Archivi categoria: La schiavitù quotidiana (e come lo schiavo ha imparato a conviverci)

La schiavitù quotidiana. Capitolo finale. Il liberto.

000588L’ultima categoria è rappresentata dai servi che hanno rotto le catene, i liberti. I più studiosi ricorderanno che nella Roma classica i liberti erano gli schiavi affrancati dal padrone, quelli ai quali il dominus, con un estremo slancio di magnanimità, donava la libertà. I liberti di oggi però non sono stati affrancati da quqlcuno, ma si sono liberati da soli. Essendo per natura animali curiosi ed assetati di conoscenza si sono informati, hanno letto, hanno realizzato di vivere in un mondo che genera solo schiavitù e falsi idoli. Questa consapevolezzza però ha richiesto loro molto tempo.
Leggi il resto di questa voce

La schiavitù quotidiana. Parte terza. Il servo consapevole e il sognatore.

foto-bamboccione(segue) La terza categoria di persone è rappresentata da coloro che sono consapevoli della loro condizione di schiavitù, ma non hanno il coraggio di cambiare le cose. Il guaio del servo consapevole è quello di possedere un cervello che lo fa pensare, riflettere e, inevitabilmente, vivere male; lui vorrebbe recidere la catena che lo lega alla palla, ma ha paura, così facendo, di trovarsi senza punti di riferimento. Di solito queste persone si lamentano spesso e agli occhi di servi stupidi e servi rassegnati risultano noiosi e irritanti.

Leggi il resto di questa voce

La schiavitù quotidiana. Parte seconda. Il servo stupido e il rassegnato.

televisione(segue) Ognuno di noi si è creato il suo modello funzionale per non sentirsi solo una pedina nella grande scacchiera della vita, per non sentirsi come un carcerato nell’ora d’aria.
La prima categoria di persone è rappresentata da coloro che nemmeno se ne rendono conto, i servi stupidi. Di solito queste persone non brillano per acume. I servi stupidi non leggono un giornale, per informarsi ascoltano mezz’ora di telegiornale la sera, possibilmente il più facile da capire. Loro vivono così, nela più totale inconsapevolezza della loro situazione ma contenti della vita che fanno.

Leggi il resto di questa voce

La schiavitù quotidiana (e come lo schiavo ha imparato a conviverci). Parte prima.

birra_e_tvSe fino a qualche tempo fa per vivere occorreva lavorare, oggi le cose sono cambiate: pare che per sopravvivere, e non per vivere, si debba lavorare molto più di prima, tutto a scapito del nostro tempo libero.
Proviamo a fare un ragionamento insieme. La giornata è fatta di ventiquattr’ore, su questo non ci piove. Di queste ventiquattro se togliamo il tempo che dedichiamo al lavoro, al riposo notturno, a nutrirci; quello che avanza rappresenta il nostro tempo “libero”. Considerato che più o meno lavoriamo tutti otto ore al giorno e altrettante ne passiamo a dormire, ci avanzano circa otto ore di “libertà” di cui un paio destinate a nutrirci almeno tre volte al giorno. Siamo già a sei.
Leggi il resto di questa voce