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vivere in thailandia

Si può vivere in Thailandia con 1000 euro al mese?

E’ la classica domanda da “un milione di dollari”, la più gettonata su social e forum online. Vi racconto la mia esperienza.

Il paese delle meraviglie non esiste

Il costo della vita in Thailandia è sensibilmente aumentato negli ultimi anni. La maggior parte di coloro che si sono trasferiti nella “terra dei sorrisi” negli anni Ottanta sperando di campare a vita con 300.000 lire al mese sono tornati a casa senza un quattrino e con il morale a terra.
Le aree paesaggisticamente più belle sono diventate meta del turismo di massa e il costo della vita è schizzato alle stelle.
Dietro la domanda: “Si può vivere in Thailandia con 1000 euro al mese?”, molto spesso se ne cela un’altra, ovvero: “Posso fare la vita da nababbo in Thailandia con 1000 euro al mese?”. La risposta, in questo caso, è decisamente negativa. Pensare di poter vivere a Phuket, a Chiang Mai, a Pattaya o a Bangkok con 1000 euro al mese è irrealistico, a meno che non ci adatti a vivere in un monolocale in periferia e a mangiare piatti di cucina thai alle bancarelle su strada.

Tutto è possibile, ma…

Non abbiamo tutti lo stesso stile di vita e le medesime abitudini di spesa. La villetta con giardino, l’appartamento con cucina e soggiorno, l’auto, la cena al ristorante, l’aperitivo con gli amici, il cellulare nuovo, un paio di vacanze all’anno sono tutte cose che rientrano nelle normali aspirazioni di ciascuno di noi. Se intendete fare le stesse cose in Thailandia preparatevi a spendere più di 1000 euro, altrimenti non fate nemmeno le valigie.

I thailandesi vivono con 200 euro al mese

Questa è l’obiezione più comune. La risposta è nella domanda stessa: noi non siamo thailandesi e non lo saremo mai. I thailandesi di campagna si spostano in scooter, vivono nelle palafitte, dormono su materassi adagiati a terra, mangiano accovacciati sul pavimento e la loro dieta quotidiana non va al di là di zuppa e riso. Il primo piano della palafitta, quello adibito al riposo, al primo raggio di sole si scalda come una fornace. La cucina tradizionale thailandese è sempre all’esterno, sul retro della casa. Appena aprirete l’anta del frigo, di sera, la luce interna sarà il richiamo per un nugolo di insetti svolazzanti degni di un film di Hitchcock. Se non siete pronti, è meglio orientarsi verso la città.
I thailandesi di città vivono in edifici raffazzonati che definire brutti è un eufemismo. Generalmente questi alloggi sono difficili da individuare, si tratta di un mercato chiuso riservato ai soli thai. Se mai riusciste ad accedere a strutture del genere sarete mal visti da tutti perché, agli occhi dei locali, avete sottratto un’unità abitativa a basso costo a un thai. Scordatevi di socializzare, attendetevi vicini chiassosi e non escludete di ricevere visite indesiderate: dove c’è il farang ci sono i soldi, almeno così pensano molti thailandesi.

Se anche pensate di poter vivere in modo spartano chiedetevi quanto potete durare in una situazione del genere: qualche mese al massimo. E poi?

Le destinazioni più economiche

Sì, si può vivere con 1000 euro al mese, ma non a Krabi in una villetta con vista mare e nemmeno al trentesimo piano di un grattacielo di Bangkok. Io ho vissuto quattro mesi a Nong Khai (una cittadina dell’entroterra al confine con il Laos) spendendo mediamente 23.000 baht al mese (630 euro circa). Vivevo in un monolocale, mangiavo fuori tutti i giorni cibo thai e italiano, mi spostavo in bici e non rinunciavo alle uscite serali. Lontano dalla capitale e dalle zone più turistiche si trovano ancora alloggi economici e il costo della vita è più abbordabile. Non preoccupatevi, anche qui troverete centri commerciali con ampia disponibilità di alimentari d’importazione, abiti di buona fattura e sfiziosi gadget elettronici. Detto questo preparatevi anche a una ridotta attività sociale: nelle località più remote l’inglese non è diffuso e le comunità di espatriati italiani, se non assenti, sono ridotte al lumicino.

Ammazzare il tempo

Prima di muovervi tenete presente la vostra età, le vostre inclinazioni e i vostri passatempi. Affittare la casa di proprietà in Italia per vivere di rendita in Thailandia è l’idea che hanno in molti. Quanto pensate di resistere in un Paese straniero senza fare nulla dalla mattina alla sera? Mio nonno passava le sue giornate tra il giardino, i gialli Mondadori e i telefilm dell’ispettore Derrick. Ma lui viveva a Lodi e passava la sessantina. In Thailandia non è detto che possiate coltivare gli stessi passatempi. Se siete giovani, nelle zone turistiche finirete per uscire quasi tutte le sere e il vostro bilancio mensile ne risentirà; nelle realtà di provincia le occasioni di svago saranno pochissime e alla lunga una vita del genere annoia anche i più miti.
Dimenticatevi i monumenti e le giornate al mare: non siete più turisti, queste cose alla lunga stancano. Non sottovalutate il fattore clima: la stagione dei monsoni vi priverà del piacere di uscire da giugno a novembre.

Il lavoretto

“Non c’è problema, mi troverò un lavoretto”, è il classico alibi di chi rimanda i problemi. Scordatevi di arrotondare lavorando come camerieri, autisti, manutentori e commessi part-time. In Thailandia, come in altri paesi del sud-est asiatico, la legge proibisce agli stranieri di svolgere lavori a contenuto manuale. Anche se trovaste qualche sprovveduto disposto a darvi un lavoro del genere, il rischio di essere pizzicati dalla polizia non vale la candela: in Thailandia si finisce in galera in un batter di ciglia.

Non siete in vacanza

La differenza tra passare in Thailandia due settimane a cavallo di Ferragosto e viverci da espatriato è enorme. L’immagine che ci si fa di un luogo di villeggiatura nel clima di spensieratezza che la vacanza porta con sé può fare perdere il contatto con la realtà. Quando siete in vacanza non dovete preoccuparvi dei panni da lavare, della spesa da fare, delle bollette da pagare, dell’assicurazione sanitaria e del visto da rinnovare. Trovarsi bene in un posto perché ci abbiamo passato le ferie non è una premessa sufficiente per viverci con prospettive di lungo periodo. Il gap culturale tra noi e i thailandesi è enorme, non bastano mille parole per spiegarlo, bisogna viverci per capirlo.

Attenzione agli scappati di casa

La Thailandia è stata per decenni il rifugio di delinquenti, scappati di casa, nullafacenti e in un certo senso lo è ancora. Attenzione a chi incontrate e ai consigli che vi possono dare persone del genere. Vi imbatterete nell’entusiasta per il quale tutto è meraviglioso e nell’atavico insoddisfatto al quale non va mai bene nulla. I ciarlatani non mancano: sedicenti imprenditori di successo che vi lasceranno al bar con il caffè da pagare, sempliciotti che faranno tutto facile fino ai perdigiorno che in Thailandia sono rinati inventandosi un lavoro. Dopo un po’, uno a uno faranno perdere le loro tracce: qualcuno finisce dietro le sbarre, qualcun altro torna in Italia con un paio di marmocchi da mantenere, altri semplicemente si eclissano una volta svelatisi per i cazzari che sono.

Restate con i piedi per terra

Non abbiamo parlato del costo dell’assicurazione sanitaria, del regime dei visti, della lingua e delle seducenti ragazze thailandesi; le cose da dire sarebbero molte ma il tempo è tiranno. Non prendete decisioni affrettate, affidatevi alla ragione e soprattutto non pensate che la Thailandia aspetti voi. I thailandesi non hanno nulla da imparare da nessuno, sono una razza superiore e il loro re non sbaglia mai: è in stretto contatto con gli dei! O almeno questo è ciò che insegnano a scuola.
Detto questo, in bocca al lupo.

dallo sciamano

La mia prima volta dallo sciamano [terza parte]

Vientiane, mattina. Saranno le dieci quando ricevo il messaggio di un amico che vive a Bangkok. Navigando in Rete ha trovato un’offerta di lavoro pubblicata da una scuola privata di Vientiane. Mi chiede qualche informazione sulla città, sul costo della vita e infine decide di declinare l’offerta. Non sapeva nulla del mio periodo difficile. E’ una scuola nuova, lo stipendio offerto è molto buono. Invio la mia candidatura via e-mail, dopo pochi minuti squilla il telefono. Il preside, una vecchia e gradita conoscenza della quale avevo perso le tracce, mi fissa un colloquio per il giorno successivo.

Laos - lo sciamano

La mia prima volta dallo sciamano [seconda parte]

“Questo non è il tuo anno fortunato”, l’ex monaco ora sciamano non usa mezze parole. Gli sono bastati il mio anno di nascita e l’età. Per la numerologia i numeri dispari combinati insieme non portano fortuna. L’uomo veste un paio di pantaloni lunghi e una polo rossa con impressa una marca di pitture murali thailandesi. Non ha l’aria di essere un veggente dalle doti soprannaturali, ma di uno che è appena sceso dal ponteggio. Per allontanare i pii, gli spiriti cattivi, occorre preparare una serie di cose che richiedono tempo. L’appuntamento è rimandato di due giorni.

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