Laos

Il caffè del Bolaven

Robusta e Arabica: le gemme dell’altopiano del Bolaven

Introdotto dai coloni francesi all’inizio del Novecento, il caffè dell’altopiano del Bolaven è il prodotto nazionale laotiano più conosciuto all’estero.

Le prime piante di caffè giunsero in Laos all’inizio del Novecento. Furono i coloni francesi a capire prima di tutti che il clima dell’altopiano del Bolaven sarebbe stato ideale per questo tipo di colture.

Una zona ideale

Racchiuso tra le province di Champasak, Attapeau e Sekong, il Bolaven si erge su un’area vulcanica inattiva ad un’altitudine compresa tra i 1000 metri e i 1350 metri di altezza. Le proprietà del suolo e il clima rendono la zona ideale per la coltivazione del caffè, che necessita di condizioni particolari per crescere: «Se c’è troppo sole i semi non crescono, se c’è troppa acqua pure, se c’è troppa ombra anche: ci vuole un po’ di tutto ma non troppo» precisa Mr Imphoon, un ex agente di borsa franco-laotiano in pensione che sul Bolaven coltiva tè, caffè e che ha un sacco di idee per la testa.

Chicchi di caffè
Chicchi di caffè appena terminato il processo di lavaggio – © foto Mauro Proni 2016

Un lavoro pagato poco

La raccolta e la lavorazione del caffè è un’arte. Sfortunatamente è anche un lavoro pagato poco, ragion per cui la manovalanza è prevalentemente quella delle minoranze etniche della zona: Alak, Katu, Lawe, Laven.

Arabica e Robusta

La pianta di Arabica è più bassa di quella di Robusta, ragion per cui la raccolta è più facile, non necessitando di attrezzi per raggiungere i rami e raccoglierne i chicchi, come invece è necessario per il Robusta. Le piantine di caffè vengono fatte crescere in piccoli sacchetti fino a quando non raggiungono l’altezza di 20-30 centimetri; successivamente vengono piantate in un terreno di coltura, a debita distanza l’una dall’altra onde evitarne il soffocamento.

Per l’Arabica la distanza di piantumazione può raggiungere anche i 5 metri in quanto l’arbusto tende a svilupparsi in larghezza, più che in altezza; nulla a che vedere con il Robusta, il cui fusto può raggiungere anche i 5 metri.
Mentre il caffè Arabica matura in 7-8 mesi, per raccogliere i chicchi di Robusta occorre attendere almeno 9-11 mesi. Il mese migliore per la raccolta della qualità Arabica è quello di ottobre, febbraio per il Robusta.
I chicchi raccolti in questi mesi ottengono la classificazione “A”, la migliore, mentre le raccolte effettuate in altri periodi dell’anno saranno inevitabilmente di qualità inferiore, ma avranno anche prezzi di mercato più bassi.

Le bacche

Alla raccolta le bacche di caffè assomigliano a bacche selvatiche, nulla a che vedere con il chicco di caffè tostato del nostro immaginario collettivo.

Tra il chicco e il suo involucro esterno dal colore rosso c’è uno strato gelatinoso dal gusto aspro, molto lontano dal sapore del chicco tostato, ma non per questo sgradevole al palato, almeno per quelli che, come me, amano i sapori un po’ aciduli e pungenti.

chicco di Arabica
Un chicco di Arabica – © foto Mauro Proni 2016

La lavorazione

Il metodo lavorazione del caffè utilizzato per Arabica è quello  a umido. Le bacche vengono lavate ed asciugate più volte onde consentire dapprima la selezione di quelle bacate da quelli sane – il chicco bacato resta a galla se immerso in acqua, mentre quello buono affonda – e il distaccamento dei due involucri, quello esterno e quello mucillaginoso interno. L’essiccazione al sole è una fase fondamentale che precede l’insaccamento; se tutti i chicchi non sono perfettamente secchi marciranno e faranno marcire anche quelli sani a contatto.

Qualche indirizzo utile

Il gruppo Dao Heuang è il colosso lao-vietnamita del caffè prodotto sull’altopiano del Bolaven che da qualche tempo ha esteso il suo business anche al settore del tè, acqua minerale e cibo preconfezionato.
Per chi invece è interessato a unire il piacere di un buon caffè alla pace dei paesaggi di montagna, il marchio Sinouk è senz’altro una garanzia.

Mr Sinouk è un businessman franco-laotiano ritornato in Laos dopo una vita passata oltralpe. Il suo Sinouk Coffee Resort è sito a 80 chilometri da Pakse, sulla strada per Attapeu. Presso il Resort non è solo possibile degustare le selezioni di caffè prodotte nei suoi poderi, ma anche rilassarsi immergendosi nella pace della natura circostante. Escursioni alla scoperta delle minoranze etniche del Bolaven, visita alle cascate, ai mercati locali e alle piantagioni di tè e caffè completano l’offerta del Sinouk Coffe Resort.

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Bambini katu fumano tabacco

Katu, fumare a tre anni

I Katu usano fumare in compagnia; il tabacco viene somministrato anche ai bambini, dai tre anni di età.

Il villaggio di Ban Kok Phung venne fondato nel 1974 da tre famiglie di etnia Alak e Ta Oy che avevano deciso di lasciare le colline del distretto di Kaleum, distante circa settanta chilometri, a causa della sopraggiunta infertilità della terra e della pessima condizione delle strade.
Nel corso degli anni il numero dei residenti di Kok Phung aumentò sensibilmente e nel 1985 e il villaggio venne diviso in due: Ban Kok Phung e Ban Kok Phung Maii (maii: nuovo).

In lingua katu il kok phung è un genere di bambù. Secondo le cronache locali, un tempo il phung abbondava, motivo per il quale al villaggio venne dato questo nome.

Oggi Ban Kok Phung si è ingrandito e i mezzi di sostentamento disponibili sono migliorati.
La politica del governo centrale volta a favorire lo sviluppo delle aree rurali sta cercando di migliorare le condizioni di vita di villaggi poveri come quello di Kok Phung. Nel distretto di Kaleum, ad esempio, le autorità locali hanno cercato di convincere gli occupanti delle abitazioni più isolate a spostarsi lungo le strade principali. Ciò ha reso più facile trasportare i prodotti agricoli verso i mercati cittadini, portare i figli a scuola, migliorando così le generali condizioni di vita.

abitazioni di un villaggio katu

Oggi nel villaggio Kok Phung vivono famiglie appartenenti a quattro minoranze etniche diverse: Alak, Katu, Nge e Ta Oy.
Uno degli aspetti più interessanti della cultura Katu è quella di fabbricarsi la bara e collocarla sotto una pagoda vicino alla casa. Secondo le credenze locali gli spiriti malvagi si tengono lontani dall’abitazione in cui risiede colui che l’ha costruita.
Un’altra abitudine, assai meno pittoresca, è quella di fumare tabacco in gruppo, coinvolgendo anche i bambini.

«Il tabacco si trova in natura, quindi non fa male – mi ha risposto una donna interpellata sul punto – perché non è roba chimica».
I Katu usano fumare in compagnia; il tabacco viene somministrato anche ai bambini, dai tre anni di età.
Nonostante le campagne delle autorità volte a sensibilizzare i Katu sui rischi di tumore al polmone, soprattutto quando a fumare sono bambini molto piccoli, i Katu sembrano non fidarsi di “chi viene dalla città” e continuano imperterriti a coltivare il loro tabacco e le loro usanze.

 
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Motorini davanti ad una scuola di Vientiane

Insegnare inglese in Laos (e nel sud-est asiatico)

Discreti stipendi a fronte di poche ore di lavoro: tra scuole internazionali e corsi di lingua quella dell’insegnante è una delle figure professionali più richieste in Laos.

Il rapido sviluppo del Paese e la crescita della ricchezza pro capite hanno determinato un aumento della domanda di istruzione di qualità. Insegnare inglese in Laos (e nel sud-est asiatico) può essere più facile di quanto si immagini.
La domanda di insegnanti è in aumento. Anno dopo anno gli istituti scolastici vedono crescere il numero dei loro iscritti e nuove scuole spuntano come funghi, non solo nella capitale.

Le opportunità di impiego nel mondo della scuola sono molteplici

A parte le scuole pubbliche (dove il personale è solo e rigorosamente locale), è nelle scuole private che gli stranieri possono trovare più facilmente lavoro.
Le scuole di lingue tengono corsi serali e sono frequentate da persone di tutte le età: dallo studente della scuola media all’adulto. Per lavorare in queste strutture non è indispensabile essere madrelingua né possedere certificazioni internazionali, ma aiuta. La paga è oraria e oscilla intorno ai 10-15 dollari l’ora. Di solito la lezione è di 90 minuti ed il numero degli studenti per classe può variare di molto; ho avuto classi di 12 studenti così come di 40. Va da sé che le scuole migliori sono quelle che pagano meglio gli insegnanti e contengono il numero degli studenti. All’opposto ci sono i cosiddetti “distributori di certificati”, ovvero quelle scuole che non mettono un tetto al numero degli studenti per classe, hanno rette basse e danno un attestato a tutti. In quest’ultimo caso la qualità dell’offerta formativa è bassa quanto la preparazione degli insegnanti.

Le scuole internazionali

Site solo a Vientiane e a Luang Prabang, le scuole internazionali private non sono poche. Si distinguono per un programma di studi certificato da prestigiose istituzioni internazionali (per la lingua inglese la University of Cambridge) e per dare la possibilità agli studenti che escono da queste scuole di iscriversi ad un’università di un Paese anglofono o francofono, a seconda del tipo di scuola che si sceglie. In queste strutture la paga è mensile, il contratto di lavoro è annuale e l’orario di lavoro è diurno.
Nelle scuole internazionali le opportunità di impiego sono maggiori dato che qui non si insegnano solo le lingue, ma anche le altre materie previste da un normale corso di studi superiore: matematica, fisica, chimica, geografia, storia, musica, educazione fisica, arte, informatica e via dicendo.
Le retribuzioni possono variare anche di molto. Raramente scendono sotto i 1100 dollari al mese e non è raro che raggiungano anche i 4000 dollari in alcune top school di Vientiane.

I visti

Generalmente le scuole di lingue non forniscono visti di lavoro ai docenti in quanto, essendo un impiego prevalentemente serale, si suppone che il docente ne abbia un altro e sia il datore di quest’ultimo a doversene occupare. Il contratto di lavoro di una scuola internazionale prevede quasi sempre la fornitura del visto di lavoro annuale (Business Visa L2-B2), il permesso di soggiorno (Stay Permit) e il permesso di lavoro (Work Permit). Inutile dire che lavorare in Laos con il solo visto turistico è illegale e ciò può esporre lo straniero al rischio di essere multato ed espulso dal Paese.

I titoli per insegnare

Tutto dipende dal vil denaro. Le scuole di lingue più modeste di solito richiedono solo un colloquio preliminare per attestare la qualità dell’inglese orale (Speaking) nelle sue componenti: fluency (l’abilità di parlare in modo fluido e senza pause), accuracy (il corretto uso della grammatica) e pronunciation (pronuncia e intonazione). Più la scuola è di qualità, più i requirement per lavorarci saranno rigorosi. Talune scuole richiedono una formazione universitaria, altre assumono preferibilmente madrelingua, altre ancora richiedono entrambi i requisiti ed infine ci sono scuole che, oltre ai requisiti precedenti, richiedono anche una certificazione internazionale.

Le certificazioni internazionali

Talune attestano il livello di padronanza di una lingua (per l’inglese IELTS e TOEIC, ma non sono le uniche) e quelle che certificano la capacità di insegnarla (CELTA e DELTA). Le prime attestano il livello di conoscenza della lingua attraverso prove di Listening, Reading, Writing e Speaking; le seconde prevedono un corso della durata variabile durante il quale vengono impartite le tecniche di insegnamento della lingua.

E la laurea in lingue?

Qualcuno rimarrà deluso nel sapere che la laurea in lingue conseguita in Italia o in qualsiasi altro Paese non anglofono dà ben pochi vantaggi all’estero. Premesso che ogni scuola è libera di richiedere i titoli che preferisce, un italiano laureato in lingua e letteratura inglese difficilmente sarà preferito a un americano munito di un qualunque titolo universitario o a un italiano munito di un CELTA. Talvolta anche un semplice diploma di scuola superiore conseguito in Gran Bretagna corredato da una certificazione internazionale  – sì, anche ai madrelingua viene richiesto! – può costituire un titolo preferenziale. Tra i requisiti menzionati nelle job description non ho mai visto alcuna richiesta di laurea in lingue né in Laos né in Thailandia, più spesso quello di essere madrelingua (con o senza laurea o certificazione internazionale).

Quali le opportunità per un italiano?

Se avete studiato inglese alle superiori non venite a perdere tempo sulla base del presupposto: «Tanto qui basta che dico “de chèt is on de teibol” e mi assumono». Se non siete abituati al pesante accento asiatico non capirete nemmeno le domande di un esaminatore laotiano; nel caso in cui l’esaminatore sia madrelingua… pure. Con una laurea (qualunque essa sia) e una buona conoscenza orale della lingua inglese, anche se non avete titoli le opportunità non mancheranno. Io ho cominciato così. Se avete anche soggiornato in un Paese anglofono e possedete una certificazione CELTA non esitate a cercare lavoro come insegnante non solo in Laos, ma anche in Vietnam e Cina, dove gli stipendi sono più alti e potreste avere anche l’opportunità di insegnare l’italiano.

Essere modesti paga

Gli anglosassoni di noi italiani apprezzano la capacità di cavarsela e improvvisare, ma non quella di raccontare fandonie, e quando si tratta di parlare in inglese con un madrelingua meglio essere onesti fin da subito partendo low profile e stupire l’intervistatore durante il colloquio piuttosto che scrivere sul curriculum “inglese: buono” quando si ha la fluency di Renzi e l’accento di Lino Banfi.

Detto ciò, in bocca al lupo.

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