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Cambogia. Dentro lo sterminio.

Un toccante viaggio attraverso i luoghi teatro del genocidio cambogiano.

Sono nato il 17 giugno del 1975, esattamente due mesi dopo la presa di Phnom Penh. Un pomeriggio di aprile i guerriglieri Khmer Rossi entrarono nella capitale della Cambogia dopo aver messo in fuga quello che rimaneva delle truppe del generale golpista Lon Nol.
Accadde di giovedì, e la fine ebbe inizio. La libertà a Phnom Penh finì lo stesso giorno in cui la capitale venne liberata. Nessuno sapeva chi fossero i leader dei guerriglieri Khmer Rossi e da quel fatidico diciassette aprile nessuno seppe più cosa stava accadendo in Cambogia. C’è chi parla di due milioni di morti, chi di tre, ma un dato numerico preciso non serve per descrivere la tragedia che il popolo khmer ebbe a sopportare per quattro lunghi anni.
«Segui la puzza dei morti e arriverai in Cambogia» disse un giorno un militare di confine thailandese al giornalista italiano Tiziano Terzani che chiedeva indicazioni sulla strada per raggiungere il confine tra i due paesi. Una scuola trasformata da luogo di educazione a teatro di atroci brutalità, caverne e campi agricoli adibiti a luoghi di morte: la S-21 e i Killing Field sono l’eredità del recente passato cambogiano, un atroce testimonianza delle brutalità commesse in nome di una folle ideologia.

Lao Roads

Testimonianza filmata sulle strade di un paese dle Terzo Mondo dopo un acquazzone.

Le strade di campagna laotiane non sono asfaltate e dopo un’intenso acquazzone si trasformano in fiumi di fango. Il filmato è stato realizzato dopo una giornata di intensa pioggia su una strada di campagna che da Champasak porta verso il villaggio di Baan Nhang Sao, provincia di Champasak, Laos meridionale.

Olezzi, immondizia e verdure

Un video su odori e colori di un mercato di un Paese del Sud-Est asiatico.

Il Dao Vieng Market è il tipico mercato laotiano. Olezzi, immondizia e cibo esposto al sole sono la norma. Per fare gli acquisti migliori bisogna andarci presto, quando la temperatura non ha ancora imbrunito le carni e appassito le verdure. Per fare gli affari migliori bosogna andarci verso l’orario di chiusura, quando le massaie ribassano i prezzi pur di disfarsi dell’invenduto.

UCRAINA: Pripyat, la città fantasma

Per accedere all’area occorre un permesso speciale e prima di uscirne si viene sottoposti a un controllo che, se non viene superato, costringe a sottoporsi ad una doccia contro le radiazioni. Questo inferno umano è diventato una specie di paradiso per gli animali. Non dovendo più interagire con gli uomini possono circolare liberamente. Hanno occupato abitazioni e strutture abbandonate e non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada…Read More

Via EaST Journal

Pripyat, la città fantasma

Il video sulla città fantasma di Pripyat realizzato in occasione del 25mo anniversario della tragedia nucleare di Chernobyl.

Pripyat, la cittadina ukraina sita a 3 Km dalla centrale nucleare di Chernobyl’, investita dalla nube radioattiva nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1986 venne evacuata in 36 ore. Agli sfollati venne consentito di portare con sé solo una valigia in quanto fu garantito loro che sarebbero tornati a casa entro due o tre giorni al massimo. Oggi, in paesaggio urbano di totale abbandono e decadenza, i nuovi abitanti sono animali selvatici e piante di ogni tipo.

Snapshots from Laos

Il ponte di ferro sul Nam Song, il fiume che bagna Vang Vieng – © Mauro Proni 2011.

Un viaggio intenso nel cuore del fotografia, attraverso i volti, i paesaggi, gli usi di un popolo lontano non solo geograficamente da noi.
Da Vang Vieng a Luang Prabang, per finire a Vientiane, la capitale, attraverso valichi montuosi, strade impervie e villaggi senza nome. Più che un viaggio, un’opportunità di riflessione che mette in crisi le certezze sulle quali siamo abituati fondare la nostra quotidianità. I laotiani che vivono nelle campagne non possiedono nulla se non una casa di legno e le proprie vesti lacere, ma non manca mai il sorriso sui loro volti. Uno straordinario luogo dove vivere in armonia con la natura, rispettandola e traendo sostentamento da essa. Un percorso di riflessione per capire che anche nel terzo millennio si può vivere rinunciando a tutto. Un modo per capire il vero senso della vita. Venerdì 18 febbraio 2011 presso la sede del Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi