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Pagani Zonda a Vientiane, i nuovi ricchi

I nuovi ricchi

Qualche anno fa sulla stampa cinese apparve un articolo nel quale le autorità esprimevano preoccupazione in relazione ad alcuni episodi che avevano coinvolto i rampolli delle famiglie di bassa estrazione che, in un modo o nell’altro, si sono arricchite in fretta: i nuovi ricchi.
L’articolo condannava alcune foto apparse su facebook nelle quali si vedevano ragazzi poco più che adolescenti dar fuoco ad una Ferrari appena comprata, bruciare banconote di grosso taglio, farsi fotografare sul letto circondati da gioielli o farsi i selfie accanto al saldo del conto corrente a dodici zeri.

Fenomeni di questo tipo ricorrono anche nei Paesi del Sud-Est asiatico, laddove il tasso di ricchezza accumulata non è direttamente proporzionale al livello culturale generale.

Provate a immaginare un ragazzo di dodici anni che si reca a scuola in macchina. Niente di allarmante, se non fosse che la macchina la guida lui. Mentre dalle nostre parti i veri signori farebbero accompagnare i figli a scuola dall’autista, in Laos e Thailandia non raramente si consegnano le chiavi dell’auto al figliol prodigo, perché tutti sappiano che lui è uno che ne ha. E se la polizia lo fermasse niente paura, il giovinastro farebbe quello che fa suo padre ogni giorno: allungherebbe la mancia al poliziotto.
Sono i soldi a stabilire chi conta e chi no, non la divisa. La paghetta quotidiana che molti studenti delle scuole private hanno in tasca corrisponde alla paga che un muratore riesce a mettere insieme in una settimana di lavoro, sotto il sole, con le infradito ai piedi e senza alcuna forma di protezione sociale.

Il Laos è un Paese comunista e in Thailandia governa la giunta militare, saldamente al potere dopo il colpo di stato del 2014. Regimi diversi, stessa musica. Stonata.
Ignoranti coi soldi, senza riferimento al titolo di studio, ma a quell’insieme di valori di cui molti nouveax riches difettano, gli stessi valori che stanno trasmettendo ai loro figli, taluni dei quali il sottoscritto se li trova davanti ogni giorni quando va a scuola a cercare di insegnare loro qualcosa.

Costo della vita e tasso di sviluppo

Costo della vita e tasso di sviluppo tra Thailandia e Laos.

Vientiane e Nong Khai sono due città separate dal fiume Mekong. La prima è la capitale del Laos, la seconda è una cittadina di provincia thailandese, lontana dal mare, dalle montagne e dal turismo. Ogni fine settimana centinaia di laotiani varcano il confine a bordo dei loro SUV comprati a strozzo per riempirli di ogni genere di prodotti: alimentari, elettronica di consumo, vestiti, prodotti industriali. La stessa scena si ripete in tutte le località thailandesi a ridosso del fiume Mekong, ovunque ci sia un ponte a collegare i due Paesi.

Piccole grandi differenze

Il motivo è semplice. La Thailandia dispone di un assetto industriale, il Laos no. In Thailandia si producono componenti elettronici, motoveicoli, articoli in metallo, plastica e legno a prezzi competitivi. Il Laos importa quasi tutto dall’estero (non solo dalla Thailandia, ma anche da Cina, Vietnam, Corea e Giappone), applicando pesanti dazi. Ne consegue che un casco che a Vientiane costa l’equivalente di 40 dollari, al di là del fiume potete comprarlo per meno di 30. Stesso modello.

Utenze domestiche

Stessa sorte per gas, corrente elettrica e acqua. Nonostante il Laos venda energia elettrica alla Thailandia, il costo per kilowatt è maggiore. Tubazioni vecchie e scarsa manutenzione causano elevata dispersione e fanno lievitare i costi anche della fornitura di acqua. In talune province laotiane una bombola di gas può arrivare a costare anche il doppio rispetto all’omologa thailandese.

Il mercato immobiliare

Sul fronte degli immobili le cose non sono migliori. Nell’ultimo quinquennio il mercato immobiliare in Laos è letteralmente impazzito. Vientiane ha raggiunto i prezzi medi di Milano, a fronte di servizi da terzo mondo. La capitale del Laos non dispone di una tangenziale, le strade in terra battuta sono ancora molte, il trasporto pubblico è irregolare e i servizi d’emergenza assenti. Malgrado ciò la domanda di alloggi è molto alta rispetto all’offerta e ciò spiega i prezzi elevati: è il mercato. In Thailandia l’offerta di alloggi è molteplice a fronte di prezzi nettamente inferiori.

Non dimenticate che il “Paese dei sorrisi” dispone di servizi pubblici che nulla hanno da invidiare a un Paese occidentale. Pensare che il  costo della vita sia direttamente proporzionale al tasso di sviluppo è un errore, almeno da queste parti.

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L’unico libro in lingua italiana che vi farà scoprire il Laos, uno dei Paesi meno conosciuti dell’Asia.

La cordialità dei lao fa la differenza

In Asia le persone fanno la differenza

«Perché hai deciso di trasferirti qui?» è la domanda più ricorrente che mi rivolgono i turisti che accompagno, ed è anche una delle più difficili alle quali rispondere.
Laos, uno dei Paesi più poveri dell’Asia, con un sistema sanitario pessimo, strade malconce, nessun welfare, elevata mortalità ed un alto tasso di corruzione.
Abbiamo trovato il pedofilo! Già, perché dopo questa descrizione per vivere in un Paese così o sei un pedofilo o non c’è ragione per starci un minuto di più. E invece no, qui ci sono anche alcool e droga a basso costo. Non ci facciamo mancare niente noi espatriati che «è meglio non avere in Italia», come disse il ministro Poletti. Ma questo tema è stato già trattato in un altro post.

Una bella giornata di sole

A parte chi ha scelto questa parte di mondo per soddisfare i sui vizi low cost, c’è anche chi l’ha fatto per altri motivi. Il clima ad esempio. Volete paragonare una bella giornata di sole ai grigi pomeriggi padani fatti di nebbia, freddo e quelle odiose goccioline sospese nell’aria che ti impastano la faccia?

Lavorare con calma

I ritmi sono più rilassati. Vivere in una città frenetica e circondati dai automi che pensano solo alla carriera non è il sogno di tutti, almeno di quelli che credono che la libertà vada oltre il poter scegliere il canale TV da guardare o il locale alla moda dove consumare l’aperitivo.

Una sera, in un bar

Thailandia, entro in un bar; mi siedo ad un tavolo qualunque, accanto a persone che non conosco. Mi sorridono, alzano il bicchiere al cielo per brindare alla mia salute. Io ricambio. Prima attaccano bottone, poi mi invitano a unirmi a loro. Dopo qualche minuto vado al bagno. «Ciao, di dove sei? Siediti con noi» mi dice una ragazza della metà dei miei anni sulla via della toilette.
La stessa cosa può capitare al ristorante, in discoteca, al mercato. Si chiamano rapporti umani. Le persone: sono quelle a fare la differenza.

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