente sono inclusi nei programmi di viaggio predisposti dalle agenzie proprio per l’assenza di sicurezza. Le agenzie non vogliono rischiare lamentele e danni d’immagine portando turisti in posti dove qualcuno può farsi male.
Non sempre le attrazioni che propongono i pacchetti turistici rappresentano le uniche cose da vedere; a volte viaggiare da soli consente di scoprire molto di più, a patto di accettare qualche rischio.
Se vi ho incuriosito sappiate che la caverna di Phu Kham e la Laguna blu si trovano nei pressi di Ban Na Thong, a sette chilometri da Vang Vieng e sono raggiungibili comodamente in tuk tuk o con moto a noleggio.

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L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire il Laos, uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

La cordialità dei lao fa la differenza

In Asia le persone fanno la differenza

«Perché hai deciso di trasferirti qui?» è la domanda più ricorrente che mi rivolgono i turisti che accompagno, ed è anche una delle più difficili alle quali rispondere.
Laos, uno dei Paesi più poveri dell’Asia, con un sistema sanitario pessimo, strade malconce, nessun welfare, elevata mortalità ed un alto tasso di corruzione.
Abbiamo trovato il pedofilo! Già, perché dopo questa descrizione per vivere in un Paese così o sei un pedofilo o non c’è ragione per starci un minuto di più. E invece no, qui ci sono anche alcool e droga a basso costo. Non ci facciamo mancare niente noi espatriati che «è meglio non avere in Italia», come disse il ministro Poletti. Ma questo tema è stato già trattato in un altro post.

Una bella giornata di sole

A parte chi ha scelto questa parte di mondo per soddisfare i sui vizi low cost, c’è anche chi l’ha fatto per altri motivi. Il clima ad esempio. Volete paragonare una bella giornata di sole ai grigi pomeriggi padani fatti di nebbia, freddo e quelle odiose goccioline sospese nell’aria che ti impastano la faccia?

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Nel 2012 lasciai l’Italia.

Doveva essere solo un viaggio rigenerante e invece finii per scavare dentro me stesso.

Lavorare con calma

I ritmi sono più rilassati. Vivere in una città frenetica e circondati dai automi che pensano solo alla carriera non è il sogno di tutti, almeno di quelli che credono che la libertà vada oltre il poter scegliere il canale TV da guardare o il locale alla moda dove consumare l’aperitivo.

Una sera, in un bar

Thailandia, entro in un bar; mi siedo ad un tavolo qualunque, accanto a persone che non conosco. Mi sorridono, alzano il bicchiere al cielo per brindare alla mia salute. Io ricambio. Prima attaccano bottone, poi mi invitano a unirmi a loro. Dopo qualche minuto vado al bagno. «Ciao, di dove sei? Siediti con noi» mi dice una ragazza della metà dei miei anni sulla via della toilette.
La stessa cosa può capitare al ristorante, in discoteca, al mercato. Si chiamano rapporti umani. Le persone: sono quelle a fare la differenza.

Traffico sui marciapiedi di Pattaya (Thailandia)

Turismo cinese: l’invasione è servita

Sono ovunque. Come soldatini obbedienti seguono la guida munita di bandierina rossa. Se lui si ferma, loro si fermano; se lui punta il dito verso destra, loro guardano a destra. Non c’è bisogno di chiamarli a raccolta, perché il turista cinese non si allontana dal gruppo, non fa domande e soprattutto non si lamenta. Il cinese è il turista ideale per ogni guida turistica. E l’invasione è servita.

Negli ultimi anni il turismo cinese in Laos e Thailandia è aumentato vertiginosamente. Si tratta di viaggi organizzati(ssimi) dove ogni momento della giornata è programmato nei minimi particolari: è il turismo di massa per eccellenza, la catena di montaggio della vacanza. I tour sono generalmente molto economici; per abbattere i costi i pacchetti prevedono gruppi di decine di persone e spostamenti in bus. Le mete predilette sono le montagne del Laos settentrionale (Luang Prabang e Vang Vieng) e le coste thailandesi (Pattaya e Phuket).

I tour sono rigorosamente all inclusive, il pernottamento solo in hotel gestiti da cinesi, i pasti (con menu concordato) in ristoranti di proprietà cinese, persino i negozi di souvenir in cui i turisti vengono portati sono cinesi. Il risultato è un modesto beneficio per le economie locali e una generalizzata antipatia nei confronti dei cinesi. «Da soli non comprano nemmeno una bottiglietta d’acqua» mi disse un giorno la receptionist di un hotel di Jomtien.

Il cinese in viaggio è una zecca ed è pure fastidioso. Immaginate una colonna di bus che accosta e riversa sul marciapiede una baraonda di duecento persone. Tu, piccolo ed insignificante viaggiatore solitario, non hai scampo, puoi solo battere in ritirata. E’ la legge della giungla. A volte capita di incontrali mentre passeggiano per strada, soprattutto di sera. Se la strada è pedonale, la occupano da parte a parte, come un corteo di manifestanti. Se camminano nella direzione opposta alla vostra vi dovrete rifugiare nell’androne di qualche edificio, se non volete farvi trascinare via come se foste in balia della corrente di un fiume in piena. Quando camminano intruppati dietro la  guida munita di bandierina colorata, più che turisti sembrano parrocchiani alla processione del quartiere.

Una volta vidi una colonna di turisti-soldato fermarsi davanti a un Seven Eleven (piccolo supermercato di quartiere ndr) in una località turistica thailandese. Mentre la guida entrò a comprare chissà cosa, loro rimasero incolonnati sulla strada, come soldati di un plotone in attesa di un ordine. Non mi dimenticherò mai una ragazza che, per guardarsi intorno, non si spostò di un metro, ma ruotò sulle ginocchia nemmeno fosse inchiodata a terra.
Abituato ad essere intruppato fin dalla tenera età, il cinese medio affronta ferie e lavoro nello stesso modo, rispettando il leader ed eseguendo i comandi.

In Laos il fenomeno del turismo cinese di massa è recente tanto quanto l’incazzatura che ha generato. Qualcuno ha cominciato a sparare col Kalashnikov ai bus con targa cinese, di notte. E i lao sono noti per il loro temperamento mite. Fatevi voi un’idea.

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