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Coronavirus in Laos

Coronavirus, niente panico

Dilaga il panico coronavirus. I dati registrano un crollo delle prenotazioni non solo per i viaggi in Italia, ma anche nel sud-est asiatico, la regione più prossima alla Cina, dove il virus 19-nCoV avrebbe avuto origine.

Senza la pretesa di sperticarmi in informazioni medico scientifiche, in relazione alle quali vi invito a rivolgervi ai canali informativi delle autorità preposte, vi racconto la mia esperienza da residente all’estero.

Ufficialmente in Laos non sono registrati casi. A parte qualche ipotesi di contagio successivamente smentita dalle stesse autorità, il Ministro della Salute Pubblica ha ribadito in ogni sede che il Laos è un Paese attualmente non colpito dal virus.

Di fatto sono stati registrati cali vertiginosi dei flussi turistici verso tutti i Paesi dell’area, Thailandia in testa. Molti alberghi e ristoranti hanno temporaneamente sospeso le attività; non sono poche le strutture che hanno dovuto licenziare dipendenti per contenere i costi.

Indubbiamente la situazione è critica.

Il Vietnam è l’unico Paese del sud-est asiatico ad aver chiuso le frontiere ai turisti italiani; negli altri Paesi, al momento, non sussiste alcun divieto.

Personalmente mi sono recato in Thailandia venerdì 29 febbraio, varcando la frontiera terrestre di Nong Khai. Nessuna delle autorità di frontiera, laotiana o thailandese, ha ostacolato il mio ingresso, né in uscita né in entrata. Domenica 1 marzo, dal lato laotiano, i pedoni venivano fatti deviare verso apparecchiature per il rilevamento della temperatura corporea, aggeggi simili ai telelaser per il rilevamento della velocità. Nessuna coda, nessun rallentamento.

Mi limito a darvi alcune semplici raccomandazioni per godervi al meglio la vostra vacanza. Lavatevi spesso le mani e evitate i luoghi affollati; se lo fate indossate una mascherina con specifiche CE FFP2. Evitate di mangiare in baracche su strada, le saune e i centri massaggi, dove abitualmente decine di persone si adagiano su lenzuola che raramente vengono lavate.

Agli instancabili amatori consiglio di limitare le loro passioni al tavolo del bar, in compagnia della ragazza che più vi piace (che è pagata per farvi compagnia). In questa fase storica eviterei il dopo serata, anche perché è un pasto che hanno assaggiato altri prima di voi. E non potete sapere se fossero sani o meno.

Nessuno degli espatriati che io conosca, italiani e non, ha lasciato il lavoro o è tornato nel suo Paese per timore del contagio. A dire il vero qualcuno non sta prendendo la cosa con la dovuta serietà, e questo non è un bene, ma la paura senza cervello si trasforma in ansia, che acceca la vista e non porta da nessuna parte.

Detto questo, buona vacanza.

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L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire il Laos, uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

vivere in thailandia

Si può vivere in Thailandia con 1000 euro al mese?

E’ la classica domanda da “un milione di dollari”, la più gettonata su social e forum online. Vi racconto la mia esperienza.

Il paese delle meraviglie non esiste

Il costo della vita in Thailandia è sensibilmente aumentato negli ultimi anni. La maggior parte di coloro che si sono trasferiti nella “terra dei sorrisi” negli anni Ottanta sperando di campare a vita con 300.000 lire al mese sono tornati a casa senza un quattrino e con il morale a terra.
Le aree paesaggisticamente più belle sono diventate meta del turismo di massa e il costo della vita è schizzato alle stelle.
Dietro la domanda: “Si può vivere in Thailandia con 1000 euro al mese?”, molto spesso se ne cela un’altra, ovvero: “Posso fare la vita da nababbo in Thailandia con 1000 euro al mese?”. La risposta, in questo caso, è decisamente negativa. Pensare di poter vivere a Phuket, a Chiang Mai, a Pattaya o a Bangkok con 1000 euro al mese è irrealistico, a meno che non ci adatti a vivere in un monolocale dormitorio e a mangiare piatti di cucina thai alle bancarelle su strada. In questo caso costa anche meno.

Tutto è possibile, ma…

Non abbiamo tutti lo stesso stile di vita e le medesime abitudini di spesa. La villetta con giardino, l’appartamento con cucina e soggiorno, l’auto, la cena al ristorante, l’aperitivo con gli amici, il cellulare nuovo, un paio di vacanze all’anno sono tutte cose che rientrano nelle normali aspirazioni di ciascuno di noi. Se intendete fare le stesse cose in Thailandia preparatevi a spendere più di 1000 euro, altrimenti non fate nemmeno le valigie.

I thailandesi vivono con 200 euro al mese

Questa è l’obiezione più comune. La risposta è nella domanda stessa: noi non siamo thailandesi e non lo saremo mai. I thailandesi di campagna si spostano in scooter, vivono nelle palafitte, dormono su materassi adagiati a terra, mangiano accovacciati sul pavimento e la loro dieta quotidiana non va al di là di zuppa e riso. Il primo piano della palafitta, quello adibito al riposo, al primo raggio di sole si scalda come una fornace. La cucina tradizionale thailandese è sempre all’esterno, sul retro della casa. Appena aprirete l’anta del frigo, di sera, la luce interna sarà il richiamo per un nugolo di insetti svolazzanti degni di un film di Hitchcock. Se non siete pronti, è meglio orientarsi verso la città.
I thailandesi di città vivono in edifici raffazzonati che definire brutti è un eufemismo. Generalmente questi alloggi sono difficili da individuare, si tratta di un mercato chiuso riservato ai soli thai. Se mai riusciste ad accedere a strutture del genere sarete mal visti da tutti perché, agli occhi dei locali, avete sottratto un’unità abitativa a basso costo a un thai. Scordatevi di socializzare, attendetevi vicini chiassosi e non escludete di ricevere visite indesiderate: dove c’è il farang ci sono i soldi, almeno così pensano molti thailandesi.

Se anche pensate di poter vivere in modo spartano chiedetevi quanto potete durare in una situazione del genere: qualche mese al massimo. E poi?

Le destinazioni più economiche

Sì, si può vivere con 1000 euro al mese, ma non a Krabi in una villetta con vista mare e nemmeno al trentesimo piano di un grattacielo di Bangkok. Io ho vissuto quattro mesi a Nong Khai (una cittadina dell’entroterra al confine con il Laos) spendendo mediamente 20.000 baht al mese (500 euro circa con il cambio di allora). Vivevo in un monolocale, mangiavo fuori tutti i giorni cibo thai e italiano, mi spostavo in bici e non rinunciavo alle uscite serali. Lontano dalla capitale e dalle zone più turistiche si trovano ancora alloggi economici e il costo della vita è più abbordabile. Anche qui troverete centri commerciali con ampia disponibilità di alimentari d’importazione, abiti di buona fattura e sfiziosi gadget elettronici. Detto questo preparatevi anche a una ridotta attività sociale: nelle località più remote l’inglese non è diffuso e le comunità di espatriati italiani, se non assenti, sono ridotte al lumicino.

Ammazzare il tempo

Prima di muovervi tenete presente la vostra età, le vostre inclinazioni e i vostri passatempi. Affittare la casa di proprietà in Italia per vivere di rendita in Thailandia è l’idea che hanno in molti. Quanto pensate di resistere in un Paese straniero senza fare nulla dalla mattina alla sera? Mio nonno passava le sue giornate tra il giardino, i gialli Mondadori e i telefilm dell’ispettore Derrick. Ma lui viveva a Lodi e passava la sessantina. In Thailandia non è detto che possiate coltivare gli stessi passatempi. Se siete giovani, nelle zone turistiche finirete per uscire quasi tutte le sere e il vostro bilancio mensile ne risentirà; nelle realtà di provincia le occasioni di svago saranno pochissime e alla lunga una vita del genere annoia anche i più miti.
Dimenticatevi i monumenti e le giornate al mare: non siete più turisti, queste cose alla lunga stancano. Non sottovalutate il fattore clima: la stagione dei monsoni vi priverà del piacere di uscire da giugno a novembre.

Il lavoretto

“Non c’è problema, mi troverò un lavoretto”, è il classico alibi di chi rimanda i problemi. Scordatevi di arrotondare lavorando come camerieri, autisti, manutentori e commessi part-time. In Thailandia, come in altri paesi del sud-est asiatico, la legge proibisce agli stranieri di svolgere lavori a contenuto manuale. Anche se trovaste qualche sprovveduto disposto a darvi un lavoro del genere, il rischio di essere pizzicati dalla polizia non vale la candela: in Thailandia si finisce in galera in un batter di ciglia.

Non siete in vacanza

La differenza tra passare in Thailandia due settimane a cavallo di Ferragosto e viverci da espatriato è enorme. L’immagine che ci si fa di un luogo di villeggiatura nel clima di spensieratezza che la vacanza porta con sé può fare perdere il contatto con la realtà. Quando siete in vacanza non dovete preoccuparvi dei panni da lavare, della spesa da fare, delle bollette da pagare, dell’assicurazione sanitaria e del visto da rinnovare. Trovarsi bene in un posto perché ci abbiamo passato le ferie non è una premessa sufficiente per viverci con prospettive di lungo periodo. Il gap culturale tra noi e i thailandesi è enorme, non bastano mille parole per spiegarlo, bisogna viverci per capirlo.

Attenzione agli scappati di casa

La Thailandia è stata per decenni il rifugio di delinquenti, scappati di casa, nullafacenti e in un certo senso lo è ancora. Attenzione a chi incontrate e ai consigli che vi possono dare persone del genere. Vi imbatterete nell’entusiasta per il quale tutto è meraviglioso e nell’atavico insoddisfatto al quale non va mai bene nulla. I ciarlatani non mancano: sedicenti imprenditori di successo che vi lasceranno al bar con il caffè da pagare, sempliciotti che faranno tutto facile fino ai perdigiorno che in Thailandia sono rinati inventandosi un lavoro. Dopo un po’, uno a uno faranno perdere le loro tracce: qualcuno finisce dietro le sbarre, qualcun altro torna in Italia con un paio di marmocchi da mantenere, altri semplicemente si eclissano una volta svelatisi per i cazzari che sono.

Restate con i piedi per terra

Non abbiamo parlato del costo dell’assicurazione sanitaria, del regime dei visti, della lingua e delle seducenti ragazze thailandesi; le cose da dire sarebbero molte ma il tempo è tiranno. Non prendete decisioni affrettate, affidatevi alla ragione e soprattutto non pensate che la Thailandia aspetti voi. I thailandesi non hanno nulla da imparare da nessuno, sono una razza superiore e il loro re non sbaglia mai: è in stretto contatto con gli dei! O almeno questo è ciò che insegnano a scuola.
Detto questo, in bocca al lupo.

dallo sciamano

La mia prima volta dallo sciamano [terza parte]

Vientiane, mattina. Saranno le dieci quando ricevo il messaggio di un amico che vive a Bangkok. Navigando in Rete ha trovato un’offerta di lavoro pubblicata da una scuola privata di Vientiane. Mi chiede qualche informazione sulla città, sul costo della vita e infine decide di declinare l’offerta. Non sapeva nulla del mio periodo difficile. E’ una scuola nuova, lo stipendio offerto è molto buono. Invio la mia candidatura via e-mail, dopo pochi minuti squilla il telefono. Il preside, una vecchia e gradita conoscenza della quale avevo perso le tracce, mi fissa un colloquio per il giorno successivo.

Vientiane, primo pomeriggio. Il caffè dopo un pasto a base di pad thai risciacqua la bocca e aiuta a tenersi svegli. Squilla il telefono. E’ il messaggio di un tale che desidera acquistare la mia moto da enduro. Avevo pubblicato un annuncio due settimane prima senza ricevere alcun contatto. L’interessato si trova all’estero, ma le foto che ho pubblicato l’hanno colpito a tal punto che sarebbe disposto a mandare un amico a provarla e a farmi un bonifico pur di non perderla.
Le cose sembrano mettersi al meglio.
Il giorno successivo ricevo la chiamata di un tour operator che mi conferma un tour per la fine di dicembre. Passa qualche ora e un’altra agenzia mi chiede disponibilità per la metà di novembre.
Il colloquio di lavoro in Laos non sempre è formale e pettinato. Davanti a una tazza di caffè, accomodato al tavolino di un bar a pochi metri dal reliquiario del That Luang, le condizioni contrattuali e lo stipendio offerto sono migliori di quanto mi era stato descritto al telefono. Firmo. In una manciata di ore ho trovato un lavoro nuovo e ho due tour in programma.
Cautamente mi piace pensare che la situazione si stia sbloccando. Incrocio le dita. Squilla il telefono. E’ padrone della casa nella quale avrei dovuto trasferirmi ad agosto. Si è improvvisamente liberato un altro appartamento. Corro a vederlo. E’ un’unità che avevo già visto, quella che mi aveva colpito di più. E’ libero, posso firmare anche subito.
Trilla il telefono. Bonifico accreditato, moto venduta.
Si è svolto tutto nell’arco di cinque giorni. Cinque giorni e due riti che hanno cambiato positivamente un percorso negativo che sembrava non finire.
A me piace pensare che non sia un caso, voi pensatela come più vi fa stare meglio.

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